Le false presenze del professor Vannacci e del generale Montanari

Liberare il campo dalle pagliacciate. Gli italiani si irritano, ma poi convergono sulle presenze vere della politica. Abbindolati da Grillo, non è detto che ci ricaschino, che conferiscano pieni poteri a generali estremisti e a professori dalle ambizioni sbagliate

14 GIU 26
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Le “Vere presenze” di cui scrisse George Steiner sono, nell’arte e nella letteratura, le corrispondenze tra parola e mondo, struttura linguistica e fatto, garantite dalla trascendenza per di più. Ma ci sono anche le false presenze, tipo il professor Vannacci e il generale Montanari, casi grotteschi nella solita orchestrazione di commedia dell’italianità. Gente che parla molto, si esibisce con calore e passione fittizia, organizza movimenti e forse è perfino destinata a effimeri successi. Non ci neghiamo mai niente nel campo della comicità plautina o terenziana. “Faceti nihil a me alienum puto”. Il generale Montanari è un parà senza paracadute, s’impegna in battaglie ossessive contro il potere, di cui detiene una frazione importante come magnifico rettore, è abituato a costituirsi parte civile in qualsiasi frivolezza nel campo della cultura, del genocidio, della battaglia delle idee, come si diceva una volta. Esprime una quantité négligeable ma la sua petulanza è capace di dare fastidio, anche senza levare il sonno.
Il professor Vannacci alla sua prima adunata ha chiamato un tenore che alla radio suonava un po’ stonato nell’esecuzione dell’inno di Mameli, ma il timbro della sua politica raccoglie adesioni nei sondaggi e nelle liste degli iscritti al movimento nientemeno intitolato al Futuro Nazionale.
Non è una maledizione il fatto che ci sia una frazione di estrema e irritante destra xenofoba e omofoba e in genere fobica e che questa pretenda di ottenere un consenso in teoria pericoloso per la maggioranza pragmatica di centrodestra. Sarebbe un guaio se, come certuni dicono, Meloni e i suoi scendessero a patti e incamerassero il nuovo gruppuscolo, sebbene incameramento e integrazione sono sempre in questi casi il principio della fine per gli apocalittici che si fanno integrare. Sarebbe una buona cosa se certe scemenze da Decima Mas fossero denunciate non più solo dall’esercito in servizio permanente degli antifa ma dalla classe dirigente della destra italiana al governo.
Le false presenze possono aiutare a ricostituire un rapporto vero, autentico, tra parole e cose, tra politica e fatti. La base militante del melonismo può essere destabilizzata dal fenomeno del professor Vannacci? Sì, in parte. Ma l’elettorato che ha portato il centrodestra al governo è una composizione diversa e molto più larga dello spazio minoritario occupato tradizionalmente dai missini e dai loro successori della galassia militante. I Montanari a sinistra e i Vannacci a destra dovrebbero essere programmaticamente esclusi dal gioco, un’intesa silenziosa basterebbe a liberare il campo di queste pagliacciate.
Forse mi sbaglio, forse il mondo è di spettri come i Nigel Farage, forse conservatori e progressisti sono solo maschere senza importanza a fronte dei populisti e dei Maga, compreso il Maga del Cremlino. Non vedo però la febbre immigrazionista e securitaria. Gli italiani, come i britannici, come i tedeschi e i francesi, si irritano, si divertono, ma poi convergono sul possibile, sul medio, sul giusto, sulle presenze vere della politica come dell’arte, o almeno questa è la mia illusione. Vero che Grillo, minacciando il mandato di cattura dei partiti, li abbindolò alle elezioni politiche, però si è visto come è finito l’esperimento. Che ci ricaschino, che richiudano in effigie i porti, che conferiscano pieni poteri a generali estremisti e a professori viziati e dalle ambizioni sbagliate non è detto.