E la domanda a cui forse bisognerebbe rispondere, a prescindere dal giudizio che si può avere su Meloni e sul suo governo, è forse questa: può un governo indebolito, con una maggioranza litigiosa, una coalizione stabile ma sfilacciata, affrontare una fase complicata come quella in cui ci si trova oggi, con una crescita che non si schioda dagli zero virgola, un costo dell’energia che sale e una manovra che rischierebbe di essere poco espansiva nelle condizioni attuali, a causa di un deficit un po’ più alto del previsto che al momento non consente all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione e dunque di avere più margini di azione in economia? Forse no. E forse, tra il far rosolare l’Italia, oltre che il governo, e provare a scommettere sulle elezioni anticipate, come suggerisce da giorni anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la seconda soluzione è migliore della prima. Per questioni politiche, naturalmente (e sul voto anticipato Meloni potrebbe trovare una sponda anche in Elly Schlein, che avrebbe tutto l’interesse ad assecondare l’eventuale opzione: con poco tempo per andare al voto, organizzare primarie di coalizione sarebbe logorante, e per Schlein giocarsi le carte per la premiership sulla base dell’eventuale consenso ottenuto dal Pd alle elezioni sarebbe infinitamente più conveniente che misurarsi alle primarie con Giuseppe Conte). Ma il voto anticipato avrebbe anche solide ragioni economiche. Quali?
Francesco Giavazzi, economista, già braccio destro e sinistro di Mario Draghi, sostiene che dal punto di vista economico, politico e anche tecnico (con riferimento alle regole europee), arrivati al punto in cui ci troviamo oggi,
andare a votare in anticipo sarebbe un’opzione più che saggia, oltre che conveniente. L’Italia, ci dice Giavazzi, “ha un problema serio di crescita asfittica, di salari compressi, di risposte sull’energia che non riescono a essere all’altezza della situazione”, e il governo, dice ancora Giavazzi, ha al suo interno ministri ben più dannosi dei soggetti che si sono dimessi in queste ore, “penso per esempio al ministro dello Sviluppo Adolfo Urso che mi sembra sia stato di fatto sfiduciato sul vostro giornale due giorni fa anche dal presidente di Confindustria”.