Il problema di Meloni si chiama Trump

All’assemblea di Confindustria la premier ha elencato le crisi globali che frenano l’Italia, rivelando il nodo politico che più la condiziona: l’impatto delle scelte americane e del trumpismo sul governo e sull’economia nazionale

31 MAG 26
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Foto Epa, via Ansa

È stato un momento rivelatore, uno dei tanti. Ma martedì scorso, all’assemblea generale di Confindustria, in un soffio, in un attimo, Meloni ha fatto capire in che condizioni si trova il suo governo e anche la presidente del Consiglio. Le condizioni riguardano l’economia, certo, ma riguardano anche il più grande cortocircuito, in parte confessabile e in parte no, con cui deve fare i conti da tempo la presidente del Consiglio: le conseguenze tragiche e tragicomiche del trumpismo sulla vita dell’Italia. Meloni, a un certo punto del suo discorso a Confindustria, ha elencato i problemi del presente, li ha messi in fila, e nel metterli in fila ha fatto come fanno i bambini che giocano con i puntini, unendo i quali alla fine si intravede una figura. I contorni dello scenario nel quale ci muoviamo, ha detto Meloni, sono chiari a tutti in questa sala, quei contorni fondamentali: la guerra in Ucraina, i dazi americani, il conflitto in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz, il ruolo della Cina. Unire i puntini non è difficile. Se la guerra in Ucraina non finisce è anche perché c’è un signore in America che non aiuta Kyiv come potrebbe. Se l’Europa è stata minacciata dai dazi è perché c’è un signore in America che non governa l’economia come potrebbe. Se c’è un conflitto in Iran è perché c’è un signore in America che attacca altri paesi senza strategie solide per vincere quelle guerre. Se lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso è perché quel signore in America commette guai su guai. Se la Cina ha più centralità degli anni precedenti è perché c’è qualcuno in America che ha permesso a Pechino di essere più forte di quello che è. Con un paradosso, tra l’altro, segnalato ieri dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta: “Le politiche protezionistiche non hanno ridotto gli squilibri che intendevano correggere. Il disavanzo degli Stati Uniti nel commercio di beni è rimasto invariato in rapporto al Pil, in presenza di fattori che hanno continuato ad alimentare la dinamica delle importazioni; il 90 per cento dell’onere dei dazi è ricaduto su consumatori e imprese americani. Parallelamente, la Cina ha rafforzato la propria presenza commerciale su scala globale, conseguendo avanzi molto ampi”. Unire i puntini per capire che i problemi di Meloni sono tanti. Ma il più importante oggi ha un nome che inizia per “Don” e un cognome che finisce per “Ump”. Stare in guardia e ripararsi.
      
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