Tajani va da Marina Berlusconi (e Pier Silvio). Focus sul dopo Barelli. Caso Sardegna

Costa nega, Mulè aspetta, Pittalis è già depennato. Nel Transatlantico di Forza Italia tutti trattano, nessuno parla. E intanto i territori si ribellano

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10 APR 26
Immagine di Tajani va da Marina Berlusconi (e Pier Silvio). Focus sul dopo Barelli. Caso Sardegna

Italy's Minister for Foreign Affairs Antonio Tajani visits the Diocletian's Palace on the occasion of the MED9 informal ministerial meeting, in Split, Croatia, 9 April 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Enrico Costa passeggia per il Transatlantico sorridente. A chi lo ferma per chiedergli se si stia preparando a sostituire Paolo Barelli come capogruppo alla Camera, risponde con studiata sorpresa: “Chi io? Ma va”. Buttandola sul calcio: “So solo che questo weekend la Juve gioca con l’Atalanta e l’Inter col Como”. Solo che i ben informati riferiscono al Foglio come Costa, il capogruppo, lo farebbe eccome. Tanto da aver chiesto a un alto dirigente del partito, molto vicino alla famiglia Berlusconi, di mediare direttamente con Marina: “Se serve, io sono pronto”. C’è ancora, però, nel partito, chi a questa ipotesi non crede troppo e pensa che il favorito dalle parti di Arcore resti Giorgio Mulè.
Anche di questo, a ogni modo, dovrebbero parlare Antonio Tajani e la primogenita del Cav, nel pranzo che terranno oggi, nella dimora milanese della patron di Mondadori, ma senza che sia stato preceduto da alcuna comunicazione ufficiale. Tajani vedrà anche Pier Silvio Berlusconi e dovrebbe essere presente anche Gianni Letta, che in questi giorni ha fatto da mediatore tra le parti. Un incontro, quello di Milano, a lungo rimandato. E che non a caso avviene solo dopo le comunicazioni di Giorgia Meloni alle Camere. Quelle in cui ha dato una carezza al suo vicepremier (ma anche all’altro, Salvini), che ha ringraziato perché “hanno lavorato, e lavorano, senza sosta per costruire risultati concreti” e che “sono orgogliosa di avere al mio fianco”. Ma tra le “portate” del pasto, a cui ci saranno anche, dicono in FI, alcune ipotesi di nomine da fare nelle partecipate dallo stato. Con alcune scelte sul campo non particolarmente digeste ai discendenti del Cavaliere. Si discuterà anche del futuro di Paolo Barelli, che potrebbe finire al Mimit o alla Cultura come sottosegretario. A raccontare il clima infuocato che si respira nei gruppi parlamentari basti dire che quando è spuntato il nome del deputato Pietro Pittalis come possibile capogruppo alla Camera, subito sono iniziate a circolare delle relazioni “riservate” sul suo lavoro di coordinatore in Sardegna, in particolare un documento dal titolo “Analisi critica del quadro regionale”. Gli esponenti locali del partito lamentano nei suoi confronti un aumento degli iscritti che però non è corrisposto a un aumento dei voti. Il riferimento è anche al fatto che a Nuoro, territorio d’origine di Pittalis, alle scorse elezioni comunali, nel 2025, Forza Italia ha rinunciato a presentare un suo candidato, convergendo su una lista civica che ha raccolto meno del 5 per cento. In più, c’è chi ha fatto notare che al referendum sulla giustizia sempre in provincia di Nuoro il no ha superato il 70 per cento. Tra i più critici l’ex governatore Ugo Cappellacci. Anche per questo il suo nome pare sia stato depennato quasi subito. Per quel che riguarda Costa, invece, sebbene ne venga riconosciuta la competenza, alcuni stanno storcendo il naso perché in questa legislatura ci è entrato nelle file di Azione.
Ma al centro del colloquio tra il segretario di Forza Italia e la detentrice delle fideiussioni del partito ci sarà anche la rivolta dei territori verso l’ipotesi dei congressi, sui cui ha spinto molto Tajani subito dopo il referendum e che però ogni giorno scontentano qualcuno in più. In Lombardia per esempio, dove, come ha scritto Huffington Post, sarebbero una decina i deputati e senatori che avrebbero chiesto di rinviare l’appuntamento. Ma ieri anche quattro consiglieri regionali pugliesi su cinque hanno chiesto lo stesso, nella loro regione. “Mettiamo a disposizione le nostre personali energie per realizzare compiutamente l’invocato rinnovamento che non può che ripartire dal consenso e dalla reale presenza territoriale”, dicono Paride Mazzotta (capogruppo), Paolo Dell’Erba, Massimiliano Di Cuia e Marcello Lanotte, in una lettera che sembra quasi una sfiducia a Mauro D’Attis, coordinatore regionale del partito molto vicino a Tajani. In un modo o nell’altro, insomma, il vertice nel centro di Milano servirà a fare un po’ di chiarezza sulla direzione intrapresa. Anche se non è detto che i veleni che continuano a scorrere si fermino.