"Credo in Salvini". Pontida va in soccorso del leader in affanno

Simone Canettieri

"Bisogna aiutare Matteo". Lo dicono le magliette distribuite ai militanti. Ma anche i video degli amministratori lanciati dal palco. Fedriga in agrodolce: "La leadership del segretario federale è salva, non guardiamo i sondaggi. Abbiamo avuto fasi alterne".

Dal nostro inviato a Pontida. È tutto "un credo". In Matteo Salvini, certo. Lo dicono le magliette distribuite ai militanti. Ma anche i video degli amministratori lanciati dal palco: "Credo in Matteo". Il fideismo verso il capo della Lega in difficoltà cerca di riempire i pochi spazi vuoti qui sul prato di Pontida. Non c'è la stesa gente dell'ultima edizione ruspa del 2019, quella della ruspa al Viminale e i sondaggi sopra il 30 per cento. Ora qui tutti credono, almeno dicono di credere, la soglia del 10 per cento sia solo un incubo ma non realtà. "Nel 2018 avevamo preparato le candidature in base ai sondaggi che ci davano al 10 e andò molto meglio", ci dice Roberto Calderoli, il pallottoliere delle cose di Via Bellerio, l'uomo dei cavilli in Senato tanto che c'è chi lo vede come presidente di Palazzo Madama: "Mi posso toccare? Posso fare gestacci?". In passato ci furono parole d'ordine ben più efficaci di tutti questi "credo" che spuntano ovunque. Sugli striscioni, sulle magliette, sulle bandiere. E dunque credo nell'Italia, credo nella Lega, credo in Matteo Salvini. Lo ripetono i sindaci che salgono sul palco. Il format è questo. Ma manca forse l'euforia dell'ultima volta: quest'anno ad esempio è mancata la consueta festa del sabato leghista, birra e cori da stadio. Niente. I big si vedono poco, finora. Spunta il ministro Massimo Garavaglia, ma soprattutto ecco Massimiliano Fedriga, attenzionato da tutte le telecamere. È l'indiziato per il dopo Salvini. Ipotesi che il governatore nega: "La leadership di Salvini è salva, non guardiamo i sondaggi. Abbiamo avuto fasi alterne". Certo, ma che dovrebbe dire?

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.