Intercettazioni e morale. La lezione di D'Alema
L'ex presidente del consiglio ha passato una buona parte della sua vita politica ad attaccare i suoi avversari utilizzando l’arma della morale, ma in Italia la morale viene spesso fatta sulla base di intercettazioni gentilmente passate dai magistrati ai giornalisti.
8 AGO 20

Al direttore – Le minacce di D’Alema ci fanno un baffetto.
Con i migliori saluti.
Con i migliori saluti.
Roberto Alatri
D’Alema ha passato una buona parte della sua vita politica ad attaccare i suoi avversari utilizzando l’arma della morale. In Italia la morale viene spesso fatta sulla base di intercettazioni gentilmente passate dai magistrati ai giornalisti che servono per dare alle inchieste una cornice non solo penale ma, appunto, anche morale. Ne consegue che il D’Alema che giustamente protesta per chi gli fa la morale sulla base di intercettazioni che mai sarebbero dovute uscire dalla stanza di una procura è lo stesso D’Alema che ha passato una vita a fare la morale ai suoi nemici anche sulla base di intercettazioni che mai sarebbero dovute uscire dalla stanza di una procura. Ridere sotto i baffi ci viene più che naturale, diciamo.
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.




