In FI è solo tregua pasquale: Barelli rischia ancora. Attesa per il faccia a faccia Tajani-Marina B.

L'incontro tra la figlia del Cav. e il segretario avverrà al più tardi all'inizio della prossima settimana. Al centro  i congressi regionali. Ci sarà un rinvio? Intanto accenni di rivolta anche in Puglia e Sicilia. E anche gli extraprofitti diventano un elemento della trattativa

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7 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:14 AM
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La pace pasquale, confidano diversi dirigenti del partito, anticipa la tempesta che sta per tornare a soffiare con vigore dentro Forza Italia. La sconfitta al referendum rischia di diventare il pretesto di una piccola guerra. Dopo le “dimissioni” di Maurizio Gasparri che dieci giorni fa, con la regia della famiglia Berlusconi, ha lasciato il suo posto di capogruppo al Senato a Stefania Craxi, al rientro dalle ferie il copione potrebbe ripetersi a Montecitorio. Uno tra Mulè, Cattaneo e Bergamini potrebbe prendere il posto di Barelli. Ma nulla si muoverà prima del faccia a faccia tra Tajani e Marina B., atteso per la fine di questa settimana. O, al più tardi, l’inizio della prossima. 
Il nome di Barelli era già finito nell’occhio del ciclone nei giorni della defenestrazione de facto di Gasparri. Ma per Tajani il capogruppo a Montecitorio ha rappresentato, almeno fino ad adesso, una trincea che non può essere abbandonata: l’eterno presidente della Federazione italia nuoto non è solo un fedelissimo del segretario, tra i due il legame è persino familiare (la figlia di Tajani, Flaminia, e il figlio di Barelli, Gianpaolo, sono sposati). Insomma, sarebbe uno smacco eccessivo. Alla Camera però l’elenco di chi vuole un avvicendamento alla guida del gruppo esiste eccome. Per adesso però è e resta tutto fermo. Si attende il faccia a faccia tra Tajani e Marina. Non si parlerà solo dei ruoli all’interno del partito, ma anche, anzi soprattutto, dei congressi provinciali e regionali che Tajani vuole far partire subito e che i ribelli considerano invece un tentativo di blindare il partito e anche un tradimento dell’innovazione portata alla politica da Berlusconi che non amava congressi e ras delle tessere. Marina chiederà un rallentamento? Sarà questo il ramoscello di ulivo lasciato in dono dalla Pasqua per calmare le acque azzurre? E l’avvicendamento reale (Gasparri-Craxi) e quello paventato (Barelli-Mulè) resteranno scaramucce isolate o saranno invece l’inizio di una battaglia più complessa? Di sicuro gli argomenti Tajani li ha già affrontati la scorsa settimana in un incontro dal sapore antico con Gianni Letta e che di fatto è stato un primo carotaggio negli umori della famiglia del Cav. Comunque, prima dell’incontro non accadrà nulla. Su questo sia i fedelissimi del segretario e sia chi invece sogna un cambio più ampio possibile della dirigenza del partito attraverso l’intervento della famiglia del Cav. concordano.
Ai fedelissimi del segretario intanto la cronaca politica offre un’occasione non affatto male per assestare una velenosa vendetta. La crisi in medio oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz, sta assottigliando le riserve di greggio e gas, ma arricchendo produttori e distributori. E così, puntualissima, è tornata la proposta per la tassazione degli extraprofitti. L’argomento, è noto, non è amato in zona Finivest. Ma c’è un buon numero di parlamentari forzisti che non vede più la misura come un tabù. In questa fase convulsa anche quest’argomento rischia di diventare un elemento della trattativa tra i vertici del partito e la famiglia del Cav.
Intanto anche a livello regionale si registrano le piccole scosse, che rischiano di anticipare il terremoto a livello nazionale. In Puglia un nutrito gruppetto di ex dirigenti ed ex simpatizzanti azzurri ha inviato una lettera riservata a Marina e a Giorgio Mulè in cui si dicono pronti a rientrare nel partito, ma pongono una condizione. Quale? Commissariare il coordinatore regionale Mauro D’Attis, parlamentare e fedelissimo di Tajani. Colpevole, a detta degli scriventi, di poco radicamento sul territorio e del flop referendario.
In Sicilia invece, oltre al noto ribellismo di Gianfranco Miccichè, che dopo il referendum ha accusato i vertici del partito per il fallimento, si registra anche l’attivismo improvviso di Marco Falcone, eurodeputato, che non sta risparmiando aspre critiche al governatore azzurro Renato Schifani. Dopo un incontro con lui Falcone ha usato parole durissime: “ Ho sottolineato l’importanza di una svolta di alto profilo, capace di consolidare i risultati raggiunti e di rafforzare il rapporto con cittadini e l’opinione pubblica siciliana. Non emergono, tuttavia, segnali sufficienti circa una piena consapevolezza, a Palazzo d’Orleans, della fase che stiamo attraversando e delle aspettative del nostro elettorato. Probabilmente si vuole continuare su un percorso di autoassoluzione che, al netto delle attenuanti, non ci sembra quello più adatto alle circostanze”.
Segnali da non sottovalutare. Anche se, regione per regione, Tajani ha stretto i bulloni di Forza Italia. E senza un rinvio dei congressi è davvero difficile che il partito gli possa essere sfilato dalle mani.