Schillaci sconfessato. Chiedeva “una quadra” sulla sua riforma. Ma la destra ha preferito rituffarsi nel processo alla pandemia

Il ministro della Salute voleva una soluzione sui medici di famiglia nelle case di comunità, "un'occasione che non possiamo farci sfuggire", ma la maggioranza ha preferito far fallire la sua legge. Preferendo cavalcare lo show della commissione Covid

11 GIU 26
Immagine di Schillaci sconfessato. Chiedeva “una quadra” sulla sua riforma. Ma la destra ha preferito rituffarsi nel processo alla pandemia
Riportano alla Camera il “processo alla pandemia” e nel frattempo affossano la riforma del loro ministro della Salute. Rischiando di compromettere uno degli obiettivi del Pnrr. E’ un po’ questo il capolavoro mandato in scena dal centrodestra nelle scorse ore. Nonostante ancora sabato, all’evento del Foglio a Venezia, il ministro Orazio Schillaci avesse rassicurato sulla volontà di “trovare una quadra” sulla riforma della medicina generale, ieri il capo di gabinetto del ministero Marco Mattei ha comunicato alle regioni (favorevoli al decreto) il dietrofront, causa pressing dei partiti. Nelle stesse ore il centrodestra tornava a battagliare sulla commissione Covid.
E insomma è questa l’immagine che sintetizza più di mille parole lo stato dell’arte: nell’Aula di Montecitorio il deputato del M5s Alfonso Colucci prende la parola per dire che “la commissione Covid è completamente delegittimata e abbiamo scritto ai presidenti di Camera e Senato per denunciare le gravi irregolarità che avvengono continuamente: i commissari esercitano pressione verso i cittadini auditi, urla, minacce, perfino il presidente che stacca il microfono. Cinque cittadini sono stati auditi in un commissariato di polizia da soggetti che non sono parlamentari ma consulenti nominati da FdI. Non abbiamo paura di nulla, non abbiamo nulla da nascondere”. Al che dai banchi dei meloniani iniziano a urlare: “O-ne-stà, o-ne-stà, o-ne-stà”. Con controreplica degli eletti del Movimento, il cui “onestà” è stato una specie di motto ufficiale di partito, a suon di “Ve-ri-tà, ve-ri-tà, ve-ri-tà”. La seduta a quel punto viene pure sospesa per qualche decina di minuti. Scene da 2020. Sarebbe una bagarre come se ne vedono tante nelle aule parlamentari se non fosse che questo tuffo all’indietro nei mesi dell’emergenza Covid stride, e non poco, con un centrodestra che nel frattempo sembra essere molto più interessato al passato che al futuro, sul dossier Salute. Sempre ieri, infatti, s’è tenuta una riunione tra il capo di gabinetto del ministero della Salute, Marco Mattei, e tutti gli assessori regionali alla Salute, riuniti nella commissione competente della Conferenza delle regioni. Al centro del confronto la riforma dei medici di medicina generale, a cui il ministro della Salute Orazio Schillaci lavorava da mesi e che nel frattempo era riuscita a coagulare il consenso delle regioni, maggiormente sensibili alla destinazione di questi medici nelle case di comunità. Ebbene, come era emerso già alla fine della scorsa settimana, la maggioranza (anche nella persona della premier Meloni) ha chiesto al ministro un passo indietro, complici anche le forti pressioni della categoria interessata. E nonostante al Festival dell’Innovazione del Foglio a Venezia Schillaci avesse rassicurato sul fatto che il governo avrebbe “trovato una quadra”, il capo di gabinetto Marco Mattei alle regioni ha comunicato che quella riforma, in pratica, fatta per decreto ministeriale non esiste più. Una decisione che ha sconcertato a tal punto le regioni che l’assessore alla Salute della Lombardia, Guido Bertolaso, che siede in una giunta di centrodestra e che da quel mondo proviene, si è detto “avvilito” e ha lasciato il suo incarico da vicecoordinatore della commissione Salute, sempre in seno alla Conferenza delle regioni. La decisione di Bertolaso è legata anche al rischio che adesso non si riesca a destinare un numero sufficiente di medici di medicina generale alle cosiddette case di comunità, che rientrano tra gli obiettivi del rafforzamento della medicina territoriale tramite Pnrr e per cui sono stati stanziati per l’Italia 2 miliardi di euro.
Per non mancare completamente i target europei adesso il ministero sta cercando di portare avanti una norma molto light sulle “sei ore” che i medici di medicina generale dovrebbero obbligatoriamente destinare alle case di comunità. Ma non è affatto scontato che si riesca a inserirla in un provvedimento già esistente e in discussione in Parlamento e non si debba, invece, passare dall’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione della categoria, approvato all’inizio dell’anno e che avrebbe tempi di approvazione ben più lunghi. Sempre a Venezia Schillaci aveva spiegato come la riforma fosse “un’occasione unica che non possiamo lasciarci sfuggire” e che sull’innovazione rappresentata dalle case di comunità s’era auspicato che nessuno, nella maggioranza, si tirasse indietro, “capendo quanto sia importante dotare il Servizio sanitario nazionale di una visione più moderna che è quella della medicina territoriale”. Ebbene, a distanza di pochi giorni quello stesso centrodestra ha preferito far caracollare una riforma rivolta al domani, preferendo accapigliarsi su questioni relegate al passato. Esponendo un proprio ministro tecnico alle prevedibili richieste di dimissioni già piovute da parte delle opposizioni. L’unica o-ne-stà che ci vorrebbe è nel riconoscere che sulla sanità preferiscono fare casino. Altro che riforme.