Conte a Crimi: "Devi riaprire a Renzi". Ma il M5s va in tilt. Ursula può diventare una soluzione

Le chiamate di Casalino ai parlamentari esagitati: "Smettetela di attaccare Renzi". Il Cdm della tensione: Provenzano e Boccia invocano le urne, Patuanelli annuisce. Poi il premier chiama il capo del M5s. Il leader di Iv: "Sentito? Mattarella chiede una maggioranza ampia. Al voto non si va"
29 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 20:12
Immagine di Conte a Crimi: "Devi riaprire a Renzi". Ma il M5s va in tilt. Ursula può diventare una soluzione
La strambata doveva essere netta perché grossa era la paura. E infatti di buon mattino Rocco Caslino - lo stesso che all’indomani dell’apertura della crisi, era il 12 gennaio, tampinava i parlamentari grillini perché condividessero l’hashtag #MaiConRenzi - si attacca al telefono e detta il contrordine: “Ma vi pare che debba essere io a dirvi di non attaccare Matteo Renzi? Ma lo capite che lui ci serve per consentire a Giuseppe Conte di rimanere premier?”. Ce l’aveva con gli eletti del M5s che tempestavano i social d’improperi contro il senatore di Scandicci per la sua missione in Arabia Saudita.
Solo che deputati e senatori grillini erano ancora fermi alle comunicazioni ufficiali che Vito Crimi aveva dato loro martedì notte in assemblea, ribadendo che “no, né noi né Conte possiamo riaprire a Renzi” (con toni così ultimativi che avevano lasciato basito perfino Luigi Di Maio). E così, nell’alba del giorno della verità, tra i parlamentari parte il rodeo: “Renzi è un baro”, “Renzi deplorevole”. Intanto a Palazzo Chigi si apre il Cdm in un clima quasi funereo. Dario Franceschini scuote il capo (“Vi avevamo detto di non rispondere alle provocazioni di Matteo...”). Stefano Patuanelli è furente: “Ma dopo il comizio che ha fatto al Quirinale, come possiamo tenere i nostri?”. La paura corre al Senato. E’ lì che si concentrano i focolai d’ortodossia più intransigente. Quando dal Pd chiedono quanti sono i grillini a rischio, si sentono rispondere: “Da cinque a quindici”. Francesco Boccia e Peppe Provenzano invocano il voto anticipato. Patuanelli annuisce. Conte, che pure non rifugge la tentazione, chiama Crimi: “Mi raccomando, nessuna polemica con Renzi. Evita gli spigoli, ma lega il proseguimento di questa maggioranza al mio nome”.
Approccio condiviso da Mattarella, i cui consiglieri sovrintendono alla stesura del passaggio decisivo della nota che il capo del M5s leggerà con attenzione, invocando “un governo politico a partire dalle forze di maggioranza che hanno lavorato in questo ultimo anno e mezzo insieme”. Pausa. “L’unico in grado di presiedere questo governo è Giuseppe Conte”. Eccola, la strambata: piena riabilitazione di Renzi. E tanto basta perché Barbara Lezzi invochi il voto su Rousseau. Nicola Morra taccia tutti di doroteismo e dice il suo “io non ci sto”. Dibba annuncia l’abbandono del M5s. Laura Granato lo applaude. Altri quattro (Cabras, Raduzzi, Maniero e Forciniti) s’ammutinano alla Camera. E’ uno stillicidio che si fa emoraggia. Renzi se la ride. A quelli dei suoi che gli sottolineano che Mattarella ha detto che serve un governo in tempi rapidi, risponde con un altro passaggio nel discorso del capo dello stato: “Ma con un’adeguata maggioranza parlamentare". Poi aggiunge: "Tranquilli, non si va a votare”. Col M5s in subbuglio, l’ipotesi di un coinvolgimento di FI potrebbe diventare una soluzione. Del resto l’ex premier sa che Matteo Salvini, a colloquio con Mattarella, c’ha tenuto a chiedere che, in caso di nuove consultazioni, venga coinvolta anche l’opposizione. Segno che anche da quelle parti potrebbero abbandonare l’Aventino? Chissà. Ma mentre Roberto Fico sale al Colle per ricevere il mandato esplorativo, Ursula diventa qualcosa di più d’una bella speranza.