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Perego (FI): “Bene Meloni. Il governo non si farà intimidire da Trump”
Il sottosegretario alla Difesa di Forza Italia: "Quella in Iran non è la nostra guerra. Trump un modello? Noi siamo liberali e da sempre nel Ppe. La sconfitta di Orbán in Ungheria toglie voce a Putin in Europa"
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15 APR 26

ANSA/FABIO CIMAGLIA
Sottosegretario Matteo Perego di Cremnago, come giudica le parole di Trump che si dice “scioccato” dalle posizioni del governo italiano che “non vuole aiutarci nella guerra con l’Iran”? “L’Italia è una nazione che ha sempre dimostrato affidabilità e responsabilità sul piano internazionale, e da sempre alleata e amica degli Stati Uniti, a prescindere da quale sia il governo in carica. E’ il peso della storia delle nostre relazioni che ci lega in quella famiglia che è l’occidente, sui cui dobbiamo lavorare perché sia più forte, soprattutto in questa fase storica. Non penso quindi che ci si debba scioccare per le scelte che abbiamo fatto rispetto alla guerra in Iran, ma anzi la posizione nazionale è chiara”. Così, parlando col Foglio, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, esponente di Forza Italia, rispedisce al mittente le accuse di Trump, che ieri, in un’intervista telefonica con il Corriere della sera, si è scagliato contro la premier “che non ha coraggio” e di cui, a suo dire, si era fatto un’idea migliore della realtà dei fatti. Il presidente americano sembra essersela presa per il distanziamento di Meloni dopo gli attacchi al Papa. Ha fatto bene la premier e il governo tutto a smarcarsi da quelle parole? “Cavour diceva ‘Libera Chiesa in libero Stato’, un principio che richiama il rispetto reciproco tra istituzioni. Il Santo Padre è un uomo di fede, Trump di politica. Il presidente Meloni ha voluto richiamare il valore delle parole di un uomo in cui si riconoscono milioni di credenti nel mondo e che per noi italiani rappresenta una guida spirituale”, analizza allora l’esponente di governo. Ma ci si può fare intimidire da queste dichiarazioni di Trump? “Non penso proprio”, risponde risolutamente il forzista. Voi di Forza Italia non potete di certo essere tacciati di convenienza: vi siete sempre espressi contro il modello di destra trumpiano. Si auspica che di qui in avanti la coalizione possa evitare di fare passi indietro smettendo di inseguire quello come un modello per l’Italia? “Noi siamo liberali e sediamo nella casa del partito popolare europeo, da sempre rivendichiamo il ruolo dell’Italia come provider di sicurezza nel mondo e capace di dialogare con tutti”, spiega Perego. Il governo manterrà le stesse posizioni sulla guerra con l’Iran? “Non è la nostra guerra, non ne abbiamo preso parte e il nostro impegno si è determinato nella fornitura di strumenti per la difesa dei paesi amici e partner del Golfo, da una risposta dell’Iran che abbiamo fortemente condannato. Cionondimeno dobbiamo riflettere sul fatto che servano sforzi significativi per rafforzare i meccanismi multilaterali che non hanno impedito negli ultimi 50 anni ripetute violazioni del diritto internazionale, oppressioni dei popoli da parte di regimi autoritari come quello iraniano”.
A proposito del propagarsi delle idee nazionaliste e sovraniste, nella telefonata col Corriere Trump difende l’amico Viktor Orbán che “non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come invece ha fatto l’Italia”. Come giudica allora la sconfitta dell’ex premier in Ungheria? Il sovranismo populista perde finalmente la sua forza propulsiva e la sua attrattività? “In Ungheria ha vinto il centro destra, la sinistra è sparita, questo significa che l’alternativa al sovranismo di destra non è a sinistra ma nella nostra casa dei valori, nella difesa dell’interesse nazionale, in un Europa capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e con una visione chiara su sicurezza, immigrazione e politica estera”, dice in conclusione il sottosegretario alla Difesa. “La sconfitta toglie voce a Putin in Europa e ci restituisce un’Unione più coesa e più forte”.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.