Il centrodestra italiano diviso sulle elezioni in Ungheria

La vittoria di Magyar vista dalla maggioranza italiana. Il non commento di Salvini, gli auguri al nuovo leader ungherese e i saluti a Orbán di Meloni. Gli affondi centristi ed europeisti di Tajani e Lupi
13 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:58 AM
Immagine di Il centrodestra italiano diviso sulle elezioni in Ungheria

Peter Magyar, leader of the opposition Tisza party, waves the Hungarian flag following the announcement of the partial results of the parliamentary election, in Budapest, Hungary, Sunday, April 12, 2026. (AP Photo/Denes Erdos)

Le elezioni in Ungheria, che hanno segnato la sconfitta di Viktor Orbán e l’affermazione dell’opposizione guidata da Péter Magyar, hanno provocato reazioni non allineate nel centrodestra italiano.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha commentato non commentando. A Telelombardia ha detto: "Siamo in democrazia, lo abbiamo visto anche in Ungheria: la gente vota, uno vince e uno perde". Una dichiarazione che evita giudizi politici diretti sulla sconfitta dell’alleato Orbán, storicamente vicino alla Lega. 
Di tono diverso la lettura del leader di Forza Italia Antonio Tajani che rivendica il risultato come una vittoria dell’area popolare europea. Secondo Tajani, Magyar rappresenta un centrodestra “europeista, moderato e popolare”, sottolineando la sua appartenenza al Partito popolare europeo, lo stesso gruppo di Forza Italia al Parlamento europeo. Il segretario di Forza Italia porta così il risultato ungherese all’interno della famiglia politica del Ppe, gruppo al quale non sono iscritti in Europa gli altri partiti della maggioranza italiana.
Su X, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è congratulata con Magyar non dimenticando però gli anni europei al fianco di Viktor Orbán in Europa.
Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, commentando (in un'intervista a Repubblica) il voto ungherese, usa toni duri: "I sovranisti sono sconfitti dalla realtà. Peter Magyar è del partito popolare europeo, come noi, lo definirei un conservatore europeista. Con gli assetti attuali all’interno dell’Ue, era fondamentale una vittoria dei popolari". Lupi allarga lo sguardo da Budapest all'Europa: "Questo successo racconta un’Europa più forte. Con Orbán, l’Ungheria è stata tra le nazioni che hanno più utilizzato i fondi comunitari, ma nel frattempo continuava a mettere veti e si spostava progressivamente verso la Russia".