Foto di Claudio Giovannini, via Ansa  

Editoriali

C'è un sindacato da recuperare sul fisco ed è la Cisl

Redazione

Che cosa può fare il governo Meloni perché nella delega fiscale ci sia spazio anche per le richieste delle rappresentanze sindacali (al di fuori della Cgil)

La riforma fiscale, ieri approvata in Consiglio dei ministri, sarà il punto centrale dell’azione di governo, e tra delega, misure attuative e verifiche di merito impegnerà probabilmente tutta la legislatura. Le confederazioni sindacali hanno criticato il metodo, cioè il fatto che si proceda all’approvazione del progetto di legge in Cdm prima di aver raggiunto un accordo con le parti sociali, e di merito, che riguardano però soprattutto la prospettiva finale della “tassa piatta” che anche nelle previsioni dell’esecutivo sembra più uno slogan che una effettiva prospettiva a breve termine.

Forse con la Cgil non esiste un reale spazio di mediazione, ma non è così con la Cisl, che aderirà a forme simboliche di “mobilitazione” ma che punta in realtà ad alcune questioni che potrebbero trovare spazio nella riforma, a cominciare da un riconoscimento della fedeltà fiscale dei lavoratori dipendenti, per esempio detestando gli aumenti derivati da accordi sindacali. L’obiettivo del governo di creare uno schema generale di tipo nuovo è comprensibile, ma un po’ di flessibilità che consenta, almeno nella fase di avvio, di rispondere a esigenze magari settoriali ma fondate non dovrebbe essere trascurata.

La Cisl in particolare ha una visione pragmatica, sa, come ricorda l’ex segretario Raffaele Bonanni, che la cornice di un’azione sindacale proficua è il “riformismo nell’economia e nel lavoro come impegno costante per mantenersi saldi nella attuale competizione internazionale”. La Cgil di Maurizio Landini probabilmente proseguirà nella ricerca di uno scontro con l’esecutivo, ma la Cisl non ha alcuna intenzione di farsi egemonizzare: anche per questo è interesse del governo trovare terreni che permettano una trattativa reale con i sindacati che vogliono fare i sindacati, anche per isolare chi usa la battaglia sindacale per finalità politiche, peraltro finora senza grande successo di partecipazione dei lavoratori in carne e ossa.

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