La manifestazione di oggi del Partito Democratico (Il Foglio)

La campagna elettorale del Pd parte stanca. Letta: “Noi unica scelta per fermare la destra”

Gianluca De Rosa

L'inizio non è dei migliori: piazza non pienissima e non molto entusiasmo. Oltre al segretario del Pd, sul palco salgono Nicola Zingaretti e Elly Schlein

Di certo non c’è grande entusiasmo. La piazza è piena a tratti, le bandiere non si sventolano quasi mai. “Aho ma vince è difficilissimo”, ammette un militante. Piazza Santi Apostoli è una sorta di amuleto. Il segretario del Pd Enrico Letta lo ricorda. “Da qui partì la vittoria di Romani Prodi contro Silvio Berlusconi e qui l’anno scorso festeggiammo la vittoria di Roberto Gualtieri”. 

 

Ma anche alla fortuna questa sera in pochi riuscivano davvero ad affidarsi. Nel retropalco, divisi dalla transenne, si riuniscono i leader. Il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti parlotta con il ministro Dario Franceschini e il sindaco Roberto Gualtieri. Più vip che leader di popolo. Arriva il segretario Letta e sono subito baci e abbracci. Al gruppetto si aggiunge Paolo Ciani, fondatore di Demos, è candidato nell’uninominale di Roma centro. Scherza: “Grazie per essere venuti tutti qui a Roma centro per sostenere la mia campagna elettorale”.

 

Ma c’è poco da ridere. Sul palco inizia a parlare il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Applausi stanchi. Stesso discorso per il secondo intervento, quello della capogruppo uscente al Senato Simona Malpezzi. A scaldare i cuori ci riesce soltanto la vicegovernatrice dell’Emilia-Romagna Elly Schlein. Parla di giovani, precariato e attacca Giorgia Meloni: “Non tutte le donne sanno difendere le donne”. Alla fine si va a complimentare anche l’ex segretaria generale della Cisl Anna Maria Furlan, rimasta per errore fuori dalle transenne, mentre un gruppuscolo di militanti romani, capeggiati dalla capogruppo dem in Campidoglio Valeria Baglio va a chiederla udienza. 

 

Poi è il momento del doppio segretario. Eh si perché quella tra Nicola Zingaretti e Enrico Letta è una sorta di staffetta. Si alternano sul palco con interventi altrettanti lunghi e si ringraziano a vicenda, uno perché ha continuato il rinnovamento dell’altro, l’altro per averlo iniziato. Uno cita Berlinguer, l’altro Don Milani. Ma poi ciò che rimane sono le parole di Letta sul palco che ricalcano quelle già dette questa mattina. “Vinceremo solo se sarà chiaro a tutti gli elettori che questa è una legge elettorale maggioritaria e non proporzionale: chi racconta che non è così sta raccontando una cosa non vera, chi vota le liste che sono intorno a noi - dice non citando esplicitamente né il terzo polo né il M5s - fa un regalo al centrodestra. È evidente che è così. Ci sono 60 collegi da cui dipenderà il futuro del nostro paese”. Cita la volontà del partito di essere il partito dei giovani che però in piazza latitano.

 

E il finale dà il senso della situazione. Sul palco ci sono tutti i candidati degli uninominali a Roma e nel Lazio. Parte a tutto volume “Life is life” e Letta invita i candidati ad improvvisarsi in un balletto a ritmo del battito delle mani. L’effetto è quello che, i giovani a cui Letta avrebbe voluto parlare nel suo intervento, definirebbero cringe. Ma anche i vecchi militanti guardano in basso. Ma c’è chi ci spera comunque: “Incrociamo le dita”.

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