In politica, ci sono tre posture che i presidenti del Consiglio adottano nei momenti di difficoltà. La prima postura è quella del passo del gambero: ci si spaventa di fronte a un ostacolo, si fa marcia indietro fingendo di andare in avanti e si prova a tornare alle origini. La seconda postura è quella del cambio di marcia: ci si rende conto che qualcosa non funziona, ci si rimbocca le maniche e si prova a correre come non mai. La terza postura è quella modello tapis roulant: ci si rende conto che correre è necessario, si capisce che se si guarda indietro si rischia di cadere ma non si riesce ad andare avanti perché non si ha la forza di correre lontano dal rullo. Il primo intervento di
Giorgia Meloni alla Camera dopo la scoppola referendaria si inscrive con una certa forza nella tipologia numero tre delle posture adottate dalle leadership in difficoltà. Il modello tapis roulant, in questo senso, è la fotografia perfetta della Meloni post referendum ma, se ci si riflette un istante, è più in generale una fotografia nitida della Meloni di governo degli ultimi quattro anni: si corre senza strafare, con un’andatura corretta, a volte più veloce, a volte più lenta, senza cadere ma senza spostarsi di un millimetro dal rullo. Giorgia Meloni, ieri alla Camera e al Senato, si è trovata in questa condizione. Ha provato a rivendicare l’azione di governo, ha puntato forte sull’affidabilità dell’esecutivo, ha cercato di proiettarsi verso il futuro, lo ha fatto senza cadere nelle trappole della demagogia eccessiva, ma lo ha fatto incontrando alcuni problemi che è utile mettere a fuoco.
Il primo problema che ha Meloni riguarda un tratto spesso sottovalutato della narrazione del suo governo. Il presidente del Consiglio, anche ieri, ha rivendicato alcuni traguardi del suo esecutivo ma i traguardi del governo Meloni hanno difficoltà a trasformarsi in motori di consenso perché i successi del governo hanno a che fare con elementi poco identitari per gli elettori di Meloni. La premier ieri ha ricordato che sotto il suo governo i posti di lavoro sono aumentati molto. Ha ricordato che sotto il suo governo la lotta all’evasione fiscale è migliorata molto. Ha ricordato che sotto il suo governo l’Italia ha sensibilizzato l’Europa sui temi che riguardano la lotta contro l’immigrazione illegale. Ha ricordato che uno dei successi del governo Meloni, almeno finora, è stata la prudenza sui conti pubblici. In ciascuna di queste storie, evidentemente, ci sono dei tratti di imbarazzo per Meloni. Il lavoro aumenta anche grazie a norme che Meloni non ha mai difeso (il Jobs Act). L’evasione fiscale diminuisce grazie a norme che Meloni ha sempre osteggiato (fatturazione elettronica).