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Spie, fondi riservati e cinquecento intercettazioni illegali: il caso Del Deo
Indagine per peculato da sette milioni e ombre su una rete clandestina di intercettazioni. La paura nei palazzi: intercettata la testa dello stato
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21 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:40 AM

Palazzo Dante, sede unitaria dell'Intelligence italiana (foto sicurezzanazionale.gov.it)
Trent’anni al servizio dello stato o al lavoro per sabotarlo? Anche il cognome si avvicina a Dio: Giuseppe Del Deo. Era a un passo dal prendere in mano i servizi segreti, ex vicedirettore di Aisi e Dis, o era al servizio di altri? Viene indagato oggi con l’ipotesi di peculato, per oltre sette milioni di euro, e insieme a Del Deo una presunta squadra di felloni, Squadra Fiore, tutta con nomi come “il ciccione”, “merdaiolo”, il “sigaraio”, “figarola”. O finisce nella più grande bolla di sempre o in un’indicibile sporcizia di stato. Si parla, nei ministeri, di oltre cinquecento intercettazioni abusive agli uomini più in alto del paese. E’ l’Italia o il vecchio Cile?
Se dovessero parlare le carte del decreto di perquisizione nei confronti di Del Deo e di Giuliano Tavaroli, la vecchia gloria di Telecom-Sismi, anche lui indagato, basterebbe il copia e incolla di questo capoverso: “Avvalendosi di una squadra di collaboratori in corso di identificazione, denominati convenzionalmente ‘i neri’, ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para-investigativo, utilizzava, per fini non istituzionali, gli schedari informativi…”. Sono sedici pagine di romanzo distopico: “informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche nazionali”, software maligni installati per “intercettare comunicazioni private”. C’è il solito argot da nuova presunta mala, questi nomi in codice, alla rinfusa, “barlozza”, “chiatta”, “capo del frontaio”, “mezzochilo”, “cugino di pisciotta”, “legnetto”, “minnie”, ma le carte non restituiscono interamente il blasone di Del Deo. Se è vero che il suo peculato ammonta a sette milioni di euro come è possibile che nessun direttore se ne sia accorto? Del Deo aveva il potere di firma? Del Deo ha lavorato con il meglio dell’intelligence italiana. E’ stato vice di Mario Parente all’Aisi, vice al Dis in epoca Belloni, e in questi suoi lunghi trent’anni, dove teneva la cassa, i fondi riservati dei servizi, ha visto passare come autorità delegata generazioni di servitori, a partire da Franco Gabrielli, lavorato a stretto contatto con un altro vice, promosso poi capo della polizia, Vittorio Pisani.
Nelle “cartucelle” si parla di un disegno di Del Deo con l’imprenditore Saladino, che è stato un tempo amico di Crosetto. Si raccontava, non è un mistero, che Crosetto stimasse Del Deo, che lo volesse a capo dei Servizi, tanto da scontrarsi, si scriveva, con Mantovano. E’ stata Meloni a nominare Del Deo vicedirettore di Aisi, nel luglio del 2023, e successivamente a spostarlo vicedirettore del Dis l’8 agosto del 2024. Si chiede adesso Angelo Bonelli: “L’incarico di Del Deo al Dis diventa operativo il 2 settembre del 2024 ma pochi mesi dopo, il 28 marzo, con un dpcm, sempre a firma Meloni, viene disposto il prepensionamento a 51 anni. Il dpcm introduce una norma che gli consente di lavorare subito con società private, una norma che modifica le regole di incompatibilità per queste figure. Una norma sulla persona. Io a Meloni voglio fare questa domanda: perché ha firmato il prepensionamento, la deroga di Del Deo e la liquidazione? Perché?”.
Meloni è però la sola che ha la forza, dopo trent’anni, di allontanare l’astro nascente dei Servizi e già allora si iniziò a parlare di buonuscita di Del Deo (a quanto ammontava?). Al Senato, un giorno, Matteo Renzi, durante una sua lezione di politica, ha confidato: “Del Deo all’inizio piaceva al governo Meloni, poi le cose sono cambiate…”. L’episodio spia che convince Meloni e Mantovano a fare pulizia, a usare la scopa, è quella vicenda oscura che riguarda l’automobile del compagno Giambruno. Se è vero, ma è vero?, come si teme nei ministeri, che la Squadra Fiore abbia intercettato oltre cinquecento tra le più alte cariche dello stato, della società civile ed economica, sarebbe l’anno zero della Repubblica e la prova che il solo anticorpo resta la magistratura. Fazzolari, che di solito ci vede lungo, ha sempre annusato un certo odore stantio di monnezza. E’ vero che all’Aisi ad avere una forte dialettica con Del Deo fosse il suo collega Carlo De Donno? E Mantovano è salito al Colle per parlare del pasticcio sul Decreto sicurezza, o anche per altro? Basta solo accostare infrante amicizie per sporcare il ministro della Difesa ma è stato Crosetto, e va ricordato, a denunciare, a vedere la mano di spioni che setacciavano la sua vita privata e la sputavano sui quotidiani. Meloni e FdI pretendono pulizia, non escludono di chiedere per primi il confronto, informazioni in Aula. E’ da anni che si apre la botola della presunta fogna: Striano, Equalize, Paragon, Squadra Fiore… c’è un filo che li collega? Del Deo, prima di questa indagine, è stato l’innominabile d’Italia, il vaso di intere vite.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio