Dietrofront anti-Dad: Draghi e Figliuolo mettono in sicurezza la scuola in presenza

Marianna Rizzini

Emendata e superata la circolare del ministero della Salute che ripristinava la didattica a distanza anche con un solo positivo. Valgono le regole precedenti, quelle in vigore da inizio novembre: sorveglianza con testing, non basta un positivo per finire in Dad

Cambiare tutto per non cambiare niente (per fortuna). Era stata appena firmata una circolare che induriva le regole scolastiche per le quarantene, facendo balenare di nuovo l’incubo della Dad con un solo positivo. Ma neanche un giorno dopo è arrivato il contrordine (sempre per fortuna). E da Palazzo Chigi e dalla struttura del commissario straordinario Figliuolo anche la certezza: “Assoluta priorità alle lezioni in presenza” e più risorse a disposizione delle Asl per poter fare il tracciamento e continuare a tenere aperte il più possibile le classi, gestendo i contagi.

 

Così, in serata, il ministero della Salute ha diramato una circolare esplicativa che corregge la precedente: alla luce della situazione epidemiologica attuale e alla luce delle indicazioni della struttura commissariale, questo il punto, continuano a valere le precedenti regole. Un faro in una notte durata un giorno, quando lo scenario del sistema di sorveglianza con testing e quarantena in caso di tre positivi era stato oscurato da quello “in Dad con un positivo”. Non solo: si era disposto che, nel caso in cui le autorità sanitarie fossero “impossibilitate ad intervenire tempestivamente”, il dirigente scolastico doveva considerarsi “autorizzato, in via eccezionale ed urgente”, a disporre la Dad “nell’immediatezza per l’intero gruppo classe, ferme restando le valutazioni della Asl”.

 

Agostino Miozzo, ex coordinatore del Cts, già consulente al Miur, esperto di Protezione Civile, saluta con favore l’intervento di Figliuolo in sostegno alle Asl: “Si va nella giusta direzione”. E fa una premessa: “Dobbiamo partire dal presupposto che siamo in emergenza, un’emergenza caratterizzata da incertezza. Si continua a navigare a vista, continuiamo ad adattarci alle evoluzioni di una malattia sconosciuta. Non c’è nulla di consolidato, e ci sono in giro troppi ‘scienziati del senno del poi’. La pandemia sarà sconfitta quando sarà sconfitta a livello globale”. In Italia, dice Miozzo, “c’è stato un adeguamento costante all’evoluzione della pandemia, nel quadro di una rigorosa campagna vaccinale, nonostante la presenza di una sacca di renitenti al vaccino” (fortunatamente sempre meno numerosi, come testimoniano le foto delle code per la corsa alla terza dose).

 

“Quanto alla situazione nelle scuole”, dice Miozzo, “era facile prevedere che si sarebbe verificato uno scenario in cui le Asl entrano in crisi sul tracciamento. La prima circolare, quella d’inizio novembre, era tecnicamente perfetta, disegnava i casi di uno, due, tre positivi per classe con relative soluzioni differenziate per vaccinati e non, e con un sistema di testing accurato. Solo che se poi il tutto deve essere gestito da Asl già sovraccariche è chiaro che il meccanismo entra in sofferenza all’aumentare del numero di contagiati”. Che cosa si poteva fare e che cosa si potrebbe fare, ci si domanda. “Bisogna affiancare il sistema sanitario nazionale, come ora promette di fare Figliuolo. E dico anche, e non da oggi, che serve una task force dedicata alla scuola. Siamo ancora in tempo: abbiamo davanti sette mesi di lezioni. Si può fare: le regioni e i comuni creino delle task force dedicate alla scuole composte da un autista, un infermiere e, laddove possibile, un giovane medico. Unità pronte a intervenire nelle scuole per un rapido tracciamento che possa, grazie all’individuazione tempestiva con test molecolare, isolare il caso positivo senza condannare alla Dad chi risulta negativo. E non si possono delegare queste decisioni al dirigente scolastico, il cui mestiere non è certo quello di tracciare. La scuola non può continuare a pagare il prezzo che ha pagato in questi due anni. Ci si rende conto del costo psicologico per i bambini e i ragazzi?”. 

 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.