Lo storico Lupo: “Invece di offendersi, Meloni alzi la guardia sulla mafia”

“Il discorso alla Camera va commisurato alle difficoltà di un partito esposto alle infiltrazioni”, spiega il professore. “Tenere alta l’attenzione è un dovere di qualunque governo, perché il crimine è un problema intrinseco del potere. E fare gli spocchiosi non aiuta”

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10 APR 26
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Italian Prime Minister Giorgia Meloni in the Senate chamber during the briefing to Parliament on the government's activity, in Rome, Italy, 09 April 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

Giorgia Meloni ribadisce in Parlamento di non accettare lezioni sulla mafia. Che il suo impegno in politica risale non soltanto simbolicamente al 19 luglio 1992, giorno della strage di via d’Amelio. E che sul rapporto fra governo e criminalità organizzata parlano i fatti. “Ma anche ammesso che questa non sia propaganda, prendendo sul serio le sue parole, sottolineare che l’attuale esecutivo abbia intrapreso azioni concrete contro la malavita non esclude affatto che ci siano altri tipi di infiltrazione affaristico-criminale al suo interno”, avverte lo storico Salvatore Lupo, tra i più autorevoli studiosi di mafia in Italia. “La presidente del Consiglio invece di offendersi farebbe bene a tenere alta la guardia: al di là di ogni buona intenzione, i rischi esistono ed esisteranno sempre. Per lei e per qualunque altro governo. È nella natura dei pericoli che ogni sistema di potere comporta. Assumere questo tipo di atteggiamenti invece non aiuta i governanti a tenersi al riparo”.
La tesi di Lupo è lineare. “Tralasciamo le battutacce sul padre, che fanno parte di una polemica politica di bassa lega”, la premessa. “Una foto con un mafioso invece può essere un pretesto o anche una cosa seria”. Sia che ritragga la premier, sia l’ex sottosegretario alla Giustizia. “Dunque Meloni deve prestare cautela a queste cose. E quando succedono sarebbe opportuno alzare il livello dell’attenzione, anziché risentirsi: le faccende per cui si deve preoccupare non necessariamente derivano da una sua scelta volontaria. Le proposizioni di principio come quelle enunciate alla Camera vanno poi commisurate alle eventuali difficoltà di un partito di governo che si trova naturalmente esposto – ben più di quanto lo siano le forze di opposizione – alle possibili connessioni con diversi elementi della criminalità organizzata. Un termine molto generico, sintesi di una fenomenologia variegata, che comprende una quantità notevole di delinquenza. La cosiddetta mafia dei colletti bianchi, cioè quei soggetti borderline con intenti illecito-speculativi, esiste eccome. Ed è escluso che un qualsiasi governo possa non avere contatti con questi figuri. Dunque è doveroso vigilare”.
Anche perché, in termini di precauzioni e cautele di ogni sorta, la classe dirigente attorno alla premier non si è certo dimostrata immune agli scivoloni. “Meloni è brava con le parole, ma deve imparare ad accettare il contradditorio”, insiste Lupo. “Non può pensare che ogni critica sia mossa dal complotto altrui: è legittimo reagire alle polemiche pretestuose e personali, ma non tutte si possono ricondurre a questa categoria. Dunque Meloni deve imparare a distinguere, altrimenti chi come me la guarda senza pregiudizi poi inizia a maturarli. E alla lunga si arriva a dubitare della sua buona fede. Ci sono obiezioni che esprimono un timore per un pericolo oggettivo a cui lei è esposta come qualunque altro governo di questo o altri Paesi”. Su questo il professore ci tiene a fare chiarezza. “Ho sentito dire in tv che FdI sarebbe più vulnerabile alle infiltrazioni malavitose a causa della sua radice neofascista: ovviamente è una sciocchezza. La Democrazia cristiana era molto esposta. E un esecutivo di centrosinistra lo sarebbe altrettanto. Il problema non attiene alla configurazione ideologica particolare di un governo: l’unica ideologia necessaria è essere disponibili al confronto”.
Ma in questi quattro anni a Palazzo Chigi, la destra ha ottenuto risultati effettivamente considerevoli nella lotta contro le mafie? O si resta nel campo della demagogia? “Non ho informazioni sufficienti per esprimere un giudizio”, risponde Lupo. “Sono convinto che il problema della criminalità organizzata continui a essere serio nel nostro Paese, forse meno di vent’anni fa, eppure presente in tanti modi e forme. Mandare i delinquenti al 41 bis non significa necessariamente risolvere la questione. E tenere alta l’attenzione è un dovere di qualunque governo, perché il crimine è un problema intrinseco del potere. Senza fare gli offesi e gli spocchiosi”. Soprattutto quando si conferisce in Aula. “Più che una lezione di giustizia, a Meloni servirebbe una lezione d’umiltà e di dialettica democratica anche dura. Mentre nell’ambiente circostante non fa bene la connivenza da parte dei media – tendenzialmente benevoli e schierati da una parte o dall’altra –, altrimenti è difficile sviluppare gli anticorpi per un confronto politico sincero. Il senso critico e autocritico non devono mai mancare, quando si amministra un Paese”. Ergersi a vittime, sempre e comunque, indica che la strada è lunga.