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Perché Meloni ora punta sul duello con Conte. I guai di Piantedosi
Le opposizioni interrogano il governo sugli incarichi della giornalista Claudia Conte. La premier chiama Starmer, parla di Hormuz e pensa a una nuova Nato senza America. E’ ora cauta sull’aumento della spesa militare. Il Colle: nessun veto a Salvini
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3 APR 26

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Foto Ansa
Mi passi l’avvocato. Meloni cerca come rivale quello del popolo, Giuseppe Conte, e Matteo Piantedosi si affida al suo. C’è un plotone di seduzione. E sedizione. Si fanno largo intermediari. Il ministro dell'Interno annuncia che adirà le vie legali contro chi osa maneggiare la sua vita privata, contro chi scrive di aver favorito la giornalista Claudia Conte. Se ci fosse un rimpasto di governo, il presidente Mattarella potrebbe non opporsi all’idea del ritorno di Salvini al Viminale. Lo raccontano gli amici che hanno accesso al Colle. Meloni in colloquio con Starmer parla di Hormuz, di un piano, e ha iniziato a ragionare sulla Nato senza America. E’ ora cauta sull’aumento della spesa militare. Il 9 aprile, in Aula, la premier vuole processare Conte, il “subalterno”.
Sta scegliendo Conte al posto di Schlein, come nemico (FdI ora attacca lui), ma Meloni non ha ancora individuato il ministro del Turismo. Santanchè forse era davvero una Santa. Palazzo Chigi sembra un capezzale. La resurrezione è rimandata al 9 aprile quando Meloni si presenterà in Aula. Oggi ci sarà il Cdm sulle accise. Sta circolando qualsiasi maldicenza, e fantasia, sull’intervista rilasciata da Claudia Conte a Money.it, dove parla di relazione “che non posso negare” con il ministro dell’Interno. In una Camera deserta Elly Schlein annuncia che “Piantedosi deve spiegare la natura di certi incarichi in Rai e nella Pa”. Si riferisce ai programmi condotti da Conte, che ha iniziato a lavorare in Rai già durante il mandato dell’ex ad Carlo Fuortes, e agli incarichi ricevuti dalla Camera e dalla Polizia di stato. Si stanno muovendo untori come nel caso Sangiuliano-Boccia. C’è questo ragazzo, Marco Gaetani, un giornalista di Radio Atreju, la radio di FdI, dirigente di Gioventù nazionale che ha intervistato Claudia Conte e che viene ora collegato, solo per vicinanza, a Gemmato, Lollobrigida, Mantovano, Tommaso Longobardi, il Dalì dei social di Meloni. Che c’entra? E’ uguale, come allora, la diceria che si propaga per i corridoi: occhio, c’è la mano di Fabrizio Corona, foto in uscita, perfino la pazza idea, che gira a destra, che “sia un modo per anticipare i rotocalchi”, o il “voleva un programma in Rai...”. Conte inizia a parlare, a distribuire gocce. Dice: “Al momento preferisco il silenzio, ricordo solo le mie competenze professionali”. Prima ancora di trovare ospitalità a Money.it, Conte avrebbe cercato altre sponde, nei quotidiani, perché sentiva il bisogno di far sapere che era una donna innamorata. Perché farlo sapere? Si è aggiunta anche questa nota di Money.it, bizzarra, per informare: “Claudia Conte ci è stata presentata da una persona intermediaria, la quale ci ha anche detto che avrebbe potuto rispondere alla domanda sulle voci che già circolavano sul web su di lei da tempo, potendo confermare la sua relazione con il ministro in quanto – ci aveva assicurato – lui era separato”. Piantedosi viene difeso da FdI, “ministro eccezionale”, da Salvini, che nega di puntare al suo posto in un eventuale rimpasto.
Anche Meloni è consapevole che nulla prude più delle coperte e che si maledice il gossip solo perché è la fontana Italia dove ci si abbevera. C’è un bellissimo saggio di Raffaele La Capria che andrebbe ripreso per intero. Si chiama “Centralità della scopata nella narrativa italiana” e c’è un passaggio che ci descrive: “Quando dico centralità voglio sottolineare il valore decisivo attribuito in un romanzo alla scopata, e voglio alludere alla sua trasformazione in qualcosa di emblematico che il più delle volte mi è parso francamente esagerato”. Solo qui, la scopata, dice La Capria, ha funzione catartica, è strumento di tattica parlamentare. Spiegano al governo che Conte non è mai entrata al Viminale, non ha fatto trasferte con il ministro. Il suo grande riferimento in Rai, il direttore che ha scommesso su Conte, è stato Paolo Petrecca, ex direttore di Rai News. E’ Petrecca che ha iniziato a invitarla come opinionista. Da qui al nove aprile mancano sei giorni e anche Meloni sa che il vuoto di notizie si riempie. In verità ce ne sono. Si è dimesso Gravina, da presidente della Figc, la Corte Penale internazionale ha deferito l’Italia per mancata cooperazione per il caso Almasri. Ci sarebbe anche la sempre più probabile uscita di Roberto Cingolani come ad di Leonardo perché le sue ambizioni, più che legittime, si erano però fatte troppo grandi (per arrivare all’Eni di Claudio Descalzi). Gli americani si stanno portando avanti.
L’incontro fra Conte e Zampolli, l’intermediario di Trump, è una spia. Anche per Meloni è Conte, e sarà, il suo vero avversario. FdI è sconvolta dalla forza con cui il Pd, in Commissione Covid, difende Conte. Meloni vuole attaccarlo ed evidenziare la sua “subalternità” a Trump, intende riprendere anche quella vecchia storia, smentita da Conte, della partenza da Sigonella del drone che uccise Qassem Soleimani, il comandante della rivoluzione islamica. Intende ricordare che il primo a non opporsi ai dazi di Trump è stato Conte, che il vero sottomesso è stato lui. Anche la vicinanza di Meloni a Trump, per Meloni, va letta come mano tesa all’Ucraina, solo un modo per non lasciarla da sola. Meloni si sente Fra Cristoforo. Verrà un giorno e faremo i Conte.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio