Putin abbatte la strategia di Salvini sul gas. Il dramma di un perseguitato

Il piano del leghista sembrava funzionare. Poi però Solovyev ha aperto la bocca. In politica puoi fare tante cose, ma difendere il Cremlino e proporre di acquistare il suo gas mentre il Cremlino insulta il tuo presidente del Consiglio non è tra queste. La cosa più tragica della faccenda, tuttavia, è che Putin probabilmente di tutto questo non se n’è accorto

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23 APR 26
Immagine di Putin abbatte la strategia di Salvini sul gas. Il dramma di un perseguitato

Il vicepremier Matteo Salvini. Foto Ansa

Erano mesi che a Salvini non gli riusciva di azzeccare la cosa giusta, e per questo adesso bisogna dire una cosa che nessuno ha il coraggio di dire: Matteo è un perseguitato. Non nel senso vago e generico in cui lo sono tutti i politici italiani, ma in senso proprio, documentato, quasi commovente. Ce l’hanno tutti con lui. A cominciare da Vladimir Putin. A cominciare dalla Russia che evidentemente lo ha in uggia, e lo boicotta. Sì, Putin boicotta Salvini. Avete capito bene. E’ chiaro. Lo stesso Putin delle foto sorridenti, delle magliette indossate sulla Piazza Rossa, delle dichiarazioni di stima – ha mandato il suo Solovyev ad attaccare Giorgia Meloni in televisione con un repertorio di insulti alla presidente del Consiglio che avrebbe imbarazzato un ultrà del Catania negli anni Ottanta. E soprattutto lo ha fatto con la noncuranza di chi non sa, o non ricorda, che da qualche parte in Italia, nel governo di Meloni, esiste un suo grande ammiratore padano che stava cercando di vendere il gas russo come proposta politica. Uno che insomma stava facendo, spontaneamente, diremmo quasi allegramente, insomma zuzzurellando come sempre, il lavoro che a Mosca avrebbe fatto comodo.
Il freddo è il freddo, le bollette sono le bollette, e lui, il compagno Salvini, vecchio tovarich, era lì a dire “compriamo il gas dai fratelli russi che costa meno”. Con la tranquilla concretezza dell’uomo che ha capito quello che alla gente preme sul serio. E funzionava, anche. Funzionava eccome. S’era aggiunto pure Giuseppe Conte. Gli elettori annuivano, addirittura. Era un momento di rara serenità. Quasi di successo. Poi Solovyev ha aperto la bocca. E adesso quel capitolo è chiuso. D’altra parte puoi fare molte cose in politica, ma difendere il Cremlino e proporre di acquistare il suo gas mentre il Cremlino insulta il tuo presidente del Consiglio non è tra queste. La cosa più tragica della faccenda, tuttavia, è che Putin probabilmente di tutto questo non se n’è accorto. Non ha sabotato Salvini per cattiveria, ma per quella distrazione imperiale con cui i grandi potentati fanno fuori i piccoli alleati di periferia: senza nemmeno guardarli. Quello che è accaduto a Salvini è la versione geopolitica di essere investiti dal furgone dei fiori mentre attraversi sulle strisce.