L'intervista

"C'è un Pd che in Calabria tifa per gli scassaconti". Parla Irto, candidato (ritirato)

In Calabria si fa adesso il nome di Enzo Ciconte, ex parlamentare del Pci

Carmelo Caruso

"Ci vuole coerenza. Non si può inseguire chi lascia a Napoli macerie. Al Pd chiedo chiarezza. Scelga tra me e De Magistris". Parla Nicola Irto che per protesta si è fatto da parte. Al Pd interessa battere la destra in Calabria? L'ossessione del "campo largo"

Ecco perché il Pd aveva scelto di candidare Nicola Irto: “Se il mio ritiro servirà ad aprire un dibattito sulla Calabria, una regione dove non si conosce neppure la quantità dei debiti, sono pronto a ritirarmi ancora, e ancora. Se il mio gesto favorirà la rigenerazione di questo partito, dove tre federazioni su cinque sono commissariate, sarò il primo a farmi da parte e mettermi a disposizione del segretario Letta”. Neppure se lo avesse assemblato in laboratorio, il Pd avrebbe mai trovato un candidato con le sue qualità. Al sud, di quale altro presidente di regione il Pd può andare orgoglioso? Forse di Vincenzo De Luca o di Michele Emiliano? E allora per quale ragione sta rischiando di perdere Irto? Semplicemente perché è ossessionata dal “campo largo”, perché ha paura di alzare la testa e dire al M5s, a tutta la sinistra che sta a sinistra: “Noi andiamo avanti, se volete seguirci bene, altrimenti facciamo da soli. Ce la possiamo fare anche senza di voi”.

 

Dice Irto, al Foglio, che in troppi, anche nel Pd, hanno forse dimenticato di cosa parliamo quando parliamo di Calabria. La sua sanità, per mesi, ci ha fatto arrossire. Nessuno voleva trasferirsi a Catanzaro. Le inchieste giudiziarie non si contano. L’aeroporto di Reggio è in agonia. E’ una regione così sbandata che perfino Luigi De Magistris può immaginare di trasferirsi e conquistarla dopo aver sfasciato Napoli. Proprio non si capisce come il vicesegretario del Pd, Giuseppe Provenzano (a proposito, ci tiene a far sapere che ieri abbiamo scritto invenzioni. Ovviamente erano solo verità) continui a fare il filosofo teoretico e ripeta: “Allarghiamo”.

 

Spiega Irto: “Zingaretti mi ha chiesto di candidarmi. Letta mi ha detto di continuare. I sindaci calabresi ripetuto di crederci e andare avanti. Ho iniziato un percorso, ho scritto un programma”. Poi è successo che il Pd ha avuto paura della chiarezza: il rapporto con i 5s che va salvaguardato (ma poi perché e sempre deve essere il Pd e non viceversa?), le truppe di De Magistris, l’agitatore nomade, scese a fare schiuma. Dice ancora Irto, che è invece il ritirato d’oro, “a cosa serve la tattica? E mi chiedo ancora, come si può pensare di fare una campagna elettorale a Napoli criticando, giustamente, quanto De Magistris ha lasciato, e provare ad allearsi con lui in Calabria? Credo che ci sia un limite e che la coerenza, in questo caso, non sia un gargarismo”.

 

Cosa hanno fatto i tattici democratici? Risponde Irto: “Da settimane, e ingenuamente, cercano di invitare De Magistris che si rifiuta di partecipare alle primarie. Io avevo perfino detto sì”. Chi sono questi tattici? “E’ più un partito nel partito, qualcosa che va oltre i nomi. E’ un Pd che evidentemente ha una scarsa conoscenza del territorio e scarso rispetto della Calabria, che sottovaluta le divisioni che qui ci sono nel campo del M5s. Il Pd nazionale deve scegliere se sostenere una candidatura che non è tanto la mia, ma corale e democratica, o inseguire gli scassaconti alla De Magistris”.

 

L’europarlamentare del Pd, Pina Picierno, ha dato un nome e un volto a questa linea di subalternità: Provenzano. In Calabria raccontano che tra le sue nuove idee ci sia anche questa: un candidato saggio e antico per andare oltre Irto e allargare il solito campo. Si tratta di Enzo Ciconte. E’ un ex comunista rispettabilissimo. Prima candidatura nel 1987. Nessuno avrebbe nulla da dire, ma non era Letta che parlava di partito empatico e giovane? Il segretario crede in Irto. Ha avuto belle parole, e pubbliche, nei suoi confronti: “Nicola è la nostra punta di diamante”. E Irto ricambia: “Lo ringrazio per il sostegno di prima, di dopo e di durante. Ho chiesto di incontrarci. Ma voglio verità”. Il Pd che piacerebbe a Irto sarebbe così: “Aperto al massimo, ma che non si serva dei giovani per fare convegnistica. Non può essere  il partito delle belle promesse”. Ci sarebbero poi le elezioni vere, occorre battere la destra. Una proposta dunque. Oltre alla successione, perché  non tassare il tempo che il Pd continua a perdere discutendo  di “campo largo”?

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.