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A sorrento da remoto

La disfida Conte-Di Maio: “Mi si nota di più se mi videocollego?”

Carmelo Caruso

Il leader del M5s e il ministro degli Esteri erano attesi in Campania per "Verso il sud", il forum dedicato al Mezzogiorno. Poi hanno fatto i loro calcoli, tra politica e gelosie: non ci sarà nessuno dei due, meglio collegarsi via Skype

La storia sta così. Volevano venire tutti e due. Il primo: “Ho impegni istituzionali, ma faccio di tutto per esserci”. Questo è Luigi Di Maio. L’altro: “Ma cara Mara (Carfagna) lo sai che ci sarò”. Questo è Giuseppe Conte. La ministra Carfagna è in pratica il vigile urbano di questo “mi si nota di più se mi videocollego”. È lei infatti che ha immaginato questo evento di Sorrento chiamato Verso Sud. Ebbene, che accade? Accade che ieri sera Conte dichiara unilateralmente guerra a Palazzo Chigi: “Draghi non ha mandato politico”. Impegnato sul fronte romano, diserta la costiera amalfitana (non sa che si perde; ci sono pure i limoni, ottimi digestivi per l’acidità di governo).

 

Poche ore prima della chiusura del programma, Conte chiama l’organizzazione Ambrosetti, la struttura che segue l’evento e dice: “Mi videocollego”. L’altro, Di Maio, che ormai un seggio lo trova anche in Francia, furbo (è campano; secoli di astuzia) chiama la Carfagna e gli confida: “Se potessi prenderei un aereo e verrei a Sorrento”. L’altro (Conte) chiede alla casalintja (il monopattino del fard, di Rocco Casalino): “Di Maio, che fa ?”. Gli rispondono: “È a Berlino, si videocollega”. E lui: “Ah, dunque si videocollega”. Fa due calcoli. Ragiona: “Se lui si videocollega io faccio la figura del leaderino e lui del Kissinger in trasferta. No, no”. Chiama: “Ho deciso, mi videocollego pure io”. Quella che abbiamo raccontato è una disfida che rimarrà nella storia come quella di Barletta. È la disfida Skype. Se le danno a colpi di “tacche” telefoniche. “Mi sentite , mi sentite?”

 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio