Una crisi da non sprecare

Non sprecare una crisi significa questo: cambiare l’agenda, cambiare gli equilibri, lanciare la palla in avanti, smussare i populismi provando a migliorare quello che c’è senza dimenticare che l’alternativa al governo del possibile fino a prova contraria coincide ancora con il governo dei vichinghi. Buona crisi
13 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 05:01
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Quando oggi pomeriggio Matteo Renzi deciderà, come ha fatto sapere ieri al Quirinale, di ritirare dal governo le sue ministre, di fronte al percorso del presidente del Consiglio ci saranno due strade: una più di buon senso e un’altra più velleitaria.
La prima strada, quella dello strappo e un po’ più velleitaria, prevede di indirizzare una delle legislature più importanti della storia del paese verso un percorso ancora più accidentato rispetto a quello attuale. La strada dello strappo coincide con una tentazione spericolata fatta filtrare ieri mattina dalla presidenza del Consiglio e dallo stesso M5s: cogliere l’occasione della rupture di Renzi per verificare se possa esistere in Parlamento una maggioranza alternativa che si potrebbe formare provando a sostituire a Palazzo Madama i senatori di Italia viva con i famosi senatori responsabili. Secondo Palazzo Chigi e secondo alcuni senatori di Forza Italia, i famosi senatori responsabili, che un tempo il M5s avrebbe chiamato voltagabbana, pronti a sostenere una maggioranza alternativa sarebbero sulla carta già dieci, ma Conte sa bene che andare a sfidare la sorte in Aula sarebbe come affidare il proprio futuro al lancio di una monetina (e il Pd scommette che non lo farà).
La seconda strada, quella della mediazione e anche quella forse più di buon senso, prevede invece di indirizzare una delle legislature più importanti della storia del paese verso un percorso più virtuoso rispetto a quello attuale, trasformando la crisi, ormai inevitabile, non in un’occasione di destabilizzazione ma in un’occasione di crescita, di opportunità, persino di maturazione di una maggioranza imperfetta, sì, che tuttavia resta l’unica possibile in questa legislatura.
Una crisi da non sprecare significa provare a ripetere su larga scala quello che la maggioranza ha fatto negli ultimi giorni rivedendo la struttura del Recovery plan ed è sufficiente mettere a confronto la bozza numero uno con il testo numero due per capire che il piano licenziato ieri sera dal Consiglio dei ministri è infinitamente migliore rispetto alla prima versione. E lo è, per stessa ammissione degli attuali stakeholder della maggioranza, anche grazie ad alcune indicazioni offerte dal partito di Renzi.
Il Recovery plan resta per molti aspetti un piano molto migliorabile (un piano che punta a ribaltare il paese come un calzino da qui ai prossimi sette anni non si può permettere di dedicare solo qualche inciso al tema della produttività da migliorare e della concorrenza da implementare) ma il lungo negoziato andato in scena in questi giorni ha portato i suoi frutti. Si è passati, complici anche il trasferimento del dossier dalle mani dei tecnici di Palazzo Chigi a quelli del Mef, dalla semplice compilazione di una lista della spesa a una visione più ambiziosa per l’Italia del futuro. Si è passati da un piano costruito principalmente sugli incentivi a un piano costruito principalmente sugli investimenti. Si è passati da un piano costruito puntando sul modello dei piccoli progetti, che piace molto a Fabrizio Barca, a un piano costruito sul modello dei grandi progetti. Si è passati da un piano che penalizzava molto la cultura e il turismo a un piano che ha raddoppiato gli investimenti in questi due settori (da 3,8 a 8 miliardi). Si è passati da un piano che prevedeva meno di sette miliardi di investimenti sulla Salute a un piano che ora ne prevede 12 (e che però si ostina a rifiutare il Mes e a sprecare risorse).
Il piano sul Recovery (in attesa di sapere in che modo l’Italia si occuperà della execution dei progetti europei) dimostra che il rapporto tra Pd e M5s non può prescindere dalla presenza di un partito motorino e per questo, provando a ragionare sul futuro, non è difficile provare a scommettere su quello che succederà nelle prossime ore: dimissioni delle ministre di Italia viva (Bellanova e Bonetti), dichiarazioni di fuoco da parte di Matteo Renzi (che cercherà di trovare fino all’ultimo un modo per sostituire Conte anche con questa maggioranza), tentativo da parte di Conte di mostrare i muscoli (ieri il premier ha messo nelle mani di Renzi il cerino della crisi facendo trapelare che per quanto lo riguarda “se Renzi si sfila non sarà possibile fare un altro governo con Italia viva”, frase che Renzi ha utilizzato per dire che non ci sarà dunque un altro governo Conte Ter, ma chissà), appello alla mediazione da parte del Pd (il cui segretario dice di non voler governare con una scialuppa di responsabili) e alla fine un compromesso che si potrebbe trovare cercando un nuovo equilibrio, sì, ma giocando sempre con il perimetro di questa maggioranza (e forse con lo stesso premier).
Non sprecare una crisi significa questo: cambiare l’agenda, cambiare gli equilibri, smussare i populismi provando a migliorare quello che c’è senza dimenticare che l’alternativa al governo del possibile fino a prova contraria coincide ancora con il governo dei vichinghi. Buona crisi.