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Il fiume, il mare e Beppe Sala nel guado
Boicottare Tel Aviv è il programma di chi vuole cancellare Israele. Ma sulla sospensione del gemellaggio, il sindaco di Milano prova a frenare
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17 APR 26

Il sindaco di Milano Beppe Sala. Foto Ansa
Sulla sospensione del gemellaggio con Tel Aviv, il sindaco di Milano Beppe Sala prende tempo, dopo che il suo omologo della città israeliana, Ron Huldai, gli ha scritto una lettera chiedendo di tenere aperto il dialogo con la città più liberal, pluralista e occidentale d’Israele. In una nota da palazzo Marino, Sala scrive: “Nella fermissima condanna delle politiche di Benjamin Netanyahu, riteniamo, da un lato, di continuare le interlocuzioni con chi in Israele è critico verso ciò che sta accadendo e, dall’altro, di rinforzare il sostegno e gli aiuti alle persone e alle comunità”. Sala, prendendo tempo – il tema verrà affrontato la prossima settimana in Consiglio – dimostra un apprezzabile buon senso in un contesto politico avvelenato, in particolar modo nella sinistra milanese (bastano i titoli su siti come quello di Radio popolare a spiegare che in molti sono rimasti delusi). Del resto Sala sa di essere minoranza su questo tema e, un po’ timidamente, ritiene di non fare di più, o di perdere la partita. Il vero punto inaccettabile è che ormai anche in una città “di democrazia e di pace” come Milano domina il grido “From the river to the sea”, che significa la fine di Israele: non degli insediamenti in Cisgiordania, ma di Tel Aviv, Haifa, Giaffa, Ashdod. E’ il programma di Hamas, della sua carta del 1988 confermato in quella riveduta del 2017. Chi chiede di abbandonare Tel Aviv sa (o finge colpevolmente di non sapere) che boicottare Tel Aviv significa punire anche quella parte di Israele che più assomiglia all’Europa progressista che Sala rappresenta. Un suicidio ideologico mascherato da solidarietà. Tagliare quel legame è cedere alla logica del capro espiatorio: Israele deve pagare per tutti i mali del Medio Oriente. Boicottare Tel Aviv non fermerà una guerra né porterà la pace. Renderà solo più forte il messaggio che per certi ambienti europei l’esistenza stessa di Israele è il vero problema. Sala ha mostrato di saperlo, forse però il suo attendismo non basterà.