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Schlein, Franceschini, Onorato: alla presentazione del libro di Conte ci sono proprio tutti
Il campo largo si ritrova alla prima presentazione pubblica di "Una nuova primavera", l'ultima fatica letteraria di Giuseppe Conte. Alla fine arriva anche la segretaria dem (che poi fugge subito). Si riunisce il governo giallorosso. L'ex premier su Trump: "Eravamo in simpatia, ora è cambiato". E il momento lacrimuccia
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15 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:08 AM | 16 APR 26

Schlein, Conte, Onorato e Bonelli alla presentazione di "Una nuova primavera"
Alla fine c’è anche Elly. Alla coorte di Giuseppe Conte, la Mondadori di Galleria Alberto Sordi, è venuta anche la segretaria del Pd. Svelato il mistero. Campo largo salvo. Nessun incidente diplomatico alla prima presentazione pubblica di “Una nuova primavera”, l’ultima fatica letteraria dell’ex premier. Anzi, solo sorrisi, battute e strette di mano. C’è mezzo Pd, c’è Dario Franceschini, c’è Avs, c’è Alessandro Onorato. Evento imperdibile. Il viale dei ricordi per il governo giallorosso, amici intorno al fuoco (meno Italia Viva, Renzi non è stato invitato). L’alleanza parte da qui.
Giuseppe Conte arriva prima e si prepara a entrare in scena dentro alla libreria. Porte chiuse. C’è una sola domanda: “Elly verrà? Sembra di sì, ma ancora non ci hanno fatto sapere nulla”. C’è suspance e lei diventa l'ospite d’onore. Dopo l'attesa, alla fine la segretaria dem sbuca senza preavviso dietro ai cronisti. Sorriso stampato in faccia, nessuna risposta nemmeno a chi le dice “Bene Elly, è giusto essere qui oggi”.
A coorte arrivano poi gli ex ministri e alcuni parlamentari Pd. Roberto Gualtieri, Paola De Micheli, Roberto Speranza accompagnato da Maria Cecilia Guerra e Francesco Boccia, fino all’ultimo in forse. Con un po’ in ritardo si presentano anche Lorenzo Guerini (l'unico riformista), Peppe Provenzano e Dario Nardella. C’è anche Dario Franceschini: "Sono qui con piacere. L'alleanza è utile, tutto è utile".
L’evento inizia con un quarto d’ora di ritardo, riempito dalla calorosa accoglienza di Conte ai suoi ospiti. Il primo degli invitati ad arrivare è Nicola Fratoianni. “Sono qui perché mi ha invitato”, dice, “penso che il tempo dei tatticismi è finito”, perché ormai “l’alleanza c’è”. La costola verde del campo largo è al completo solo a presentazione iniziata: Angelo Bonelli si presenta dopo una buona mezz’ora per motivi personali. E a fare le tante foto tutti insieme c’è anche l’assessore allo Sport del comune di Roma Alessandro Onorato, leader del “Progetto civico Italia”, di cui fa parte anche Silvia Salis. “Sono stato invitato qui e mi fa piacere esserci. La contrarietà di Salis alle primarie? Non è un tema per me”.
Conte sale sul palco, in prima fila, oltre ai leader, Onorato e Franceschini, ci sono Riccardo Ricciardi campione di selfie, il vicepresidente M5s Mario Turco, Maria Castellone e Roberto Fico. Il “pres” è interrogato da Agnese Pini e Andrea Malaguti. Non c’è aria di Travaglio, né oggi, né lunedì, quando ha presentato il libro alla stampa, in anteprima. Nel parterre siedono gli ospiti, fuori dal recinto circa duecento persone seguono con attenzione. Meloni, Trump, Ucraina, centrosinistra, Covid. Si ricorda il passato attraverso il libro, ma si guarda al futuro. E si guarda molto al campo largo.
“Non abbiamo pettinato le bambole”, dice riguardo al programma. Sarà costruito, ci stanno lavorando, “una base c’è”. Annuisce Elly, sorride. Perché sa che la partita è un’altra: “Da quando ho parlato di primarie, mi viene chiesto ogni giorno. Ma non si può ridurre tutto a questo tema”, lamenta Conte. E ripete le condizioni: “Le primarie chiuse sono una contraddizione”.
Rivanga il passato. Di Maio se n’è andato “tradendo tutte quelle battaglie storiche che mi sono caricato io da esterno”, dice. E continua: “Il progetto che costruiamo deve trascendere l'interesse legittimo della propria forza. Mi hanno descritto ossessionato da Palazzo Chigi. Le battaglie che abbiamo fatto quando eravamo con Draghi sono state un disagio politico vero”. E c’è anche il momento lacrimuccia: “Da piccolo ho sofferto tanto per la mia balbuzie, sono stato molto timido”. Pini incalza: “Non le crede nessuno”. Ma lui: “Ci sono stato male veramente”. Qualcuno abbracci Giuseppi.
L’ex premier poi verte sul tema del giorno e ripercorre quello che è stato il suo rapporto con Trump. “Ci fu simpatia, mi diede dell’outsider”. Ma quello di oggi “è diverso, si è radicalizzato”, e per questo “trattare con lui è molto più complicato”. Fa il modesto: “Non voglio fare il fenomeno, nessuno riuscirebbe a trattare con lui oggi”.
La festa finisce poco dopo le 19. L’ingorgo per il firmacopie si crea subito. Schlein fugge, dopo aver concesso due selfie e un’altra foto di gruppo (era arrivato anche Bonelli, era tutto da rifare). I parlamentari del Movimento si fermano nel parterre a chiacchierare. Alcuni hanno abbandonato prima l’evento per ragioni d’Aula. Ci sono Bonafede, De Raho, Maiorino, Silvestri, Baldino, Croatti. Anche Pasquale Tridico. Non c’è invece Virginia Raggi, presente solo al lancio riservato alla stampa di due giorni fa. “È stato un bellissimo evento. Ora si guarda avanti”, dice Mario Turco. È il braccio destro di Conte. Mentre parla una signora interrompe la conversazione: “Non voglio che mi sentano quelli del campo largo, ma lo sapete che il Pd vi ha preso tante proposte di legge e le ha fatte proprie?”. Gelo. Arriva la smorzata: “Beh, su tanti temi siamo uniti…”. Il campo largo si riassume tutto qui.