Per i suoi oppositori, evidentemente, la sfida è trasformare i prossimi mesi in un’occasione utile per avvicinarsi alle elezioni uscendo dalla stagione della semplice lotta ed entrando nella stagione della postura di governo. Giuseppe Conte, a modo suo, è già entrato in questa modalità, tornando a indossare la pochette,
scrivendo un libro, presentandosi come l’alternativa di “esperienza” alla Schlein, evocando anche l’ipotesi delle primarie per la leadership, unico modo peraltro che potrebbe avere Conte per essere il candidato del centrosinistra. Elly Schlein, da quando si trova alla guida del Pd, ha sempre avuto una certa difficoltà (eufemismo) a fare quello scatto necessario per passare dalla stagione della
leader movimentista e gruppettara a quella della leader che si candida a muoversi come un presidente del Consiglio in pectore. Nell’ultima settimana però qualcosa è cambiato. Non è ancora una svolta, ma è il primo segnale di una possibile correzione di rotta. Si tratta di un pezzo di una piccola storia, che tuttavia merita di essere raccontata. Scena numero uno: la scorsa settimana, alla Camera, Elly Schlein che per la prima volta si contrappone a Meloni in Aula con un discorso che non passa inosservato: stile asciutto, poche supercazzole, qualche frase a effetto e un messaggio diverso dalla solita e vuota retorica antifascista. Tema di Schlein: l’errore di Meloni, in questi anni, è stato aver fatto troppo poco, quattro anni di occasioni sprecate, e a prescindere dal merito è un messaggio molto diverso dal dire che in quattro anni l’Italia è diventata come l’Ungheria di Orbán. Il passaggio più interessante però – scena seconda – è quello che si è registrato martedì alla Camera quando, a sorpresa, mentre gli alleati di Schlein infierivano su Meloni a seguito delle parole di Trump, dove per alleati si intendono Giuseppe Conte e Matteo Renzi, la leader del Pd, come avete visto,
ha preso la parola per esprimere solidarietà alla premier. Schlein ha detto che “nessun capo di stato straniero può permettersi di attaccare, minacciare o mancare di rispetto al governo italiano”.