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La Privacy approva il “green pass”, ma complica la vita a Draghi

Valerio Valentini

Il parere del Garante è positivo, ma le prescrizioni poste al governo sono molte e complesse. Lo stop all'app "Io" e un nodo da sciogliere: chi potrà chiedere ai turisti di esibire il certificato?

Le reazioni, grosso modo unanimi, sono state di delusione, se non di sconforto. Ed evidentemente l’apparente positività del parere non è bastata a nascondere, agli occhi allenati dei funzionari dei ministeri coinvolti, le tante, tantissime prescrizioni che il Garante per la privacy pone all’esecutivo, nel documento che pure formalmente dà il via libera algreen pass”. Insomma il pericolo peggiore, lo spauracchio della bocciatura che avrebbe aperto un conflitto istituzionale di non poco conto è stato scampato, ma chi lavora al dossier, a Palazzo Chigi e non solo, mostra un certo pessimismo: perché il pass vaccinale era uno strumento pensato per accelerare, e invece la sua attuazione, ora, rischia di impantanarsi. 

  

 
L’inceppo più evidente è quello relativo alla app “Io”: quella, cioè, che secondo i tecnici del ministero della Salute e della Transizione ecologica, sarebbe dovuto il principale veicolo di trasmissione del certificato di avvenuta vaccinazione, la più pratica e la più diffusione. E invece no, non sarà attraverso “Io” che, almeno per ora, i cittadini che viaggiano in giro per le regioni per motivi di lavoro e di vacanze potranno agevolmente dimostrare di essersi immunizzati. Perché, contestualmente al parere fornito sul “green pass”, il Garante ha emesso un provvedimento - sulla base della relazione della vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni, di area leghista - che denuncia le troppe falle di “Io” e di PagoPa, la app universale per i pagamenti telematici a favore della Pubblica amministrazione. Colpevoli, l’una e l’altra, di dialogare in maniera troppo lineare con Google e altre piattaforma di web analytics (come Mixpanel), tutte di base negli Usa, nonché di attivare in automatico troppe funzionalità di notifiche automatiche. Tecnicismi astrusi per i profani della materia, ma che implicano, per gli addetti ai lavori, la necessità di pesanti interventi correttivi. Che andranno elaborati entro trenta giorni: perché questo è il termine che il Garante concede al governo per modificare le modalità di attivazione dei servizi disponibili all’interno di “Io”.

   
Ma poi c’è l’altro corno del problema. Quello che forse spaventa di più i tecnici che seguono il dossier nei vari ministeri coinvolti. Perché nel parere che dà il via libera al “green pass”, come si diceva, le prescrizioni e le richieste di correzioni al decreto “Riaperture” in fase di conversione sono assai ingombranti. Riguardano soprattutto un punto: “la necessità - segnalata dal Garante -  di individuare con chiarezza i casi in cui può essere chiesto all’interessato di esibire la certificazione verde per accedere a luoghi o locali”.

 

Non una sorpresa, a ben vedere. Perché il 26 maggio il Garante aveva mosso già simili obiezioni alla regione Campania: che, in sostanza, aveva previsto un uso troppo esteso del “green pass”, promuovendolo come  “condizione necessaria per la fruizione di innumerevoli servizi come quelli turistici, alberghieri, di wedding, trasporti e spettacoli”, scriveva il Garante, censurando l’iniziativa della giunta De Luca in quanto “priva di una idonea base giuridica”. A Palazzo Chigi credevano però che sarebbe bastato ricondurre anche l’ordinanza  campana nel perimetro del dl “Riaperture”, per risolvere la questione. E invece no: perché anche sul decreto varato dal governo il Garante ritiene poco chiara, e in definitiva troppo lasca, l’indicazione dei soggetti autorizzati a richiedere l’esibizione del certificato.

 

L’ipotesi sposata dal Garante è assai restrittiva, a quanto trapela: nel senso che a chiedere il pass potrebbero essere solo pubblici ufficiali e titolari delle strutture alberghiere. Si sperava insomma di superare una rogna campana: si finirà col dover sbrogliare una matassa complicata a livello nazionale, con un lavoro non semplice da fare in punto di diritto e che infatti spingeva più di qualche tecnico ministeriale, nell’anticamera del Cdm di ieri sera, a esibire un tasso notevole di preoccupazione: “Così diventerà difficile usare il pass”. 

  
Il tutto, peraltro, in un momento in cui invece Mario Draghi dispensa ottimismo a piene mani, per il futuro imminente dell’economia italiana, puntando anche sul rilancio immediato del turismo, se è vero che è proprio su questo argomento che sta imbastendo, tra un impegno e l’altro nell’ambito del G7, il suo prossimo discorso pubblico. Dovrà essere, a quanto pare, una riproposizione di quello pronunciato a Modena il primo giugno. Ma se quell’intervento, al cospetto del distretto della ceramica, aveva avuto un taglio tutto industriale, quello che verrà, e per il quale si sta ricercando il luogo più adeguato all’occasione, sarà un invito rivolto soprattutto ai turisti stranieri affinché vengano a godere del Belpaese nei mesi estivi. Sperando che nel frattempo le complicazioni col Garante sul “green pass” si saranno risolte.
 

  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.