•
La coperta cortissima di Meloni. Energia, lavoro, piano Casa: così le stime Eurostat complicano i piani economici della premier
La mancata uscita dalla procedura d'infrazione costringerà il governo a fare delle scelte sulle spese da effettuare. L'incrocio degli interventi da varare a marzo (senza spending review) potrebbe ridimensionare l'intervento sulle accise. Salvini chiede fondi per la Casa
di
23 APR 26

ANSA/FABIO FRUSTACI
In tempi di ristrettezze economiche, capita che persino trovare un milione per finanziare (di qui ai prossimi tre anni) la contestata norma del decreto sicurezza che “ricompensa” i legali che assistono i migranti, ingeneri una qualche apprensione nel governo e nella maggioranza. Soprattutto ora che nel Documento di finanza pubblica il governo ha abbassato (allo 0,6 per cento) le stime di crescita del pil per quest’anno. E l’Eurostat ha sancito lo sforamento del rapporto deficit-pil oltre il 3 per cento (al 3,1 per cento). Posticipando più in avanti il rientro dalla procedura d’infrazione Ue. Tanto che Meloni si è giustificata così: “Fa arrabbiare che saremmo stati sotto il 3 per cento di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello stato non avesse gravato l'esborso di miliardi di euro per il Superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all'Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi”. Così ieri, vagando per il Transatlantico, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin si trovava a parare da più parti una sequela di domande sul rifinanziamento delle misure per l’energia. “E ora che farete?”. Al che lui allargava un po’ le braccia, scherzando con i cronisti e rimandando al passato storico del paese: “Se ci pensate, con la crisi energetica, la Libia in questo momento ci avrebbe fatto molto comodo”. Più seriamente, intervenendo al question time alla Camera, il ministro forzista dirà che “sulla base dell’evoluzione del contesto internazionale, il governo si riserva di valutare ulteriori interventi, anche, ove opportuno, in raccordo con iniziative assunte a livello europeo, sia per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti sia per ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati”. In sostanza, per rifinanziare il taglio delle accise.
Una decisione verrà presa la prossima settimana, come ha anticipato in conferenza stampa da Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dopo il Cdm di ieri. Ma l’impressione è che davvero, all’interno del governo, non si conoscano le disponibilità per i diversi interventi da mettere in campo.
Martedì pomeriggio, per dire, la premier Giorgia Meloni ha riunito i suoi ministri per un confronto sul decreto Primo maggio a cui sta lavorando il governo. E che dovrebbe contenere misure come la proroga di alcuni bonus (ad esempio per l’assunzione degli under 35 o per favorire l’occupazione femminile), oltre a misure per estendere la sicurezza sul lavoro dei rider. Solo che secondo alcune stime della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone gli interventi potrebbero sforare gli 800 milioni di euro, arrivando al miliardo. Non proprio bruscolini se si considera che per arrivare a una proroga fino a metà maggio del taglio delle accise, perpetuando il modello già seguito finora, servono circa 500 milioni di euro.
Ieri il vecchio decreto carburanti ha ricevuto l’ok al Senato. E s’è capito più nel dettaglio dove abbia attinto il governo per racimolare il mezzo miliardo: tagli (per 123,6 milioni) al ministero dell’Economia e delle finanze, alla voce rimborsi a cittadini e imprese. Ma la cura dimagrante si è abbattuta anche sul Ministero delle Infrastrutture (con tagli per circa 100 milioni sullo sviluppo e la sicurezza della mobilità stradale) e sul Mase (oltre 15 milioni di euro). Tutte risorse difficilmente reperibili con una nuova spending review ministeriale. Anche per questo ieri, ancora Giorgetti, ha detto di essere favorevole a una tassazione sugli extraprofitti delle imprese energetiche. E come sullo scostamento non ha escluso alla possibilità di “muoversi da soli” rispetto agli altri paesi Ue.
Fatto sta che sempre nelle prossime settimane, dopo mesi (se non anni) di rinvii il governo dovrebbe portare in Consiglio dei ministri l’oramai famigerato Piano casa. Salvini ci ha riprovato ancora in queste ore a fugare tutti i dubbi, dicendo che “il decreto sarà approvato settimana prossima in Consiglio dei ministri”. Solo che, come ha ribadito ancora Giorgetti, il governo nei prossimi giorni dovrà darsi “un ordine di priorità”. Anche sulla base di uno scostamento che adesso rimane solo ipotizzato. A fine marzo i circa 1,2 miliardi per il Piano casa erano stati infine accantonati. Ma poi s’era arrivati all’ennesimo rinvio, spinti da un più urgente intervento sulle accise. Salvini, già in preda allo scetticismo sulle spese per la Difesa, si augura che non accada ancora.
Di più su questi argomenti:
Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.