Remake?

Sul ddl Zan (da oggi in Senato) c'è chi teme una nuova caccia ai responsabili

Marianna Rizzini

Gli emendamenti, l'ostruzionismo, l'incognita (tra una settimana). Si guarda ai numeri e ai dubbiosi (nel Pd e nel M5s). L'appello di Italia viva

Il giorno è oggi, ma anche no. Perché il ddl Zan arriva in Senato alle 16 e 30, ma i tempi potrebbero essere lunghi, e c’è chi teme che allungamento sia sinonimo di affossamento. Fatto sta che, come in altri tempi (vedi tempestosa fine del governo Conte 2, ma con speranza di un Conte 3), sommessamente ma non troppo si cominciano a fare i conti. “Ti ricordi i responsabili?”, è il ritornello non del tutto scherzoso che corre nel centrosinistra. E come dimenticarli, quei giorni di gennaio in cui i voti salvifici per l’ex premier parevano essere prima dieci, poi dodici, poi chissà. Intanto ci si arrovellava, scandagliando la volontà esplicita e implicita degli “ex” di questo e quel partito, per non dire degli eletti all’estero e del senatore Lello Ciampolillo, ex M5s poi nel Misto, l’uomo che votò la fiducia a Conte last minute, dopo essere stato riammesso al voto con l’aiuto della moviola (e ora che Ciampolillo ha fatto capire di essere a favore del ddl Zan c’è chi spera che la storia si ripeta). Non importa se il segretario pd Enrico Letta, qualche giorno fa, si sia mostrato fiducioso via Twitter ( “calendarizzato il #DdlZan. Quindi vuol dire che #iVotiCiSono”, aveva scritto).

 

Il fantasma dei dubbiosi aleggia tra Pd e M5s, ché sottotraccia si percepisce la presenza dei non-convinti. E si spera non sia destinata ad avverarsi la profezia consegnata alla Stampa dal deputato di Italia Viva Ivan Scalfarotto: “Da domani sarà il Vietnam, la Lega farà ostruzionismo, ci saranno molti voti segreti. M5s sta vivendo la fase che sappiamo, ci sono dubbi nel Pd. Chi può garantire che ci sarà la compattezza che serve…il problema è che già da domani vedremo un ostruzionismo molto spinto, visto che si è deciso di andare in aula col muro contro muro. Non credo che riusciremo a fare i primi voti prestissimo, le destre si iscriveranno in massa a parlare, presenteranno pregiudiziali di costituzionalità”. Tutto dipenderà dal numero di emendamenti presentati. Ma anche dalla richiesta (probabile) di voto segreto. Loredana De Petris, presidente del Gruppo misto, si mostra ottimista: “Certo, nell’animo del singolo non si può scrutare”, dice al Foglio, “ma io penso si possa riuscire ad approvare il ddl. E l’unica è approvarlo così com’è. Un conto era discutere nel merito due, tre mesi fa, ma oggi siamo fuori tempo massimo. Qualsiasi modifica significherebbe un ritorno alla Camera e un quasi sicuro affossamento. Se si voleva trovare un accordo ci si doveva lavorare prima”. E oggi si guarda a Italia Viva, il partito che sul tema della mediazione ha insistito e che ora dispone di diciassette voti decisivi (intanto il suo il capogruppo in Commissione Giustizia Giuseppe Cucca ha fatto capire a Repubblica che i renziani presenteranno emendamenti di modifica degli articoli della discordia, e cioè l’1, il 4 e il 7). Che cosa succederà? si domandano soprattutto nel Pd coloro i quali vorrebbero ora poter sondare le menti e i cuori dei senatori cattolici (e ce ne sono anche nel M5s), indiziati preventivi di possibile voto negativo. Motivo per cui si torna a monte: chi, in Senato, potrebbe “responsabilizzarsi”, come ai tempi di Conte? Non è ancora partita ufficialmente la caccia, però si fanno le prove generali. C’è una settimana davanti: in base al numero degli emendamenti presentati, il giorno della verità e del voto potrebbe cadere martedì 20 luglio. Tempo per trattare e per cercare. Tempo (di nuovo) appeso ai numeri: “Un remake, in effetti”, scherza un ex responsabile. Da Italia Viva, intanto, ieri mattina arrivava un appello a tutte le forze politiche. Diceva infatti ad “Agorà” Davide Faraone, presidente dei senatori renziani: “Si trovi l’intesa, si eviti l’ostruzionismo e la roulette russa dei voti segreti. Da parte nostra la volontà c’è”. 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.