La svolta moderata ed europeista di Salvini smontata in 20 tweet
Dall'Unione europea "covo di sciacalli" alla promessa: "Preferiamo stare con il popolo che con i banchieri". Perché sostenere Draghi per il leader leghista vuol dire rinnegare se stesso

(foto LaPresse)
L'altro giorno ha recitato un lungo elenco di ragioni che giustificherebbero il supporto della Lega al governo Draghi, Matteo Salvini. Parlando di sviluppo, lavoro, infrastrutture, taglio delle tasse. E spingendosi, a un certo punto, oltre la soglia di sicurezza della sua stessa ragion d'essere: in particolare quando ha toccato il tasto dell'europeismo, chiarendo che "siamo in Europa, i nostri figli crescono in Europa". Una specie di abiura e transfigurazione, per chi come lui ha costruito, negli ultimi anni, la propria carriera politica e consolidato il consenso con poche, sempiterne ricette: no all'Unione europea delle banche e dei poteri forti. Arrivando a mettere in discussione persino la moneta unica, anche grazie allo stuolo di maitre-a penser (vedi Borghi & Bagnai) che nel tempo sono riusciti a fare delle loro teorie strampalate la linea economica del più antico partito italiano per nascita presente nelle aule parlamentari.
Solo che, per quanto uno possa apprezzarne l'evoluzione, basta andarsi a rileggere alcune delle cose scritte da Salvini nel corso del tempo, limitandosi al suo profilo Twitter (e a quello di alcuni dei suoi mentori più stretti), per capire che i casi sono due: o è stato molto bravo ad archiviare in fretta e furia tutte le fregnacce del passato, rinnegando se stesso. O il tentativo di apparire d'un tratto moderato altro non è che una strategia di mimetizzazione riuscita male. Ecco perché abbiamo cercare di raccogliere l'essenza del pensiero salviniano in 20 tweet che resteranno a rapporto, più a lungo di quanto non succeda con un semplice cinquettìo.