Il Pd adesso ci pensa. Boccia e Orlando aprono alle preferenze

"Le possiamo votare", dice il capogruppo dem in Senato comunque molto critico sulla Legge elettorale. L'ex ministro del Lavoro: "A questo punto restano solo le preferenze”. Le differenze nel campo largo e le strane corrispondenze con Vannacci

Immagine di Il Pd adesso ci pensa. Boccia e Orlando aprono alle preferenze
L’impianto delle legge elettorale resta irricevibile. Ma nel Pd qualcuno adesso ci pensa. “Le preferenze? Possiamo votarle”, è l’apertura che Francesco Boccia, il capogruppo dem, consegna ai giornalisti conversando in Senato. Anche la segretaria Elly Schlein teoricamente dovrebbe essere favorevole, sebbene non si sia ancora esposta in maniera definitiva in vista dei prossimi passaggi parlamentari. Il potere di fare liste del resto fa gola a tutti i leader, al di là delle dichiarazioni ufficiali. Negli ultimi giorni intanto è arrivata la nuova accelerata della maggioranza sul testo targato Bignami, con l’obiettivo di portarlo in aula tra il 26 e il 29, per chiudere la partita alla Camera già entro luglio. E magari aprire la discussione a Palazzo Madama subito dopo, prima delle vacanze estive. “Ma se forzano in questo modo e portano la legge elettorale in Senato già ad agosto vedranno l’inferno”, dice ancora Boccia con una battuta. E’ un pensiero condiviso da tutto il partito, che invece sulle preferenze presenta al suo interno posizioni diverse. In zona Franceschini – i trattivisti – non sarebbero così entusiasti. Mentre Stefano Bonaccini si è più volte espresso affinché gli elettori possano indicare direttamente il nome dei candidati sulla scheda. Un’altra apertura in questo senso arriva poi da Andrea Orlando, uno dei leader del correntone Montepulciano (a proposito: torneranno in campo il 3 luglio a Bari con una iniziativa dedicata alla coesione sociale). E chi in queste ore ha interpellato l’ex ministro del Lavoro sulla legge elettorale, si è sentito rispondere: “Sono sempre stato favorevole ai collegi ma di fronte alle modifiche in discussione in Parlamento, pur di salvare un minimo di rappresentanza e di conoscibilità degli eletti, come peraltro la Consulta ha più volte richiamato, a questo punto restano solo le preferenze”.
Nel campo largo (che ha presentato oltre 700 emendamenti, unitari e non) comunque le sensibilità sono varie. Conte è “storicamente favorevole”, ma per ora ha fatto sapere che non vuole votare emendamenti a una legge che considera pericolosa. Mentre da Avs Nicola Fratoianni prende tempo: “Votare le preferenze? Quando sarà il momento ne parleremo. Noi abbiamo un’altra proposta: proporzionale con collegi uninominali”. I meloniani hanno annunciato che proporranno un emendamento in Aula, ma il rischio è che la destra vada in tilt (Lega e FI sono contrarie). E’ quello che si augura Futuro nazionale – che sulle preferenze incalza la maggioranza da giorni e il suo emendamento l’ha depositato già in Commissione. Un’occasione, forse, anche per i dem. Asse Pd-Vannacci?