La sicurezza, filo rosso tra sindaci progressisti (con Silvia Salis)

La prima cittadina di Genova con Sara Funaro, Matteo Lepore e Vito Leccese partecipa all'evento "Sicurezza integrata nelle città del territorio" e attacca: "Il centrodestra non ha stanziato un euro per dare più forza alla polizia. È molto semplice scrivere un decreto; più difficile trovare risorse per aumentare i presidi sul territorio”
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16 APR 26
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La sindaca di Genova Silvia Salis. ANSA/MICHELE LAPINI

La sicurezza come parola che non fa paura a sinistra; la sicurezza come bandiera del campo largo; la sicurezza come cavallo di battaglia dei progressisti: tre sfaccettature per un tema e quattro sindaci di centrosinistra riuniti ieri a Genova con il prefetto e direttore generale della Pubblica sicurezza Franco Gabrielli, ospiti (a Palazzo Ducale) della prima cittadina Silvia Salis per l’evento “Sicurezza integrata nelle città del territorio. Governance, territorio e nuove sfide per le comunità urbane”, con la sindaca di Firenze Sara Funaro, il sindaco di Bologna Matteo Lepore e il sindaco di Bari Vito Leccese, uniti lungo la comune linea del “no” alla repressione un tanto al chilo: per avere “il polso del territorio”, dice Salis nel giorno in cui, dall’altro lato del campo largo, il leader m5s Giuseppe Conte presenta di nuovo il suo libro a Roma (con un bagno di folla e alcuni dirigenti dem nel pubblico a osservare), bisogna stanziare più risorse, invece di scrivere decreti: “Il centrodestra non ha stanziato un euro per dare più forza alla polizia”, è il Leit-Motif di Salis, “perché è molto semplice scrivere un decreto; più difficile è trovare risorse per aumentare i presidi sul territorio”.
Secondo passo, dice Salis, “la cooperazione tra forze dell’ordine e polizia locale”, ma anche tra sindaci stessi. E’ la proiezione nazionale dell’evento genovese, lungo il binario su cui Salis cammina: sindaca di Genova, ma figura di riferimento non più solo potenziale nell’intera coalizione, a partire dai civici che da mesi, periodicamente, si riuniscono in varie città, coordinati dall’assessore romano ai Grandi Eventi, Turismo, Sport e Moda Alessandro Onorato (antesignano dell’attenzione alla sicurezza a sinistra, come da lettera aperta scritta a questo giornale circa un anno fa). “Penso sia un grande momento di sintesi tra noi”, dice Salis, guardando alla “possibilità di far sentire la voce dei comuni e la voce di chi difende ogni giorno la sicurezza sul territorio, ma che non ha le spalle abbastanza grandi per farlo da solo”, consapevole che la rete dei sindaci è in azione anche su altri temi (per esempio l’industria e in particolare la siderurgia, oggetto di un evento a Genova il prossimo 4 maggio, con il dem Andrea Orlando).
Il prefetto Gabrielli si sofferma sull’efficacia dei decreti sicurezza: “Si è lavorato sugli effetti o meglio si è immaginato che si potesse lavorare sugli effetti”, ma “queste misure, tutte sul versante pan-penalistico, si stanno dimostrando assolutamente non rispondenti alle aspettative”. E’ come se uno avesse un motore ingolfato, dice l’ex capo della Polizia, “e invece di pulirlo e renderlo più efficiente, aumentasse gli ottani della benzina”. E dunque gli occhi sono di nuovo rivolti alla premier Giorgia Meloni. La sindaca di Firenze Sara Funaro invoca risposte e loda la collega genovese: “La competenza primaria della sicurezza spetta al governo. Certo, con i sindaci ci confrontiamo continuamente e ringrazio Silvia Salis per aver organizzato questo momento”. Oltre che sulla mancanza di organici, Funaro si sofferma sul “presidio in positivo del territorio”, con occupazione degli spazi della città in direzione di una rigenerazione urbana che aiuti anche nel senso della prevenzione, vista l’emergenza nell’utilizzo degli stupefacenti da parte de giovani, uno “scenario da anni Ottanta”, dice Funaro. E se Lepore, ricordando “l’agenda” redatta tra Anci e Forum sulla sicurezza urbana, individua una possibile soluzione nel “lavoro integrato tra sindaci e Viminale”, il sindaco di Bari Vito Leccese, delegato Anci alla Sicurezza, auspica che il Parlamento “approvi la riforma della legge 65 del 1986 sulla polizia locale”, sottolineando l’urgenza di aggiornare una normativa che, a distanza di quasi quarant’anni, “non rispecchia più responsabilità e funzioni oggi svolte dagli operatori” sul territorio.