Tajani dai Berlusconi. Sale Costa capogruppo. Congresso dopo il voto

Enrico Costa guadagna consenso come sostituto di Barelli (ma dovrà passare dal voto dei deputati). Marina e Pier Silvio chiedono al segretario di rimandare il congresso a dopo le elezioni politiche (mentre quelli regionali, dove c'è accordo, si terranno)
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11 APR 26
Immagine di Tajani dai Berlusconi. Sale Costa capogruppo. Congresso dopo il voto

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Altro che pranzo, un brindisi a favore di foto e videocamera e via. L’incontro tra Antonio Tajani e Marina e Pier Silvio Berlusconi negli uffici di Mediaset, alla presenza di Gianni Letta, salito anche lui a Milano da Roma, s’è trasformato in un confronto vero, franco, come forse non lo era mai stato prima. Almeno, cioè, da quando Tajani s’è trovato a raccogliere l’eredità politica di Silvio Berlusconi alla guida di Forza Italia. Anche se i resoconti ufficiali dicono altro. “Si è svolto in un clima di grande cordialità e amicizia”, recita una nota al termine del vertice. Molto stringata. E che più che altro, secondo diverse fonti interne a Forza Italia, racconta una serie di divergenze di fondo. Che permangono, dopo un colloquio che non viene considerato pienamente risolutivo. Quantomeno sul nuovo capogruppo alla Camera, che dovrebbe andare a sostituire Paolo Barelli, genero di Tajani. Il segretario si è presentato all’appuntamento con una rosa di nomi, dal portavoce nazionale Raffaele Nevi al deputato Alessandro Battilocchio, che sarebbero stati considerati subito poco inclini a una reale immagine di cambiamento. E visto che i “preferiti” dei Berlusconi, da Giorgio Mulè a Deborah Bergamini, non sono stati neppure avanzati da Tajani, la risposta, in soldoni, è stata: “Allora se la veda il gruppo”. In queste ore, quindi, Enrico Costa, che viene considerato una figura di compromesso, ha iniziato un giro di consultazioni con i deputati di Forza Italia, per capire se ha il sostegno della maggioranza o se persistono su di lui i dubbi, visto che alle ultime politiche non è nemmeno stato eletto nelle file di FI (era in Azione). “E non è affatto detto che questo non gli venga fatto pesare”, spiega un maggiorente forzista. Ancora incerto il futuro di Barelli, visto che un eventuale incarico da sottosegretario gli impedirebbe di restare presidente della Federazione italiana nuoto, carica che non vorrebbe lasciare.
Oltre ai nomi elencati prima, all’incontro ha partecipato anche Danilo Pellegrino, amministratore delegato di Fininvest. Almeno pubblicamente, come detto, il vertice è servito a dare sostegno a Tajani. “Dopo un’ampia panoramica sulla situazione politica, economica ed internazionale e la rinnovata fiducia nel segretario l’attenzione si è concentrata sul futuro di Forza Italia. E’ emersa una visione unitaria e condivisa per il rilancio del movimento nello spirito e con i valori del fondatore Silvio Berlusconi”, si legge ancora nel comunicato. Anche personalità vicine alla famiglia parlano di un incontro definito come “molto positivo”.
Il vicepremier era arrivato a Cologno monzese poco dopo l’una. E ha lasciato la sede del Biscione dopo oltre quattro ore, alle 5 e mezzo del pomeriggio. Una durata che da subito aveva innescato le solite suggestioni sul caos dentro al partito, con anche diversi parlamentari colpiti da una durata così protratta. Tra gli argomenti discussi anche l’allestimento dei congressi, a partire da quello nazionale. I Berlusconi hanno fatto capire al segretario, coi loro modi, che nella loro opinione sarebbe meglio che il congresso nazionale si tenesse dopo le prossime elezioni politiche. Una versione peraltro condivisa dal presidente della Calabria Roberto Occhiuto, considerato molto vicino ai desiderata della Famiglia, in un’intervista al Foglio. Per quel che riguarda invece i congressi locali, nessuna preclusione della real casa a che si celebrino. A patto, però, che non siano animati da divisioni laceranti che rischiano di fare solo danni. Della serie: si facciano solo dove c’è una quasi unanimità.
A ogni modo quel che è emerso nel confronto di Cologno è anche un diverso modo di rapportarsi alla politica. Con Marina e Pier Silvio convinti della necessità di approfondire questioni di massima rilevanza quale il futuro della gestione dello Stretto di Hormuz. E una scarsa dimestichezza con questioni dalla ricaduta politica molto pratica (come appunto la partita “nuovo capogruppo”). L’ufficializzazione del nuovo presidente dei deputati, comunque, dovrà ora passare da una discussione e dal voto del gruppo a Montecitorio. Anche se l’impressione è che l’incontro sia servito anche come un lasciapassare. “Sarebbe strano bocciare un candidato come Costa che in sostanza ha ricevuto il nulla osta dei Berlusconi”, si vocifera tra gli azzurri alla Camera.