Salini (FI): “Per Meloni entrare nel Ppe è un passaggio doveroso. Per rivincere le elezioni ci vuole uno scossone”

L'europarlamentare forzista: "Sarebbe la naturale conseguenza di un progressivo avvicinamento della premier e del suo partito all'Europa. La sua classe dirigente però avrà bisogno di tempo. Ecco perché Forza Italia sarà centrale. Non basta cambiare qualche nome per rinnovarci. Ora un congresso"
16 APR 26
Immagine di Salini (FI): “Per Meloni entrare nel Ppe è un passaggio doveroso. Per rivincere le elezioni ci vuole uno scossone”

ANSA / MATTEO BAZZI

“Quelle di Donald Trump sono parole che esprimono in maniera compiuta il suo profondo estremismo. Ma si tratta di un estremismo che non coincide con il presidente americano. Ecco perché sono d’accordo con voi del Foglio quando parlate della centralità, in questa fase, del Partito popolare europeo: con tutti i difetti del mondo e nonostante alcune fascinazioni che abbiamo avuto in passato, è ovvio che nel tempo della pazzia e del caos c’è bisogno dell’uso della ragione. E di allontanarsi da ogni forma di estremismo”. Anche per dar seguito a questa premessa Massimiliano Salini, europarlamentare di Forza Italia, lo chiarisce subito, rispondendo a precisa domanda: “Io credo che l’ingresso di Giorgia Meloni nel Ppe sia doveroso per chi come lei ha avviato un percorso progressivo ma graduale di avvicinamento all’Europa. E’ doveroso perché fa parte di quella modernizzazione del messaggio che mi pare sia una delle preoccupazioni della presidente del Consiglio. E che credo ambisca a creare le condizioni affinché il suo partito stia all’interno del dibattito, anche con toni critici e ruvidi, e non al di fuori”. Del resto, è almeno dall’inizio di questa legislatura europea che il riavvicinamento delle posizioni di Fratelli d’Italia ai popolari, dalla nascita al von der Leyen bis alla revisione del Green deal passando per le politiche sull’immigrazione, va avanti. E a dire il vero si tratterebbe di un ritorno, visto che Meloni nel Ppe c’è già stata, al tempo del Popolo delle libertà. “Io però credo anche che questo salto doveroso Meloni non lo potrà fare prima delle elezioni del prossimo anno”, prosegue Salini. “E’ un processo che dovrebbe andare avanti nel giro di qualche mese e i tempi non ci sono. E poi né il suo elettorato né la sua classe dirigente sono pronti, diciamoci la verità”. Potrebbero farlo, quindi, solo dopo un’eventuale vittoria delle elezioni. “E guardate che rivincere l’anno prossimo sarà difficilissimo. Non solo per le implicazioni internazionali, ma soprattutto per quelle economiche. Italia e Germania sono i paesi che più patiranno gli effetti del secondo semestre del 2026. Per questo dico che Forza Italia può giocare un ruolo centrale. Siamo pur sempre il partito che sta già dalla parte giusta, non ha subito gli equivoci, ad esempio delle furberie di Orbán, e che non deve affrontare costi per il trasloco in un altro gruppo”.
Eppure sa benissimo anche lei che Forza Italia sembra essersi avvitato in una crisi forse ancor più forte degli altri partiti del centrodestra. “Anche per questo, al di là delle interpretazioni contrapposte, io ho chiesto una cosa molto semplice: facciamo subito il congresso. Ma che senso ha, mentre tutto attorno a noi cambia così repentinamente, non avere il coraggio di elaborare una proposta per rispondere a sfide così grandi? Non si può cambiare giusto qualche pedina e pensare di aver fatto il proprio dovere per rinnovare il partito. Ci sono nostri coetanei in Ucraina che vanno al fronte e noi non abbiamo il coraggio di prenderci un rischio del genere?”, riflette Salini. La famiglia Berlusconi, però, parrebbe essere stata molto chiara: i congressi si facciano solo dove c’è unità. “Non ho sentito parole della Famiglia direttamente rivolte al tema dei congressi. Io posso dire che il congresso è uno strumento attraverso il quale un partito articola una proposta, non deve essere la registrazione dell’esistente. I congressi permettono a chi ha tela di poterla tessere. In più tutelano le minoranze. E poi sono un modo per lanciare idee e talenti che invece tendenzialmente vengono accantonati. Non è un caso che in tutti i principali partiti italiani i segretari siano in carica da anni e anni, da FdI alla Lega passando per Azione e Italia viva. Se il tema è limitare i danni, va bene, rimandiamo pure il congresso, ma vuol dire essere in un altro capitolo della storia. Qui c’è bisogno di fare altre scelte, più nette. E che facciano i conti con un mondo totalmente diverso rispetto a pochissimo tempo fa”. Sul tipo di risposta da mettere in campo per vincere le elezioni, insomma, l’eurodeputato di Forza Italia si aspetta di più dalla coalizione. “Guardate che Orbán in Ungheria ha perso soprattutto per la gestione dell’economia, oltre che a causa dell’interruzione dei rubinetti che portavano un sacco di soldi europei nelle casse di Budapest. Per cui benissimo il riavvicinamento di tutta la destra, a partire da Meloni, alle posizioni dei popolari. Quello è uno sbocco doveroso. Ma intanto siamo noi di Forza Italia che dobbiamo giocare un ruolo centrale. Anche facendo entrare aria fresca”, conclude Salini. “Lo ripeto, ci vuole uno scossone”.