•
La tela di Tajani. Prende tempo con Marina B. e media con Letta. Dall’Abruzzo al nord cresce il malcontento in FI
Ancora attesa per l'incontro con la figlia del Cav. ("ma potrebbero sentirsi al telefono"). Intanto crescono i malumori verso i vertici. Il caso Lombardia. Oggi il vicepremier alla Camera
di
8 APR 26

ANSA/ANGELO CARCONI
In teoria, eravamo rimasti all’incontro che si sarebbe dovuto tenere nel fine settimana, quello tra Antonio Tajani e Marina Berlusconi. Ma ora c’è anche chi ipotizza che i due possano semplicemente aggiornarsi al telefono. “E questo sarebbe un ulteriore segnale di debolezza”, si mugugna allora dentro Forza Italia. Fatto sta che nell’attesa che una novità si produca, sull’asse Roma-Milano, il vicepremier e ministro degli Esteri prova a blindarsi come può: tenendo un filo diretto con Gianni Letta in qualità di mediatore con la Famiglia. Sperando che il braccio destro del Cav. riesca a fornirgli, chissà, una prima soluzione: selezionando il candidato perfetto per sostituire Paolo Barelli in qualità di capogruppo alla Camera. Accontentando sì le richieste di rinnovamento che piovono dai Berlusconi. Ma senza che sembri troppo una destituzione rispetto al proprio ruolo di segretario. Della serie: “Il nuovo nome deve andare bene anche a me”.
Oggi Tajani, dopo giorni di comunicazione ridotta all’osso, si presenterà alla Camera per rispondere ad alcuni question time e quest’inedita ritrosia a esporsi a domande, interviste, ospitate in tv, si scontrerà col chiacchiericcio e i capannelli da Transatlantico. Anche ieri ha avuto un appuntamento con i suoi parlamentari, riunendo il dipartimento Esteri del partito, guidato da Deborah Bergamini, con all’ordine del giorno la questione medio orientale e un focus sull’energia (ma anche sull’appuntamento del prossimo 24 aprile a Roma per i 50 anni del Ppe). La ragione dell’attesa che si protrae è presto detta: visto che una qualche soluzione di avvicendamento a Montecitorio non s’è ancora trovata, il vicepremier vuole evitare di presentarsi a Milano con nulla in mano. Anche per questo, come detto, ha riallacciato una (mai interrotta) interlocuzione con Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e storico braccio destro nella capitale di Silvio Berlusconi. Centrale anche nel dipanare la matassa avvicendamento tra Gasparri e Craxi al Senato. Anche se, come detto, da fonti vicine al segretario di Forza Italia si faceva trapelare nelle scorse ore persino l’ipotesi che alla fine il colloquio con Marina potesse avvenire telefonicamente.
Ciò detto, mentre nel tentativo di blindarsi a Roma Tajani cerca di prendere tempo, sui territori monta l’insofferenza verso i vertici di FI. Ieri sul Foglio abbiamo raccontato i casi di Puglia e Sicilia, ma restando al sud anche in Abruzzo si respira un’aria di tensione. Questo perché il ruolo di coordinatore regionale, appannaggio del deputato Nazario Pagano (presidente della commissione Affari costituzionali della Camera), sarebbe finito nelle mire di Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale abruzzese, in predicato di fare il salto ed essere nominato assessore regionale. Sospiri è campione di preferenze in provincia di Pescara, uno di quelli che nel post referendum aveva da subito parlato della sconfitta come di un “segnale forte, che racconta una nuova voglia di partecipazione e impegno civile”.
Eppure quello che sembrerebbe essere un fenomeno circoscritto al meridione viene confutato da un certo qual malcontento che spira anche dal nord. In Lombardia, per esempio, sono state messe nel mirino le 40 mila tessere, che, hanno fatto notare alcuni, sono più di quelle di Fratelli d’Italia, che ha più del doppio dei voti degli azzurri. Mentre la Lega, che doppia FI nei consensi, ha solo un terzo delle tessere. In Piemonte i malumori personali tra Cirio e il ministro Zangrillo non stanno rasserenando gli animi. In Liguria ci sarebbero “fibrillazioni fortissime” perché Angelo Vaccarezza, ex totiano, starebbe mirando al ruolo di coordinatore regionale che è di Carlo Bagnasco, molto vicino alla famiglia Berlusconi. Ma anche in Emilia-Romagna ci sono tensioni tra Pietro Vignali (ex sindaco di Parma) e la coordinatrice romagnola Rosaria Tassinari. In Veneto, invece, un qualche scontento nella base l’ha prodotto aver lasciato “carta bianca” a Flavio Tosi, a cui viene imputato di essersi candidato in tutte le circoscrizioni alle elezioni regionali in Veneto pur di sfidare Zaia (contro cui però ha perso ovunque, e di molto). Il congelamento della sostituzione di Barelli a Montecitorio, peraltro, ha risposto alla richiesta, da parte di Marina Berlusconi, di “fermare i motori”. L’obiettivo è evitare di andare allo scontro frontale. Ma secondo chi monitora la temperatura del dissenso interno al gruppo sarebbero già trenta i deputati pronti a sottoscrivere una raccolta firme omologa a quella che ha portato al passo indietro di Gasparri a Palazzo Madama.
Di più su questi argomenti:
Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.