Crocevia siciliano

Parla Micchichè: “Musumeci è disposto al passo di lato? Benissimo. Ora un candidato”

Marianna Rizzini

"Il presidente ha annientato il valore dei partiti. Mi aspetto che adesso ci si sieda al tavolo e si trovi un accordo", dice il coordinatore siciliano di Forza Italia

Musumeci è disposto al passo di lato? Magnifico. Ora subito al lavoro per un candidato unitario del centrodestra”. Dice così al Foglio Gianfranco Micciché, da oltre trent’anni vice re di Sicilia. E oggi non precisamente un amico del presidente della regione Nello Musumeci. Ma cominciamo dalla fine, per così dire. La scena è questa: Musumeci si presenta ieri alla stampa dicendo che no, lui è “scomodo” ma non si dimette, e però se serve farà “un passo di lato”, come ha comunicato a Giorgia Meloni, la leader di FdI che mesi fa lo ha scelto come nome prediletto in vista delle Regionali. Sempre cominciando dalla fine, Musumeci ha detto di aver “subito nell’ultimo anno attacchi indicibili dal fuoco amico, preoccupato più a delegittimare il presidente della Regione che ad attaccare le opposizioni”.

 

Partendo dall’inizio, è proprio nel febbraio scorso, quando Meloni ha investito Musumeci come futuro candidato al bis, che i rapporti già tesi con la Lega di Matteo Salvini, a margine delle votazioni per il Colle e non solo, si sono fatti in Sicilia impervi, ché la Lega non vorrebbe ricandidarlo, Musumeci. E non è l’unica. Da febbraio a oggi, infatti, il governatore è stato criticato non poco nel centrodestra, in particolare da parte del presidente azzurro dell’Ars Miccichè, fino ad arrivare a qualche giorno fa, quando Micicchè ha detto chiaro che lui non pone “aut aut a nessuno”, che se Silvio Berlusconi gli chiedesse di sostenere Musumeci lo sosterrebbe, ma che se “si vuole vincere in Sicilia ricandidando Musumeci il rischio di perdere è altissimo”; e se Fratelli d’Italia sostiene che con l’attuale presidente della Regione si ha garanzia di integrità e onestà, “l’onestà deve essere un prerequisito per tutti, non un motivo di candidatura”.

E dunque, di fronte al Musumeci che ora annuncia un possibile passo di lato, che cosa risponde Miccichè, il “fuoco amico” non nominato dal presidente della Regione? “Intanto”, dice al Foglio Miccichè, “dispiace che il presidente dia la colpa al fuoco amico, perché non era interesse di nessuno creare fratture nella coalizione. E però è un fatto che Musumeci abbia annientato il valore dei partiti. Parlava solo con gli assessori, peraltro non scelti assieme a lui. Nonostante i veti, il presidente è stato rispettato. Gli è stato posto mille volte il problema: non si può far finta che i partiti non esistano, compresi quelli che fanno parte della maggioranza, maggioranza con la quale non sono state condivise tante proposte di legge. Il presidente non passa la palla a nessuno. Beh, può anche essere che tu sia un grande giocatore, ma se non passi la palla la partita come va a finire?”. E insomma, si arriva a ieri, il giorno in cui per la prima volta Musumeci ha assicurato che se glielo chiedono può farsi da parte. Chi altro può correre? Qualche giorno fa, Miccichè ha detto che di candidati possibili ce n’è “un’infinità”, che c’è anche una donna tra i papabili, ma che bisogna “sedersi a un tavolo e parlarsi. Ora ribadisce: “Da oggi, vista anche questa disponibilità del presidente al passo di lato, mi aspetto che in tempi brevissimi si trovi un accordo. Non faccio nomi; il principio deve essere quello di individuare una persona che sia capace di governare una regione come la Sicilia, ma che lo faccia dialogando incessantemente con maggioranza e opposizione”.  Non si è sentito chiamato in causa da solo come “fuoco amico”, Miccichè: “E non mi sono mai permesso di essere il solo a criticare. Una certa scontentezza circolava in tutta la coalizione, anche in FdI. Perché non ci si può dimenticare dei partiti, per poi ritirarli fuori quando devono ratificare una candidatura. Parli solo con gli assessori? E allora perché non farsi dare l’ok dagli assessori? In ogni caso oggi è un altro giorno,  confido in una soluzione collegiale e democratica”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.