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Grillo rivuole il simbolo del M5s. Ma non c’è la richiesta di sospensiva
Il colpo di teatro c'è: la notizia del ricorso arriva nel giorno in cui Conte annuncia il libro per rilanciare la sua leadership. E però la sensazione è che l'azione legale non sia solidissima. E da via di Campo Marzio l'avvocato fa rispondere il suo fedelissimo, il parlamentare-notaio Alfonso Colucci: "Quella di Grillo appare come una richiesta temeraria, valutiamo di chiedergli i danni"
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1 APR 26

Il fondatore del M5S, Beppe Grillo, con il presidente del movimento Giuseppe Conte
Beppe Grillo vuole riprender il Movimento 5 stelle, ma la sua è un’offensiva a metà. Nel ricorso presentato dal fondatore al tribunale di Roma non c’è alcuna richiesta di sospensiva dell’uso del simbolo e del nome del M5s. La prima udienza sarà a luglio. Saranno poi più in là i giudici a decidere. La richiesta che il fondatore fa a Conte è chiara. "Il suo partito non c’entra più niente con quello fondato nel 2009, ha un’altra storia politica e quindi Conte farebbe bene a fare un suo partito. Lo chiami come vuole: democrazia e pochette, per esempio”, dicono fonti vicinissime al fondatore del M5s che ha affidato agli avvocati Matteo Gozzi e Giulio Enea Vigevani, costituzionalista a Milano Bicocca, il ricorso.
Una notizia arrivata nel giorno in cui Conte ha annunciato la prossima uscita del suo nuovo libro “Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”, di fatto un manifesto per rilanciare la sua leadership, sperando in un ritorno a Palazzo Chigi. Che il ricorso sarebbe arrivato lo si sapeva da mesi, ma sul giorno dell’annuncio il comico genovese ha rispolverato il talento di uomo di spettacolo, scegliendo quello che più male poteva fare al capo del M5s. Ma almeno nell’immediato però, il colpo di teatro non avrà effetti. I legali di Grillo infatti non hanno richiesto una sospensiva dell’uso del simbolo in attesa del giudizio di merito. E non a caso nel Movimento già leggono questa cosa come un segno di debolezza. Lo chiariva ieri anche Alfonso Colucci, parlamentare e notaio vicinissimo a Conte: “Affrontiamo con assoluta tranquillità questa iniziativa di Beppe Grillo, che si manifesta gia' a un primo esame assolutamente infondata”, diceva bollando come “impropria e assurda la pretesa” del fondatore “di ritenersi proprietario degli elementi identificativi del Movimento”, annunciando “una eventuale nostra richiesta di danni per un'iniziativa che appare chiaramente temeraria".
Il ricorso in ogni caso di basa sull’articolo 1 lettera b dello statuto fondato dell’associazione Movimento 5 stelle del 2017 dove si legge: “Alla denominazione del ‘MoVimento 5 Stelle’ potrà essere abbinato il simbolo, di proprietà dell’omonima associazione ‘MoVimento 5 Stelle’ con sede in Genova, concesso in uso dalla medesima”. E’ lo statuto dell’associazione creata da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio per consentire al M5s ormai istituzionale di avere un soggetto giuridico più adatto a una forza parlamentare, la stessa associazione che oggi è presieduta da Conte. Mentre l’associazione di Genova, considerata titolare del simbolo, è quella che con Grillo ha presentato il ricorso. In pratica, si dice nell’atto di citazione, quella concessione non sarebbe più valida per il radicale mutamento imposto al M5s da Conte. Se questo è il cuore del ricorso, nell’atto di citazione ci sono anche una serie di altri documenti, alcuni firmati anche da Conte, che confermerebbero la proprietà del simbolo in capo all’associazione genovese.