Complotto Minetti. C’è chi accusa i russi, chi Mattarella, chi Nordio, chi Epstein. L’Italia dà il meglio di sé

Su questo affaire tre scuole di pensiero si sono formate con la rapidità e la coerenza che sempre contraddistinguono il nostro dibattito pubblico. Dei tre filoni, non sapremmo quale scegliere come preferito. Li teniamo tutti sul comodino, e ogni sera ne leggiamo un pezzetto

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30 APR 26
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Foto Ansa

Negli ultimi giorni la Repubblica italiana è scossa da una vicenda di portata cosmica: la grazia presidenziale a una signora condannata ai servizi sociali. Sicché, com’è giusto, la nazione si è fermata a riflettere. E le riflessioni sono state all’altezza. Tre scuole di pensiero, in particolare, si sono formate, a proposito dell’affaire Nicole Minetti, con la rapidità e la coerenza che sempre contraddistinguono il nostro dibattito pubblico. La prima è di matrice grillina, ma con ramificazioni nei sottoscala della galassia televisiva: il Quirinale voleva usare la grazia a Minetti come leva per spostare Forza Italia verso sinistra. Ma gli è andata male. E’ un Fatto che abbiamo letto ieri su un quotidiano. Un piano geniale, escogitato probabilmente in una riunione segreta tra Sergio Mattarella, un cardinale e un funzionario dell’Unione europea, durante la quale si sarebbe stabilito che il modo più efficace per riportare il Pd al governo era fare un favore alla donna del bunga bunga. La perfezione del piano risiede nella sua insondabile opacità: nessuno lo capisce, quindi evidentemente funziona. Sennonché il complotto grillino ha una sua variante interna, e questa variante merita di essere conservata agli atti come documento dell’ingegno umano. Mentre infatti Mattarella ordiva questa trama, non sapeva di avere a che fare con qualcuno assai più mefistofelico di lui: l’igienista dentale, cioè Minetti. Lei, al fine di non dover fare i servizi sociali, aveva, nell’ordine: 1) fatto sparire i genitori di un bambino uruguaiano 2 ) carbonizzato in un incendio gli avvocati che se ne occupavano 3) simulato un’adozione 4) organizzato un intervento chirurgico sul bimbo forse malato forse no – il dettaglio è irrilevante 5) orchestrato tutto col ministro Carlo Nordio in un ranch in Uruguay frequentato da prostitute e da Jeffrey Epstein. Com’è ovvio, ciascuno gestisce il proprio tempo come meglio crede. E per alcune persone i lavori socialmente utili rappresentano un sacrificio intollerabile che vale la galera, l’estradizione dall’Uruguay e un paio di omicidi collaterali.
Il secondo filone è quello del cosiddetto complotto della trappola, ambiente Pd-sinistra. Qui Minetti non è la mente diabolica: è solo il coniglio. La tagliola l’avrebbe costruita Nordio, su ordine di Meloni, posando sul tavolo del Quirinale una domanda di grazia piena di errori e falsità. Mattarella – il presidente della Repubblica, il galantuomo democristiano che fa politica da settant’anni e se l’è vista pure con la mafia – non se ne sarebbe accorto e ci sarebbe cascato con tutte e due le scarpe. La prova del complotto, del resto, sta nell’esito: da due giorni l’opposizione chiede le dimissioni di Nordio, non di Mattarella. E metà dei giornali chiede spiegazioni sulla grazia a Meloni, non al presidente della Repubblica. Un piano, insomma, riuscito alla perfezione.
Ma c’è anche, infine, un terzo filone interpretativo. Quello che dà al quadro la sua necessaria prospettiva internazionale, anzi geopolitica: il complotto russo. E qui bisogna togliersi il cappello. Non perché ci siano prove, beninteso. Non perché ci siano indizi. Ma perché, si sa, i russi sono ovunque, e sarebbe strano che in questa faccenda non ci fossero. Questo terzo filone di lettura è piuttosto popolare a destra. Anche questo lo si può leggere sui giornali, o ascoltare in tv. Un’operazione di intelligence di tale raffinatezza che i servizi segreti di tutto il mondo ne studieranno il manuale per decenni. Mosca ha dunque orchestrato l’intera vicenda, probabilmente dalla condanna originaria di Minetti, passando per la detenzione domiciliare, sino alla grazia presidenziale, allo scopo di destabilizzare la nostra Repubblica che, come dimostra tra gli altri Matteo Salvini, difende graniticamente la libertà del popolo ucraino. Un piano contro Meloni, di almeno dodici anni, iniziato quando Giorgia andava per così dire ancora alle scuole medie (Putin è previdente) e portato finalmente a compimento oggi con la lungimiranza di un campione di scacchi societico. E insomma, com’è evidente, tra i tanti misteri che affollano la vita pubblica italiana, il caso Minetti è quello che ci dà più soddisfazioni intellettuali. Dei tre filoni, non sapremmo quale scegliere come preferito. Li teniamo tutti sul comodino, e ogni sera ne leggiamo un pezzetto.