Chi controlla i bambini in Dad? S'è persa la norma sul congedo parentale per Covid

Giovanni Rodriquez

Il governo pensa alla scuola ma dimentica di tutelare i genitori. Alla vigilia del rientro in classe, con il rischio didattica a distanza dietro l'angolo, manca una proroga per i permessi lavorativi che servono a restare a casa con i figli in quarantena. Usare il Milleproroghe?

Da lunedì riapriranno le scuole. Niente rinvii, nonostante le richieste pressanti delle regioni (e le fughe in avanti à la De Luca) per la situazione epidemiologica in continuo peggioramento. La didattica riprenderà con le nuove regole stabilite dal decreto approvato lo scorso 5 gennaio. In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, va però sottolineata una mancanza fondamentale: non è più previsto il congedo parentale per Covid. La misura, che era stata prolungata dal decreto fiscale fino al 31 dicembre 2021, riconosceva al lavoratore dipendente che sia genitore di figlio convivente minore di 14 anni, alternativamente all’altro genitore, il diritto di astenersi dal lavoro in forma giornaliera o oraria per un periodo coincidente in tutto o in parte alla durata del periodo di sospensione dell’attività didattica o educativa in presenza del figlio; dell’infezione da Sars-CoV-2 del figlio; della quarantena del figlio disposta dalla Asl dopo contatto. Il congedo poteva essere fruito dai genitori lavoratori dipendenti, dai lavoratori iscritti in via esclusiva alla gestione separata o dai lavoratori autonomi iscritti all’Inps nelle sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa non potesse essere svolta in modalità agile; in alternativa all’altro genitore convivente con il figlio, o anche non convivente in caso di figlio con disabilità grave. 


Per i periodi di astensione fruiti veniva riconosciuta un’indennità pari al 50 per cento della retribuzione e i periodi venivano coperti da contribuzione figurativa. Ora, con la riapertura delle scuole e la possibilità di chiusura di intere classi in caso di focolai, i genitori si troverebbero nell’impossibilità di usufruire di quel congedo con tutte le complicazioni del caso. E’ una possibilità molto concreta vista l’alta contagiosità della variante Omicron. La sospensione della didattica, anche con le nuove regole, avverrebbe molto facilmente soprattutto per i bambini più piccoli e impossibilitati a vaccinarsi. Il decreto approvato nei giorni scorsi prevede infatti per le scuole dell’infanzia che, in presenza di un singolo caso di positività, venga sospesa la didattica per l’intera classe per una durata di dieci giorni. I genitori sarebbero quindi costretti a dover prendere dieci giorni di ferie dal lavoro per poter stare a casa, in assenza di congedo. Per le scuole elementari la situazione non differirebbe di molto, dal momento che, con un caso di positività, si attiverebbe la sorveglianza con testing. L’attività in classe proseguirebbe effettuando un test antigenico rapido o molecolare appena si viene a conoscenza del caso di positività, test che dovrebbe poi essere ripetuto dopo cinque giorni. In presenza però di due o più positivi scatterebbe la didattica a distanza per la durata di dieci giorni. Quanto infine a scuole medie, licei e istituti tecnici, fino a un caso di positività nella stessa classe è prevista l’autosorveglianza e l’uso in aula delle mascherine Ffp2. Con due casi nella stessa classe subentrerebbe la didattica digitale integrata per coloro che hanno concluso il ciclo vaccinale primario da più di 120 giorni, che sono guariti da più di 120 giorni, che non hanno avuto la dose di richiamo. Per tutti gli altri, è prevista la prosecuzione delle attività in presenza con l’auto-sorveglianza e l’utilizzo di mascherine Ffp2 in classe. Parliamo quindi di un “buco” normativo che già dalla prossima settimana potrebbe creare seri problemi a famiglie e imprese. Sarebbe il caso di porre rimedio in tempi rapidissimi. Magari con un emendamento a quel decreto Milleproroghe già assegnato alla Camera.
 

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