Il racconto

Il ritorno del Cav. e l'atteso discorso su Putin: il sabato del villaggio di Forza Italia

Simone Canettieri

 Berlusconi alla convention di Forza Italia, fra nostalgia e buoni sondaggi. Tutti lo aspettano per fare chiarezza su Draghi, Salvini e soprattutto sul futuro del partito

“Il discorso del Cav. sulla Russia è nelle mani di Orsini”. Brivido freddo al  Parco dei Principi dove  Forza Italia  si sta riscaldando in attesa del grande ritorno. “Ma mica quello lì, di Orsini”.   Dunque non lo psichedelico  tele-prof. Alessandro, ma Andrea, deputato di “autentica matrice liberale” che cura, sussurra e consiglia  Silvio Berlusconi quando ci sono  di mezzo le cose scritte. Un’occhiata  la  darà, magari, anche Valentino Valentini, il Limes forzista, e poi chissà quanti altri. C’è attesa. “Eccolo!!!”, urla Antonio, millennial di Napoli. E mostra la foto che il Cav. – o meglio: chi per lui – ha postato su Instagram.  


Va fatta questa premessa: Silvio Berlusconi non tiene un comizio da due anni e mezzo. L’ultimo è datato 19 ottobre 2019 in piazza San Giovanni, a Roma. Con lui c’erano  Matteo Salvini,  in piena botta post Papeete, e Giorgia Meloni, alle prese con la prima rimonta. In mezzo è successo di tutto: il Covid, l’avvento di Draghi, gli acciacchi, i  processi, il Quirinale, la guerra in Ucraina e, nota  rosa, il  quasi-matrimonio con la deputata Marta Fascina (nella foto che lo ritrae su Instagram, comodo  e sorridente nella classe Executive del Freccia Rossa, spiccano fogli ed evidenziatori, ma anche la nuova fede d’oro al dito, simbolo di promessa d’amore imperituro).  

E insomma questa volta, e cioè oggi pomeriggio, Berlusconi  sarà solo sul palco. Senza alleati fra i piedi. Non sono stati nemmeno invitati. “Perché questa è la festa dell’orgoglio di Forza Italia”, dice Maurizio Gasparri. Il quale a un certo punto si sente bussare sulle spalle da un ventenne, Gianni da Foggia, con ancora  evidenti segni dell’adolescenza in faccia: “Senatore ci facciamo un selfie?”. Gasparri, cortese, cede. Al Parco dei Principi, hotel della Nazionale che vinceva gli Europei ma anche dei blitz legulei di Beppe Grillo, è pieno di giovani. Notizia. Sono tanti. Ragazzi come Michele Torsello, 23 anni da Lugano, “di professione pianista e liberale”, innamorato “del mito, ma soprattutto delle idee”.

O Riccardo Serini, 26 anni, elegante coordinatore dei giovani azzurri di Roma (Nord): “Noi abbiamo uno stile: io studio e lavoro e lotto per la libertà”. Di storie così è pieno, e fa un po’ impressione.  Molti di loro non l’hanno mai visto, il Cav. E quindi oggi sarà un evento nell’evento. Anche se alla fine tutto ruoterà sulle parole che saranno pronunciate da Berlusconi su Russia, Ucraina e soprattutto su Vladimir Putin. Si attendono frasi inequivocabili. “In Parlamento la nostra linea è chiara e super allineata al governo Draghi”, dice Paolo Barelli, capogruppo tajaneo alla Camera. Che però appena gli parli di Draghi si inalbera: “Sul catasto non ha studiato e sulla delega fiscale idem”. “Siamo leali al governo, ma sui nostri temi non si può mettere la fiducia: occorre discutere”, aggiunge Francesco Battistoni, sottosegretario all’Agricoltura. “Nessuna marcia indietro su giustizia e fisco”, scandisce Antonio Tajani, il più alto in grado, da poco diventato nonno (“auguri!!”, gli urlano dal palco dove è in corso una lunga maratona tematica sulle  battaglie forziste orchestrata da Alessandro Cattaneo). Qui si veleggia – non si sa bene verso dove – fra entusiasmo e nostalgia. Ma i sondaggi mettono di buon umore. Si rispolverano le leggi obiettivo per grandi opere e Pnrr, si evoca lo spirito di Pratica Mare per propiziare la tregua in Ucraina. Sull’argomento gira di tutto e finisce sul taccuino. “Si è parlato con Putin”. “No, Putin non gli risponde”. “Putin gli risponde, ma non lo ascolta”.  “Guardi meglio non dire nulla”. 


I ministri azzurri – considerati draghiani – parleranno questa mattina. Si affaccia giusto “Stella” Gelmini per un bagnetto di folla e parole rincuoranti verso Palazzo Chigi: “Sulle tasse ci fidiamo del premier”.  Nessuno crede che Salvini sarà il nuovo capo di tutta la baracca. Né i giovani, né i senior. “Non siamo i camerieri di nessuno”, dice Barelli. I più acuti e preoccupati leggono i segnali: “Silvio ha incoronato Matteo al suo quasi-matrimonio, come dite voi, e poi sono andati allo stadio insieme: speriamo che faccia come sempre”. Cioè? “Che ci ripensi”. Andrea Cangini, senatore ma con il Dna da cronista, ascolta questo capannello, e ride. L’imperatore dunque non abdicherà, oggi. E chissà se mai lo farà. Meglio non pensarci. Radio Forza Italia trasmette musica di festa: “Siamo ritornati centrali!”. E sul palco sfilano i leader di Cisl, Uil, Confcommerio, Confindustria... Fuori si preparano i maxischermi per oggi. Intanto il Cav. dovrebbe essere arrivato a Roma, a Villa Grande, sull’Appia Antica. Lo danno alle prese con gli ultimi ritocchi  a un discorso molto importante.

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.