Palazzo Chigi

L'arbitro è Mattarella. Dimissioni respinte. Per Draghi ci sono ancora i supplementari

Carmelo Caruso

"Ho fatto tutto il possibile" dice Draghi ma per il presidente della Repubblica la democrazia "ha una liturgia". Adesso l'attore è Salvini. Il Pd spera ancora nel Draghi bis. La "coerenza" del premier: "Ho solo una parola"

Si è dimesso perché “io non mento”. Se ne va perché “le condizioni per restare oggi non ci sono più”. Si allontana perché “ho sempre detto che si sarebbe andato avanti soltanto se ci fosse stata la prospettiva di poter realizzare il programma di governo”. Mario Draghi si è dimesso da presidente del Consiglio. Sergio Mattarella non ha accolto le dimissioni e ha chiesto a Draghi di presentarsi alla Camere per verificare se il governo gode ancora della maggioranza. Si spacca un sodalizio.

Mercoledì il premier riferirà in Parlamento. L’Italia alle 18,44, in un giovedì di luglio, perde al momento l’uomo che l’ha trascinata fuori dall’emergenza Covid, attivato il Pnrr, la figura che per la stampa internazionale è “la voce dell’Europa”. Si prevede per stamane un’ordalia sui mercati.

 

La crisi si è svolta in quattro passaggi: al Senato il voto contrario del M5s al dl Aiuti; alle 15 un colloquio tra Draghi e Mattarella; successivamente il Cdm per annunciare le dimissioni, infine le dimissioni “non accolte” dal presidente della Repubblica. E’ lui l’uomo che ha le chiavi del Parlamento. Il Quirinale da giorni era stato informato della volontà di Draghi ma neppure Draghi può sottrarsi alle liturgie della democrazia. Siamo in fondo in una democrazia “mattarelliana”. 

Dunque non fingeva, dunque davvero, come ha confidato a Mattarella, che di sacrificio se ne intende, “non è per stizza che lascio” ma perché “abbiamo fatto di tutto. Non è stato abbastanza, credimi presidente. Di tutto”. I numeri del Senato dopo il voto erano secondo Draghi scarsi. Si scommetteva su una spaccatura del M5s che non c’è stata. Ha infatti votato compattamente “no”. Il ministro Stefano Patuanelli, che è anche senatore, di pomeriggio, si è presentato di fronte a Draghi come se non fosse accaduto nulla. Si dice che sia stato guardato dagli altri ministri come il peggiore dei felloni. Già di mattina, a Palazzo Chigi, Conte era invece definito un protagonista superato: “Ha innescato un meccanismo. Le cose umane sono sempre in moto e lo sopravanzano. Si è marginalizzato da solo. Un suicidio”.

 

Gli attori sono già altri. Uno è sicuramente Matteo Salvini che resta pronto al voto ma non troppo. Un altro spauracchio che gira per trattenerlo, insieme a Draghi, è ricordargli che con il voto anticipato andrebbe a fare al massimo il numero tre di Giorgia Meloni. L’altro protagonista è senza dubbio Enrico Letta che ha già dichiarato di voler provare, in tutti i modi, a ricostruire la maggioranza per ripartire. Tornano infatti parole obsolete da tempo come “parlamentarizzazione della crisi” e “ricomposizione dell’assetto fiduciario”.

In Senato, prima del voto, Luigi Zanda, che è un antico e saggio del Pd,  amico del presidente Mattarella, parlava in “ogni caso di lesione per l’Italia”. Al Quirinale si separavano tuttavia le “intenzioni dalle decisioni”, il “verosimile dal certo”. Per tutto il pomeriggio si sapeva che Draghi avrebbe comunicato le dimissioni a Mattarella ma che Mattarella le accettasse equivaleva a sottovalutare la tempra dell’uomo. Viene da una cultura del sacrificio e si serve delle prerogative che la Costituzione gli affida per stabilizzare il paese. Bisogna sempre fare una distinzione tra corpo reale e il corpo legale.

 

All’Italia serve il “corpo legale” di Draghi. Mattarella non accogliendo le sue dimissioni ha ricordato che conta “il corpo legale”. C’è chi legge nella decisione di Draghi di dimettersi, e in quella di Mattarella di respingerle, il gioco delle parti, la stigliata ai partiti per ricominciare meglio. Il M5s ha già fatto sapere, alla sua maniera, che è pronto a votare la fiducia. C’è che ci  legge, nel rapporto tra Draghi-Mattarella, qualcosa che si incrina (una nota del Qurinale ha smentito divergenze). Mattarella resta sempre un uomo politico. Draghi un uomo che ritiene la “parola data una qualità”. “L’unisono” tra i due sembra  oggi “diversità di vedute”. Si spiega così la decisione di Draghi, prima del Cdm, di chiudersi nel suo studio per riflettere. Non voleva che entrasse nessuno. Per oltre un’ora nessuno poteva parlargli. Nel Cdm brevissimo ha letto ai ministri il comunicato già preparato con tanto di “grazie”. I primi a uscire dalla sala sono stati i ministri Di Maio, Orlando. Roberto Garofoli ha salutato tutti.

 

Giancarlo Giorgetti diceva a chi ha avuto modo di parlarci che “in un paese dove non si dimette nessuno, è un atto importante. Speriamo anche che sia un segnale per l’Italia che ha bisogno di politica capace”. E’ un altro che spera “nei supplementari”. Dureranno 120 ore. Mercoledì è rigore.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio