Uffizi (non) suoi. Le solite e facili dimissioni di Montanari per la nomina di un buon cda

Lo storico dell'arte si è dimesso dal Comitato scientifico del museo fiorentino accusando la destra di "lottizzazione del patrimonio culturale". Se n'era già andato una volta nel 2020, salvo poi tornare sui suoi passi dopo l'intervento di Franceschini. Ma questa volta non andrà così

10 GIU 26
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Foto Ansa

Mi si nota di più se mi dimetto col broncetto o se resto ed evito di straparlare di “lottizzazione del patrimonio culturale” da Lilli Gruber? Imbronciato come un putto manierista, Tomaso Montanari ha scelto la prima strada e si è dimesso dal Comitato scientifico degli Uffizi. As usual, del resto: si era già dimesso una volta nel 2020 (allora in compagnia), quando gli Uffizi decisero di prestare il Leone X di Raffaello per la grande mostra dei Roma. Era contro. Poi il ministro Franceschini lo convinse a stracciare le dimissioni. Non fu difficile. Questa volta non andrà così, un po’ perché il ministro Giuli non ci pensa nemmeno, un po’ perché il suo incarico scadrà a ottobre, dopo le ferie. Dimissioni un po’ facili. La vicenda è di quelle pretestuose e saccenti a cui da molti anni ci ha abituato Montanari, il magnifico rettore dell’Università per stranieri di Siena e lo straripante insultatore seriale di chiunque non sia della sua parte politica nelle trasmissioni di La7.
Ai tempi di Raffaello lo spunto polemico era la mercificazione dell’arte. Stavolta il beau geste a prezzi di saldo è anche più forzoso. Dalla Gruber, con l’aria del martire, ha detto: “Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma di lottizzazione del patrimonio culturale”. Manco avessero nominato Epstein. Il metodo è sempre lo stesso, pavloviano: un governo che non è il tuo nomina nell’infosfera culturale qualcuno che non è tuo parente (culturale) ed ecco che quantomeno sono lanzichenecchi. Anzi peggio fascisti. Ma basta guardare i fatti e tutto è più semplice. Il precedente cda degli Uffizi scaduto a fine 2025 era in proroga. Il ministro ha provveduto a nominarne uno nuovo. Montanari avrebbe potuto dimettersi dal Comitato scientifico per contestare il vulnus di avere un museo così importante senza cda per sei mesi: niente. In quello uscente c’erano, con Eike Schmidt allora direttore, ora c’è Simone Verde, l’ex politico ed ex docente fiorentino Valdo Spini; Aurélie Filippetti, ex ministro della Cultura francese, lo storico dell’arte Fulvio Cervini e Stefano Casciu, allora direttore dei musei della Toscana.
Nel nuovo cda il ministro della Cultura ha nominato personalità di tutto valore come Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi (con Enrico Letta e Draghi, tra gli altri, e del resto “già braccio destro di Brunetta” può essere considerato insulto solo da profili di livore politico à la Montanari) e Alessandro Campi docente, politologo, engagé in politica anche meno direttamente di Valdo Spini. Soprattutto c’è Carmen Bambach, tra le maggiori specialiste mondiali di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art. Forse uno sforzo di maggior fantasia il Mic poteva farlo per la nomina di Stefano Mugnai, che ha dalla sua il ruolo di politico in Toscana ma non un profilo critico o curatoriale. Carlotta Paola Brovadan è la direttrice succeduta a Cascio, avrebbe fatto persino parità di genere. Quanto al dare di “trombato” a un politico per bene come Mugnai, basterebbe ricordare il brillante passato di Montanari. Alessandro Giuli gli ha risposto per le rime, “se n’è ghiuto e soli ci ha lasciato”. Ma l’aspetto più grave delle intemerate di Montanari è che hanno chiamato in causa una personalità come Bambach, lasciando intendere che il suo ruolo possa essere foriero di conflitti di interesse, sostenendo che il Met sia “strutturalmente interessato al prestito di opere degli Uffizi”. Ma al di là dei personalismi, la cosa davvero censurabile è avere messo in dubbio l’autonomia e il prestigio degli Uffizi, il maggior museo italiano, ottimamente gestito (se così non fosse, Montanari ha avuto anni per dimettersi), come davvero fosse sull’orlo di una “lottizzazione del patrimonio culturale”. Non è così. Sono cose che si possono dire dalla Gruber.