Politica
Il Festival dell'Innovazione •
L’innovazione serve per recuperare la produttività e incrementare la concorrenza, spiega Colao
L'intervento integrale del ministro alla festa fogliante. Tra i temi trattati, i giovani e il lavoro e il ruolo dei giornali

ANSA/FABIO FRUSTACI
Alla Festa dell’Innovazione del Foglio è intervenuto anche il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale Vittorio Colao che, dialogando con il nostro giornale, ha risposto a qualche domanda. Gli abbiamo chiesto innanzitutto in che modo investire sull’innovazione può essere una buona leva per aumentare la produttività del paese. “Il legame tra innovazione, produttività e concorrenza – ha detto Colao – non è mai abbastanza sottolineato. L’Italia ha bisogno di recuperare produttività: siamo stati piatti per quindici anni, è una scelta obbligata (soprattutto a causa della demografia poco favorevole che abbiamo) che ci permetterà di rilanciare il paese. La discontinuità digitale, ambientale e anche un po’ quella delle regole dovute alla geopolitica richiederanno molta innovazione. Soprattutto, l’innovazione è ciò che dà le opportunità ai giovani e, di nuovo, questo è un tema molto delicato in Italia, perché i giovani da noi hanno meno opportunità di accesso al mercato, meno opportunità di guadagnare. Dobbiamo spingere per un’innovazione non “da convegno”, non fine a se stessa, ma orientata al recupero di produttività e all’incremento della concorrenza. Più basata sulla scienza, sull’ingegnosità intesa come brevetti e nuovi modi di produrre o rendere servizi, ma anche su regole nuove che sfidino lo status quo: l’Italia non è un paese dove si cambia facilmente, ma non possiamo parlare di innovazione se non spingiamo su questi fattori chiave. Non credo che questo tipo di innovazione sia quella su cui si dibatte nei convegni, anche perché spesso ci si chiede se coloro che partecipano sono realmente innovatori o soltanto esperti accademici di innovazione”.
Quali sono i tabù che l’Italia deve ancora superare quando parla di innovazione? “Il tabù è nella concorrenza: quando si parla di innovazione, questa deve trovare sbocchi. In Italia, più che alla concorrenza, si tende all’aggregazione, al consorzio, si cerca sempre di ridurre i possibili contendenti sul mercato. Invece è una bellezza quando ci sono alternative, diversi modi di fare le cose, e in questi casi tipicamente i giovani spingono per un diverso approccio che poi scopriamo essere quello che porta avanti il mondo. Innovazione sì, ma se legata alla produttività, a un incremento della competitività, non fine a se stessa, fatta solo per riempire paper e aule di sale convegni”. Se dovesse dare un consiglio ai genitori di oggi per indirizzare i propri figli verso una formazione adatta ai lavori del futuro, cosa direbbe loro? “Magari vi aspettereste la solita risposta relativa alle lauree Stem, alle scienze. Era e resta una buona risposta, però non credo dipenda solo da questo. Molto dipende dal carattere, dalle attitudini di una persona, e credo che la vera risposta che dovremmo dare ai nostri ragazzi non sia solo ‘studia materie Stem’, ma anche di dover ambire maggiormente all’eccellenza e alla passione. Ho due figli giovani, e ciò che ho detto loro è di coltivare ciò che li appassiona. Sappiamo che esiste la regola di Bill Gates, quella delle ventimila ore, dove l’imprenditore americano afferma che con ventimila ore si può diventare esperti a livello mondiale di qualsiasi argomento, mentre con diecimila si diventa dei seri professionisti. Se contate quante ore sono nell’arco di una settimana e ragionate su un periodo di tempo di dieci anni, vi rendete conto di quanto sia impegnativo. Credo sia il punto vero da passare non solo ai giovani, ma anche a chi si occupa di sistemi educativi e di istruzione: contano molto l’intensità e l’eccellenza in qualunque materia. Dobbiamo recuperare il concetto di merito, non di meritocrazia, e di eccellenza nel fare qualunque cosa, non solo ingegneria o fisica”.
È possibile affermare che, grazie al Pnrr, l’Italia, a prescindere da quali saranno i colori delle maggioranze del futuro, ha un percorso di fronte a sé dal quale non potrà svicolare? “Il Pnrr è una grande occasione: ci sono fondi, iniziative, progetti. Non credo andrà avanti in modo autonomo. Sarà cruciale il ruolo del Foglio e, più in generale, del giornalismo, di sorveglianza. Dobbiamo avere l’ambizione di portare l’Italia ai livelli migliori nei vari campi. Io, nel mio piccolo, e cioè il digitale, ho l’ambizione di portare l’Italia tra i migliori in Europa. Ho fissato dei target, bisognerà continuare a mantenere questa ambizione per i nostri giovani. Il Pnrr, volendo, potrebbe anche realizzarsi solo in parte, essendo una collezione di progetti, e tra qualche anno poi si potrebbe tracciare un bilancio di cosa è andato e cosa no. Io, di contro, credo che dobbiamo mantenere l’ambizione che sta dietro al Piano, e cioè la visione di dare ai nostri ragazzi un paese eccellente, con le passioni cui mi riferivo prima, con un livello di realizzazione europeo, se non mondiale, in un contesto in cui vogliamo ci sia un momento di rilancio delle ambizioni e del posizionamento dell’Italia. Voi tutti i giorni ce lo ricordate, osservate, criticate, analizzate, e vi ringrazio per il contributo che date al dibattito e allo sviluppo della politica e del sociale in Italia. La mia raccomandazione è di mantenere alto il vostro livello di attenzione e di critica per i prossimi cinque anni, perché l’Italia (e più in generale il mondo) ha bisogno di buon giornalismo”.