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Primarie per forza. Conte le lancia: “Le vogliamo aperte a tutti”. Schlein frena: “Potrebbe non esserci tempo”
Duello a distanza tra la segretaria e il capo del M5s. Lui alla presentazione del suo libro si rimette la pochette nel taschino e dice: "Solo in quella prospettiva noi ci saremo". Lei dalla direzione dem avverte: rischiano di diventare "un dibattito politista respingente"
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14 APR 26

La segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte
Per Conte sono “lo strumento migliore per dar sfogo alla grande onda democratica del referendum”, per Elly Schlein, invece, rischiano di trasformarsi in un “dibattito politicista respingente”. Le primarie fanno tribolare il Campo largo. Alle 16 Conte presenta a Roma il suo libro. A pochi passi Schlein riunisce la segreteria di partito. Ognuno parla alla sua platea, ma lo fa per mandare un messaggio all’altro.
Gessato blu Chigi, pochette nel taschino e aspirante first lady, Olimpia Palladino, sotto braccio. Giuseppe Conte entra al Tempio di Adriano. Non sono più i tempi in cui Luigi Di Maio presentava alla platea questo sconosciuto avvocato come ipotetico ministro della Pubblica amministrazione di un immaginifico monocolore grillino. Oggi Giuseppe Conte è qui per rilanciare il suo ritorno a Palazzo Chigi. Presenta “Una nuova primavera”, libro manifesto per farlo. In mattinata sono uscite diverse anticipazioni sui giornali. Nell’autoagiografia Conte racconta di quando Trump lo invitò, con suo scorno, a invadere la Libia per prenderne il petrolio, di quando tenne testa a Merkel e Macron sull'immigrazione, ma soprattutto di come Draghi cercò di fregarlo attraverso Grillo e Di Maio. Al fondatore peraltro fa sapere che, “essendo avvocato”, ha studiato bene le cose e quindi Grillo “non può vincere” la causa per riprendersi il simbolo. Al suo ex vicepremier, oggi inviato speciale della Ue nel Golfo, che lo ha accusato di aver mentito sulla ricostruzione riserva invece una stoccata: “Con tutto quello che sta succedendo in medio oriente non pensavo avesse tempo per leggere i giornali”. In ogni caso al Tempio di Adriano vestiario, comunicazione e presenze in sala – ci sono una valanga di conduttori tv e direttori di giornali – lasciano pochi dubbi. L’atteggiamento è quello presidenziale. Rocco Casalino, storico portavoce del presidente negli anni ruggenti del governo, conferma: “Eh sì, il mood è indubbiamente quello”.
Elly Schlein, dal Nazareno, parla di come “attuare la Costituzione sia il miglior programma possibile”, invita a trasformare i comitati civici per il No in comitati anti Meloni, sottolineando, rispetto alle primarie, come non “abbia senso chiudersi in dibattiti respingenti”. Conte, invece, intervistato da Floris sul palchetto del Tempio, bada al sodo. “Non ho chiesto io le primarie. Tutti le proponevano, e allora io ho detto ‘facciamole’. Non per questioni tattiche, ma perché ho visto la grande partecipazione al referendum e penso siano lo strumento migliore per dare sfogo a quella partecipazione. Devono essere primarie aperte a tutti, anche ai non iscritti ai partiti”. E ancora: “Non sono nella nostra tradizione, ma in quella del Pd. Mi sembrerebbe strano che ora non le vogliano. Serve stilare un programma comune e poi votare chi sarà il leader che lo attuerà. Solo in quella prospettiva noi ci saremo”. All’alternativa, e cioè scegliere come premier il leader del partito più votato come fa il centrodestra, chiude: “Quello è un automatismo che funziona a destra dove c’è una consuetudine di alleanza. Il M5s stelle non ha mai detto di essere in un’alleanza organica. Siamo in una coalizione quando si fa un programma”.
Il messaggio è chiaro: se i dem vogliono i 5 stelle nel Campo largo c’è un percorso da rispettare. E dopo la redazione di un programma comune, quel percorso prevede una sola modalità per la scelta del leader: le primarie. Francesco Silvestri, deputato del M5s, conferma al Foglio. “Il presidente ha spiegato che a prescindere da quale sarà la legge elettorale la leadership andrà decisa attraverso le primarie”. Insomma, anche se il centrodestra non approvasse lo Stabilicum, che prevede l’indicazione del candidato premier nel programma elettorale (e dunque costringerebbe le coalizioni a deciderlo prima del voto), comunque la strada dovrà essere quella. Dal Nazareno, per frenare la voglia di primarie del capo del Movimento, Schlein ricorda: “Non sappiamo ancora quando si voterà, dobbiamo farci trovare pronti”. Della serie: potrebbe non esserci il tempo. Un messaggio a Conte che vorrebbe parlare di programma comune solo a luglio, dopo aver completato quello del M5s, per lanciare poi in autunno le primarie. E infatti la segretaria fa sapere di aver “già dato la disponibilità ad Avs per vederci da subito”. La battaglia per la leadership è appena cominciata. Ma dipende anche da quanto Meloni farà durare il suo governo. Per Conte più dura più c’è tempo per strappare la corona alla segretaria, per Schlein vale esattamente il contrario. Ad ascoltare quanto detto dalla premier la scorsa settimana il capo del M5s può ancora sperare.
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A Roma da sempre, anzi dal 1992, a eccezione di una parentesi di due anni a Perugia per studiare giornalismo. Una laurea in Economia. Prima del Foglio, ha scritto per OmniRoma, Agenzia Nova e il Tempo. Tende ad appassionarsi a troppe cose rispetto al tempo che una vita concede