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Il Pd serra i ranghi contro Conte e studia il boicottaggio di Vespa
Elly Schlein coccola i riformisti e alza il livello di diffidenza verso Giuseppe Conte. Intanto si raffreddano riforma elettorale e primarie
14 APR 26

Giuseppe Conte ed Elly Schlein durante un evento elettorale in Campania nel 2025 (foto Ivan Romano/Getty Images)
In politica, si sa, le cose cambiano con grande rapidità. Può così accadere che se fino a poco tempo fa Elly Schlein non si sarebbe troppo rammaricata di un’eventuale fuoriuscita dei riformisti del Partito democratico, ma avrebbe liquidato la vicenda con un’alzata di spalle e un laconico “mi dispiace” (sottintendendo per loro), adesso invece reagirebbe in maniera assai diversa. I riformisti, da sempre guardati con sospetto, ora sono “coccolati” dalla leader del Pd. Ma che è mai accaduto? Di certo Schlein non ha mutato rotta politica avvicinandosi alle posizioni degli avversari interni. Però ora per lei esiste un solo e unico avversario. Di nome fa Giuseppe, di cognome Conte. E’ alle mosse dell’ex presidente del Consiglio che la segretaria dem guarda con sempre maggior sospetto e, naturalmente, anche a quelle di quei pd a lui vicini. Per quanto riguarda invece i riformisti, Schlein è convinta che non potrebbero mai andare appresso a Conte, soprattutto perché in politica estera sono lontani anni luce. E questo atteggiamento della segretaria influirà certamente al momento di fare le liste. Meglio avere qualche esponente in più di una minoranza di cui ci si fida che aprire le porte al fuoco amico.
Nel Partito democratico, dove ormai tutto si misura in funzione della disfida con il leader del Movimento 5 stelle, un altro esponente che sembra godere della fiducia della segretaria è Dario Franceschini, il quale ha approfittato di un’intervista al Corriere della Sera per rendere incondizionato il suo appoggio a Schlein. Tanto perché nessuno si mettesse in testa che lui sta giocando con gli altri dem che sponsorizzano Giuseppe Conte. La diffidenza nei confronti dell’ex presidente del Consiglio è tale che ieri dal Nazareno sono partiti degli “osservatori” alla volta del Tempio di Adriano, dove Conte ha presentato il suo libro di avvio della “propria” campagna elettorale. A questi emissari è stato affidato il compito di dare uno sguardo in giro e di annotare chi del partito era presente all’iniziativa del leader del Movimento 5 stelle e chi della Rai.
E a proposito della tv di stato, al Nazareno, dopo il clamoroso alterco tra Giuseppe Provenzano e Bruno Vespa, si sta ragionando sull’opportunità o meno di boicottare “Porta a Porta”. La decisione non è stata ancora presa, ma un pezzo dei fedelissimi di Schlein ritiene che questa sia la soluzione migliore: disertare la trasmissione di Vespa. Nel Pd si sta facendo strada l’idea (confermata anche da alcune chiacchiere informali con i rappresentanti del centrodestra) che alla fine la maggioranza rinuncerà a portare avanti la riforma elettorale. Non tanto per il timore di fare una forzatura, quanto perché, stando ad alcuni calcoli e sondaggi, con il sistema attuale il pareggio è quasi scontato, mentre con la nuova legge il futuro è un’incognita e potrebbe anche rivelarsi una catastrofe. Per questa ragione, negli ultimi tempi ha ripreso spazio e voce quella parte (che senz’altro è maggioritaria) che non vuole le primarie. Senza la riforma non c’è motivo alcuno di puntare sui gazebo. Ma bisogna vedere quale sarà in questo caso la reazione di Conte. Il premier, comunque vadano le primarie, ha solo da guadagnarci. Se le vince, si candida per il centrosinistra a Palazzo Chigi, se le perde, siccome prenderà una percentuale dei consensi assai più ampia di quella che prenderà il M5s nelle urne vere, potrà trattare sui collegi uninominali e sul resto da una posizione di maggiore forza.