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Raggi e Calenda, due cuori e un Campidoglio
In una foto la più impensabile delle affinità. Così diversi e così simili, la sindaca uscente e il leader di Azione giocano la loro vera partita contro i rispettivi partiti di provenienza: Pd e M5S

Tutto si scopre in una fotografia, basta scrutarla. A riprova che non è vero quell’adagio secondo il quale la macchina fotografica è stata inventata per sabotare l’impressionismo. E’ l’esatto contrario. Ecco infatti la scena: lui le prende la mano al termine di un incontro pubblico, occhi negli occhi, ed esplode un sincero sorriso di simpatia che ben s’indovina da sotto la mascherina chirurgica anti Covid.
C’è qualcosa di complice in quello sguardo a filo d’erba e in quel gesto di galante riguardo, qualcosa che li rivela legati a identici segreti di trucco, alleati in un medesimo codice che non è soltanto quello degli inseguitori affratellati, benché in tutta evidenza lo siano, visto che secondo gli ultimi sondaggi riservati fatti fare dal Pd si scopre che Calenda sarebbe al 14,4 per cento mentre Raggi al 22,2.
Entrambi orfani di un partito e di una coalizione, lei del M5s e lui del Pd, Raggi e Calenda occupano due orbite parallele e non conflittuali nella campagna elettorale di Roma: lui non ruba voti a lei e lei non li toglie a lui,mentre sono invece entrambi allo stesso modo concentrati nell’impresa di affondare il centrodestra e il centrosinistra, cioè Enrico Michetti e Roberto Gualtieri, il gaffeur professionista e l’algido contabile. I due favoriti che infatti – quando possono – rifuggono persino dall’incontrarli in pubblico. E allora ecco il baciamano, ecco la fotografia che tutto contiene e tutto rivela, l’alleanza, l’asse più strano (e più vero) di queste elezioni amministrative. Smack.
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Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.




