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Dalla Lega a FdI, ora c’è chi mette in discussione l’obiettivo spese Nato al 5 per cento: “Non è un totem”
Nella maggioranza s'inizia a discutere della possibilità di posticipare il raggiungimento delle promesse fatte all'Alleanza atlantica (per recuperare risorse). Bignami (FdI): "Dipenderà anche dalla procedura d'infrazione per deficit oltre il 3 per cento". Candiani (Lega): "Guai a entrare in un'economia di guerra"
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3 APR 26

ANSA / CIRO FUSCO
“Rivedere l’obiettivo del 5 per cento del pil per le spese in difesa? Sicuramente la priorità è dare risposte per l’economia italiana. Come farlo è una decisione che spetterà al governo”, dice il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon. “Guai a entrare in un’economia di guerra, perché poi finisci per non fare nient’altro”, gli fa eco Stefano Candiani, deputato e collega di Carroccio. Ma anche in FdI la domanda non è peregrina: “L’unico totem che non possiamo mettere in discussione è la difesa degli interessi degli italiani. Si vedrà”, sottolinea al Foglio Marco Osnato, presidente della commissione Finanze alla Camera.
C’è una domanda che aleggia in questi giorni all’interno della maggioranza: non è che per rispettare l’obiettivo di arrivare al 5 per cento del proprio pil in spese militari entro il 2035, in accordo con la Nato (che Trump ha minacciato di lasciare), si dovrà rinunciare a tutta una serie di interventi di politica economica? Del resto, i margini di manovra, mentre il governo cerca di trovare risorse per rifinanziare le misure contro il caro energia, sono molto risicati. Lo si è visto anche nella contrattazione con Confindustria sui fondi di Transizione 5.0 (prima tagliati e poi ripristinati). E anche in previsione della prossima legge di Bilancio, l’ultima prima di andare al voto, le aspettative non sono rosee. “E’ la mia opinione personale ma è quanto diciamo anche come partito: abbiamo bisogno di dare risposte alle esigenze dell’economia italiana”, argomenta al Foglio il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che è anche vicesegretario della Lega. “Lo vedremo più avanti come agire, ma sarà sicuramente un qualcosa che faremo come governo. Io penso che per prima cosa dovremmo chiedere una revisione del Patto di stabilità europeo che ci consenta proprio di fare interventi specifici sull’economia”. Proprio quel patto, nelle intenzioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dovrebbe scorporare gli investimenti in difesa dal computo del deficit. Eppure nel Carroccio vorrebbero poter andare in un’altra direzione. “Il tema delle risorse è sicuramente importante, ma la priorità in questo momento è che finisca la guerra, anzi, le guerre. Perché per quanti interventi tu possa fare, più va avanti il conflitto e più qualsiasi protezione rischia di sparire”, aggiunge Armando Siri, ex sottosegretario ai Trasporti e attuale coordinatore dei dipartimenti nella segreteria della Lega. Secondo cui, a proposito di interventi urgenti, “togliere le sanzioni sul gas russo sarebbe in questo momento una scelta opportunistica e anche opportuna”.
Il deputato Stefano Candiani la mette in termini più metaforici: “Nei condomini è chiaro che l’antincendio è una delle spese, non l’unica. Se però entri in una turba mentale perché credi che l’incendio possa scoppiare da un momento all’altro finisce che spendi soldi solo per l’antincendio e non fai nient’altro. Per questo dico: guai a inseguire scelte spinte dall’emotività e a entrare in un’economia di guerra. In cui siccome spendi in armi poi finisci che la guerra la fai sul serio”. Come detto, però, sono considerazioni che non si muovono soltanto nell’universo leghista, già di per sé particolarmente propenso a mettere in discussione l’aumento delle spese militari. Sentite cosa dice al Foglio Marco Osnato, esponente di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze alla Camera: “Se il target del 5 per cento del pil da destinare alle spese militari è un totem? Io credo che l’unico totem, che non può essere messo in discussione dal governo e dalla maggioranza, sia la difesa dell’interesse nazionale, che passa sicuramente dalle spese militari e dal rispetto degli impegni presi, ma anche da altro. Attualmente non c’è alcuna discussione su questo. Poi può essere che ci saranno momenti in cui saremo più in difficoltà e proveremo a valutare cose diverse. Speriamo che però questa necessità non ci sia”. E’ un tema, quello dell’allocazione delle risorse “costantemente attenzionato dal governo”, spiega il capogruppo meloniano alla Camera Galeazzo Bignami. “Già a partire dalle valutazioni che farà l’Istat sul rientro dalla procedura d’infrazione per deficit oltre il 3 per cento dipenderanno anche le scelte future”. Pure un esponente del governo come Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, predica calma: “E’ un tema che dovrà essere valutato complessivamente dal governo, perché intreccia anche questioni di bilancio”. A riprova che insomma nella destra si inizia a discuterne.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.