Il racconto

Landini è il sacerdote del nuovo centrosinistra XXL: da Vendola a Di Maio

Dopo l'assalto neofascista al sindacato, è arrivata la risposta. Dal palco i segretari di Cgil, Cisl e Uil chiedono lo scioglimento di Forza Nuova e dettano l'agenda economica e politica al governo

Simone Canettieri

A piazza San Giovanni la grande manifestazione organizzata dalla Cgil riunisce i big del nuovo Ulivo: da Letta a Conte, da Speranza a Bonafede. Si vede anche Gualtieri, l'ultimo ad andarsene. Taverna assicura che lo voterà

Colpo d'occhio su un sabato degno delle migliori ottobrate romane: sopra la basilica di San Giovanni sono sospesi palloncini rossi, verdi e azzurri. Colorano la piazza. Stanno a indicare i sindacati confederali che hanno organizzato tutto questo. Al rosso della Cgil si unisce il verde della Cisl e si finisce con l'"azzurro libertà" della Uil che si nota più di tutti. Colori accesi. Forti. Vivi. Da quadro di Guttuso.

L'appuntamento è alle 14. Ma qui è già tutto pieno dalle 13. Non c'è posto nemmeno per uno spillo. Gli organizzatori parleranno di 200mila persone. Si sta qui per manifestare contro l'assalto fascista di sabato scorso al sindacato di Maurizio Landini, che arriva alla testa di un corteo partito alle 12 dall'Esquilino (in marcia c'è anche Nicola Zingaretti). Un raid violento e incredibile scaturito dalla manifestazione dei No Pass che si sono sfogati, in parte, contro la Cgil (a sua volta contro l'obbligo di green pass: un cortocircuito incredibile)

E' il 16 ottobre, ma è come se fossero 25 aprile e 1 maggio insieme. Le parole, gli slogan, i cartelli uniscono le due feste. Resistenza e lavoratori, valori della costituzione e battaglia sindacale (motivo per il quale alla fine Carlo Calenda ha dato forfait e chissà che non sia pentito).

La mobilitazione ha funzionato, lo dicono gli striscioni dei metalmeccanici di Avellino e dei pensionati di Rovigo, i collettivi universitari. E' una piazza molto politica. Perché manca di fatto tutto il centrodestra tradizionale. Anzi no, c'è Elio Vito, il forzista che ormai balla da solo, con tanto di fazzoletto rosso al collo: "Appena ho visto Luigi Di Maio glielo ho detto subito: meno male che ci sei anche tu, almeno non sono l'unico di destra qui".

La delegazione del M5s è quella più curiosa e fotografata. Sono un po' i cugini di campagna. Innanzitutto il look: Di Maio, Conte, Bonafede. Tutti con il completo nero di sartoria (il ministro degli Esteri ha una piega nei pantaloni impeccabile, le scarpe inglesi risentiranno della polvere) e la camicia bianca (ma senza cravatta). Manca Virginia Raggi, la sindaca uscente che detesta il Pd (alle 18.40 non aveva commentato nemmeno con un tweet: è il suo ultimo sabato al Campidoglio, ultimi scatoloni).

Ma c'è Paola Taverna, che assicura che domani voterà Roberto Gualtieri: "Senza dubbio". Con la regina del Quarticciolo c'è anche Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del parlamento europeo. Il primo grillino ad arrivare è quello che ha più senso della notizia di tutti: Dino Giarrusso, che da ex Iena fiuta le telecamere come nessun altro: "Vi serve un'intervista? Chi non sta qui del mio partito sbaglia". 

Piano piano altri grillini in trasferta: la viceministro Alessandra Todde, Francesco Silvestri, Vittoria Baldino. Sono quelli del nuovo corso: i contiani. Hanno capito come soffia il vento. Hanno capito che è finito il tempo in cui Beppe Grillo diceva a Casapound che "potremmo presentarci insieme alle elezioni" e che "i sindacati andrebbero chiusi". Altri tempi. Seguiranno piroette. Fino ad arrivare qui. A far vedere che la cosa rossogialla esiste. C'è. Si tocca. Anche quando parte Bella ciao e tutti ballano intorno a Di Maio e Bonafede, ancora in outifit turbominesteriale. Pugni chiusi.  "Allora famose un selfie", interviene Paola Taverna. E c'è così la foto della delegazione M5s. Tutti insieme. Un po' pesci fuor d'acqua (fino a due anni fa votavano e difendevano i decreti sicurezza di Matteo Salvini, per dire).

 

L'attrattiva sono i grillini, certo. Conte è a proprio agio. Saluta tutti i suoi ex ministri: da Paola De Micheli a Roberto Speranza. L'ex premier è richiestissimo: i pensionati della Cgil lo acclamano per i selfie. Di Maio viene riconosciuto da un gruppetto di funzionari della Uil di Pomigliano D'Arco: "Giggi' ce facimmo na foto?".  

Poi ci sono tutte le sfumature della sinistra sinistra. Si va da Stefano Fassina a Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, passando per Angelo Bonelli dei Verdi. Bandiere di Rifondazione comunista sventolato insieme a quelle Cuba. E poi certo c'è il faccione di Che Guevara.

Ecco Pierluigi Bersani di buonissimo umore: "Il sindacato è il luogo di tutti i democratici e antifascisti. Non è un caso che il sindacato venga attaccato dai neofascisti. Ma vi dico una cosa: verrà un momento in cui il 25 aprile sarà riconosciuto da tutti. Destra e sinistra possono competere sul comune fondamento della nostra Repubblica".

Questa è la casa del Pd. Enrico Letta attraversa a lunghe falcate la piazza: "Non parlo di politica, c'è il silenzio elettorale". Poi saluta Landini: "Teniamo duro".  Possibile che il nuovo centrosinistra parta da qui, da questa piazza, da questi valori?

Andrea Orlando, che è ministro del Lavoro, tira fuori una risposta uscita da Frattocchie, secondo giorno di lezioni: "Fin da bambino mi hanno insegnato che non bisogna trasferire i significati della piazza sul piano politico". C'è Letta. Ma c'è anche il suo vice Peppe Provenzano, a coprire l'ala sinistra. Della segreteria si intravede Francesco Boccia: "Quanto azzurro eh. Questi palloncini hanno il colore della pacificazione".

Ma insomma oggi è il battesimo del nuovo centrosinistra XXL? "No, questa è una piazza che unisce persone che la pensano in maniera diversa su tante cose, ma sul rispetto della costituzione contro il fascismo stanno dalla stessa parte", dice Luciano Nobili, bomber della delegazione di Italia Viva. Matteo Renzi non c'è. Ma spuntano Gennaro Migliore, che viene da questa famiglia rossa, e Teresa Bellanova, già sindacalista dei braccianti. Fermi tutti. Attimi di tensione nella delegazione renziana. Piccolo malore, chiamate un medico. Gelsomina Vono, senatraice renziana ex grillina, ha un piccolo mancamento: colpa del caldo. "O forse sono state le parole di Landini a ridurla così", scherzano i parlamentari di Iv.

Tutto sotto controllo. Si può continuare ad andare a spasso in questa piazza. Spunta Roberto Gualtieri, che già tutti chiamano sindaco. De Micheli, donna veloce, lo vede e gli dice: "Non puoi salire sul palco, ma fatti vedere dalle televisioni il più possibile". E questo accade. Gualtieri non parla. Gli fai le domande e sorride. E' scortato da Andrea Casu, neo deputato eletto a Primavalle. Che gli fa la foto davanti a uno stendardo dei partigiani. Il candidato sindaco del Pd sarà l'ultimo ad andarsene. Saluta e si prende gli auguri e i complimenti dei manifestanti. Dal suo comitato sono sicuri che alle 16 di lunedì sarà già sindaco di Roma.

Landini dal palco è il sacerdote di questo nuovo centrosinistra che vince nei comuni (ecco con la fascia tricolore Matteo Lepore da Bologna, poi c'è Dario Nardella da Firenze e il sempre eterno Leoluca Orlando da Palermo). Intorno al palco, mentre i segretari confederali scodellano una vera e propria agenda per il governo ("Tamponi gratis!"), spuntano come funghi le figure del centrosinistra italiano degli ultimi 25 anni. Massimo D'Alema: "L'assalto alla Cgil? Ai mie tempi queste cose si sapevano prima, diciamo. In questa piazza ci sarebbero dovuti essere tutti partiti, anche quelli di centrodestra. Noi da ragazzi difendevamo Lama dagli attacchi degli estremisti".  C'è anche la galleria degli ex segretari della Cgil: Sergio Cofferati e Susanna Camusso. Salutano Speranza, che sembra provato fisicamente da questi quasi due anni di pandemia.

E' dunque questa la piazza embrione? Nichi Vendola con occhiali da sole polarizzati offre l'analisi migliore: "Ora bisogna capire come tradurre politicamente questa piazza. E stare molto attenti". A cosa Vendola? "Non bisogna pensare che siccome abbiamo vinto alle amministrative andremo al governo senza problemi. Il tema sono le periferie che non hanno votato: dobbiamo entrare dentro a quel 52 per cento di astensionismo". 

C'eravamo dimenticati di Landini. E' pur sempre il suo giorno. Il capo della Cgil chiude il comizio, dopo i colleghi di Cisl (Luigi Sbarra) e Uil (Pierpaolo Bombardieri). Al suo fianco c'è Don Ciotti. Landini, per la prima volta con la cravatta, dice che questa piazza è di tutti perché è la piazza della democrazia. Chiede lo scioglimento di Forza Nuova. Spiega che questa è una piazza del cambiamento. Pretende che dopo la solidarietà di questi giorni si agisca sul clima neofascista che agita le proteste. Urla verità per Giulio Regeni. Parla della Manovra. Ma anche dalla precarietà, delle multinazionali da controllare, della violenza sulle donne.

Dietro al palco c'è un siparietto simpatico. Si intrufula Giuseppe Cirillo, uno dei 22 candidati a sindaco a Roma, detto Dr Seduction: "Sono un sessuologo. Landini, tenga un preservativo, perché anche l'amore è importante e lei ha a cuore la salute dei giovani". Il sindacalista declina e scherza: "Pratico monachesimo". Pochi secondi dopo, prima di essere portato via dalla sicurezza, Dr Seduction fa la stessa proposta al presidente del M5s, Giuseppe Conte. Anche l'ex premier rifiuta con una battuta: "Non dico che sono a livello di monachesimo ma non si preoccupi...".

Cose che capitano nella piazza dell'amore libero del nuovo centrosinistra. 

 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.