Schlein e la caldaia a gas. Perché il vero punto debole del Pd è l’economia

Decine di miliardi in proposte, dalla settimana a 32 ore al congedo parentale, ma senza coperture. I limiti del programma economico spiegati con l'abolizione di un bonus già abolito

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31 MAR 26
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La segretaria del Pd, Elly Schlein, nel corso della conferenza alla sala stampa estera a Roma, 25 marzo 2026.

La convinzione diffusa è che il problema della proposta di governo del campo largo sia soprattutto sulla politica estera, in particolar modo sugli aiuti all’Ucraina. Sul resto, si dice, ormai la coalizione ha trovato una “sintesi”.
In realtà, il problema più grande il centrosinistra ce l’ha con l’economia. Non tanto perché non ci siano proposte “unitarie”, ma perché l’unità è stata trovata sulla vaghezza e sul deficit. Non ci sono divisioni perché non ci sono proposte ma c’è solo un elenco della spesa. Un esempio indica il grado di approfondimento sui temi economici del Pd: il bonus Caldaie. L’11 marzo, nel dibattito alla Camera sulle comunicazioni della premier sul Consiglio europeo, Giorgia Meloni aveva accusato Schlein di demagogia sul taglio di miliardi di sussidi ambientalmente dannosi, invitando la segretaria del Pd a indicare quali di questi sussidi di preciso intendesse ridurre.
“A proposito dei sussidi ambientalmente dannosi – disse Schlein in quell’occasione – quelli che chiedevamo di usare per assumere medici e infermieri erano quelli degli incentivi per le caldaie a metano che non saranno più installabili per norme europee dal 2040”. La segretaria del Pd ha espresso lo stesso concetto più recentemente, davanti alla stampa estera, ai giornalisti stranieri che le chiedevano quali fossero le coperture del suo programma di spesa. “Per la proposta che ho fatto sui tre miliardi in più per assumere medici e infermieri per contrastare liste d’attesa – ha detto Schlein – ho risposto anche in Aula alla presidente Meloni, siamo andati a prenderli dagli incentivi alle caldaie a metano che comunque non si potranno più installare dal 2040. Che senso ha continuare a incentivare la loro installazione? I tre miliardi li avevamo presi da lì, il governo poteva dire sì ma ha detto no”.
Il governo ha detto no, evidentemente, perché quel sussidio lo ha già abolito. Il bonus Caldaia, che il centrosinistra aveva inserito nel Superbonus, è stato infatti chiuso dal governo Meloni con la legge di Bilancio per il 2025, in linea con la direttiva europea “Case green” che stabilisce che dal “1° gennaio 2025 gli Stati membri non offrono più incentivi finanziari per l’installazione di caldaie uniche alimentate a combustibili fossili”. Pertanto, Elly Schlein propone di finanziare l’aumento strutturale della spesa sanitaria eliminando un bonus ambientalmente dannoso introdotto dal Pd quando era al governo, e che il governo Meloni ha già chiuso da oltre un anno (con il voto contrario del Pd).
Non si tratta di un caso isolato. Questo mix di impreparazione, genericità e contraddittorietà è la formula di tutta la politica economica del cosiddetto campo largo. Prendiamo, ad esempio, la politica green: un caposaldo del progressismo, la ricetta magica per abbassare il costo della bolletta, per rendersi autonomi da Trump, da Putin e dall’instabilità geopolitica, oltre che per volere bene all’ambiente. In Sardegna la giunta Todde, il primo esperimento di campo largo vincente, come prime misure ha di fatto proibito l’installazione di fonti rinnovabili sull’isola con due diversi provvedimenti, entrambi impugnati – con successo – dal governo Meloni davanti alla Corte costituzionale.
Sul fronte della politica di bilancio, le cose non vanno meglio. E’ vero che i partiti del nuovo campo largo – Pd, M5s, Avs e Iv – in occasione dell’ultima legge di Bilancio hanno presentato 16 emendamenti “unitari”. Ma il problema è che non ci sono coperture. Le 16 proposte della “contromanovra” del centrosinistra – che vanno dal fisco al lavoro, dalle pensioni all’industria, passando per welfare e sanità – hanno un costo complessivo che si aggira attorno ai 25 miliardi: una somma aggiuntiva ai 22 miliardi della manovra del governo per il 2026. Il problema, però, è che le coperture indicate arrivano al massimo a 2 miliardi di euro. Il resto, pari a 23 miliardi (ovvero un’intera legge di Bilancio), è indeterminato.
Ma non finisce qui, perché la sinistra in questi mesi ha avanzato altre proposte di spesa. Ad esempio il blocco totale e perpetuo dell’adeguamento automatico all’aumento dell’aspettativa di vita dell’età pensionabile. Costo: 3 miliardi (crescenti nei bienni successivi). Il Pd, come detto in principio, ha proposto il congedo parentale paritario, che ha un costo di 3,7 miliardi (4,5 miliardi a regime). La proposta è stata bocciata dalla Ragioneria per l’inadeguatezza della copertura, a cui Schlein ha rimediato proponendo l’abolizione del già abolito bonus Caldaia. Con un’altra idea unitaria Fratoianni, Bonelli, Conte e Schlein hanno proposto la riduzione dell’orario di lavoro (da 40 ore a 32 ore settimanali) a parità di retribuzione: i leader del campo largo avevano stimato un costo per il bilancio pubblico pari a 600 milioni in tre anni. La Ragioneria dello stato ha bocciato la proposta perché, facendo meglio i conti, trova che il costo sia in realtà pari a 24 miliardi e 800 milioni: un’altra legge di Bilancio. In questo caso non basta neppure un bonus Caldaia, il campo largo dovrebbe chiedere al governo di abolire tutto il Superbonus. Ma il governo ha chiuso anche quel bonus al 110 per cento inventato da Pd e M5s.