L'altalena di Meloni sui dazi fra Trump e l'Ue: sente Starmer e vede Weber

La premier preoccupata dalle tariffe americane, martedì incontrerà le imprese di categoria. Colloquio con il primo ministro britannico: no alle guerre commerciali. Poi il faccia a faccia a Palazzo Chigi con il presidente del Ppe
4 APR 25
Ultimo aggiornamento: 18:57
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Giorgia Meloni sta sull’altalena. Dice di non voler sfilarsi dalla trattativa europea, ma nel suo partito, Fratelli d’Italia, i ministri che le sono più vicini, si danno forza e raccontano che “se volesse tratterebbe direttamente con Trump la posizione dell’Italia”. Ma questa, certo, sarebbe una picconata a Bruxelles. La stessa Bruxelles a cui la premier raccomanda calma e nessun controdazio muscolare. Se Meloni si ferma e scende allora salgono sull’altalena i suoi due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Ovviamente con posizioni agli antipodi. Più dialogante con la Ue il capo di Forza Italia, totalmente sferzante quello della Lega che spinge per un accordo bilaterale con Trump. Su e giù fa l’altalena. Dazi e lazzi.
Domenica a Verona si apre il Vinitaly, fiera dedicata a un settore che ribolle di preoccupazioni per via dei dazi imposti dall’America. Presiederà l’evento il ministro Francesco Lollobrigida, che fa parte anche della cosiddetta “task force” convocata ieri l’altro dalla premier. Meloni alla fine non dovrebbe esserci. Al contrario delle passate edizioni. Non solo per il fioretto alcolico che sta portando avanti sotto Quaresima. Martedì infatti a Palazzo Chigi dovrebbero sfilare le associazioni di categoria che dal primo momento hanno chiesto un incontro al governo. Con loro il ministro Adolfo Urso e con ogni probabilità Meloni. Lollobrigida nel frattempo al Vinitaly farà due cose importanti: incontrerà due commissari Ue – alla Salute Varhelyi e all’Agricoltura Hansen – e soprattutto 3.000 buyer americani, attesi a Verona. La parola d’ordine della presidente del Consiglio resta niente panico, nessun allarmismo. Anzi, “supereremo anche questa”, come ha detto Meloni una volta tornata a Roma da una visita in Abruzzo davanti al Consiglio dei ministri, convocato per approvare il decreto Sicurezza. La presidente del Consiglio ha spiegato che è presto per valutare le conseguenze effettive prodotte da questa nuova situazione sul nostro Pil e sulla nostra economia. “Certamente, però, il panico e l'allarmismo possono causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi”. Il Pd chiede al governo una risposta alla spagnola contro le tariffe trumpiane: 14 miliardi di euro. Dalle parti del ministero dell’Economia con molto realismo escludono per il momento decreti con indennizzi per le imprese più colpite, anche perché sul piatto della bilancia c’è sempre lo “sforzo” che dovrà compiere l’Italia per arrivare il prima possibile al 2 per cento per le spese militari come chiede l’America a proposito della Nato. E allora per il momento il menù propone: lunedì un vertice con Tajani e Salvini, più i ministri coinvolti nella task force per iniziare a calcolare una stima delle ricadute economiche, settore per settore, e il giorno dopo appunto un tavolo con le categorie produttive. Meloni nel suo discorso davanti ai ministri ha ribadito che i dazi sono “sbagliati”, uno “choc” per l’Europa che però non deve rispondere in maniera altrettanto muscolare. Riflessione condivisa anche il primo ministro britannico Keir Starmer con il quale ha avuto ieri una conversazione telefonica. I due concordano sul fatto che una guerra commerciale totale sarebbe totalmente dannosa (ieri a Palazzo Chigi la premier ha visto Manfred Weber, presidente del Ppe, con Tajani).
“Questa potrebbe essere un’occasione per affrontare questioni che l’Unione europea ha trascurato da tempo: penso alle regole ideologiche e non condivisibili del Green Deal, al rafforzamento della competitività delle nostre imprese, all’accelerazione del mercato unico e alla necessità di una maggiore semplificazione”. Sullo sfondo resta la richiesta di modificare il Patto di stabilità. In questa altalena, tra preoccupazione e ottimismo, dissimulazione e consapevolezza, la premier mette agli atti che i dazi al 20 per cento per l’Europa sono “affrontabili”, augurandosi che in parte saranno assorbiti dall’importazione. Su e giù. In mezzo balla sempre il rapporto con Trump così come una possibile missione alla Casa Bianca che si allunga e si restringe come una fisarmonica. Una ridda di voci non confermate che passano da un blitz prima della visita in Italia del vicepresidente Vance fino a contatti telefonici con il presidente, girati ieri senza adeguate conferme da Palazzo Chigi. Tra “no comment” e depistaggi, la premier resta dentro il recinto europeo, almeno per ora. In questo caos dazi, il centrodestra è riuscito a chiudere il dossier Sicurezza trasformando il ddl in un decreto, inserendo dopo lunga trattativa e il muro della Lega le migliorie richieste dal Quirinale. Una trattativa durata settimane che deve aver creato qualche tensione fra il Colle e Palazzo Chigi. La novità, al di là dei sei punti fatti inserire da Sergio Mattarella, è la tutela legale per le forze dell’ordine.