•
I muri di Meloni: lo scontro con il colle sull'immigrazione e la contesa del 3 per cento
Mantovano al Colle sulla norma sui rimpatri. A rischio l’obiettivo per un pugno di euro. Di Foggia sceglie il malloppo
di
21 APR 26

Italian Prime Minister Giorgia Meloni and Kenyan President William Ruto attend a joint press conference during their meeting at Palazzo Chigi in Rome, Italy, 20 April 2026. ANSA/ANGELO CARCONI
Per un pugno di euro in più e in meno. Il tre per cento di Giorgetti e Meloni rischia di saltare per Urso e degli spiccioli. Istat non ha anticipato i dati al Mef, al contrario di quella che è stata una prassi, e il Mef presenterà il documento in Cdm con i dati che possiede. Il giorno previsto è domani insieme al Cdm delle nomine dei sottosegretari e della Consob. Starebbe per cadere il veto di Forza Italia su Federico Freni e con il veto gli accreditamenti di chi vuole andare al posto di Freni. Il tre per cento è nelle mani dell’Istat, istituto indipendente, ma mai amico (malgrado le smentite del governo). Dicono a Chigi: “Di solito l’Istat, in corso d’opera, sottostima la crescita e sovrastima il deficit e a settembre corregge al rialzo la crescita e a ribasso il deficit”. Si è lavorato su Eurostat per fare riclassificare alcune spese, come Industria 5.0 di Urso, ma il timore è che non basti. Il Mef si divide in fiduciosi e scettici. Il vice Maurizio Leo è un fiducioso. Se si perde l’obiettivo del tre per cento, si ripete, potrebbe perdersi per un pugno di spiccioli.
Assume un valore simbolico la buonuscita di Giuseppina Di Foggia, ex ad di Terna, il rossore di Meloni. Raccontano di una Meloni sempre più indignata per questa richiesta di buonuscita da oltre sette milioni, al punto da chiedersi dove voglia arrivare Di Foggia. Il senso: si sta mettendo contro il governo, sta rompendo anche una vecchia amicizia. Di Foggia è orientata ad accettare la buonuscita e rinunciare alla presidenza di Eni. Il Pd, con Misiani, ha presentato un’interrogazione su Di Foggia a Urso e Giorgetti. Di Foggia sta spaccando anche FdI. C’è chi adesso, sottovoce, contesta l’amicizia con Arianna e chi loda la vecchia gestione del partito di Lollobrigida. Si è arrivati allo scaricabarile. Il pasticcio Decreto sicurezza, con quella norma sugli avvocati da incoraggiare per spedire disgraziati indietro, viene ora addebitato da FdI a Piantedosi: “L’ha scritto il Viminale”. Nordio e Giorgetti sarebbero stati scettici sul testo. Mantovano ha provato (inutilmente) con Mattarella (durissimo) la via del diritto creativo: firmare un decreto e farne subito un altro che lo cancellava. La risposta è stata: no. La sicurezza è adesso un pugno di mosche.
Di più su questi argomenti:
Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio